L'APPROCCIO
FARMACOLOGICO AL TRATTAMENTO
DELLE
PSICOSI INFANTILI: BASI TEORICHE
Renato COCCHI MD,
neurologo e psicologo medico
Riassunto
Il trattamento farmacologico delle psicosi
infantili trova fondamento sia nella sempre maggiore evidenza di un
primitivo disturbo biologico, sia anche nella necessita` di
non ignorare l'inscindibile unita` bio-psichica dell'organismo umano.
Ritenuta per ora
impraticabile l'ipotesi americana, che postula un unico errore
biologico correggibile con un unico farmaco, l'approccio da noi attuato da
almeno 8 anni (documentato nella sezione videotapes) parte da
queste premesse:
i. come tutte le malattie, anche
le psicosi infantili presentano sintomi di stress metabolico
endogeno, dovuto alla malattia stessa (per non parlare anche di quello
psicologico secondario), sintomi che possono essere trattati con farmaci;
ii. i sintomi, che sono segnali
della disfunzione di una o piu` vie neurochimiche, possono
essere corretti a ritroso, con farmaci, riducendo per questa via il
presumibile squilibrio neurochimico complessivo e l'espressivita`
della malattia stessa.
In questo approccio l'uso
di sostanze fisiologiche occupa un posto fondamentale, mentre e` del tutto
ignorato, fino all'eta` pre-adolescenziale, quello dei neurolettici.
Questo tipo di terapia
e` perfettamente compatibile con ogni altro genere di
intervento (psicologico, in senso lato) che viene ad essere
facilitato.
Diversi casi cosi` trattati sono stati
presentati, con tutte le indicazioni specifiche, nella sezione di
videotapes del Convegno di Urbino.
Parole chiave: Psicosi infantili,
autismo, stress, farmacoterapia, GABA, glutammina, carbamazepina.
Le basi teoriche dei
trattamenti farmacoterapici che attuo in casi dé psicosi infantile fin dal
1981 non sono semplici, ma, almeno credo, hanno una loro linearita`.
Innanzitutto ho bisogno di fare uná serie di
premesse che ritengo indispensabili per comprendere sia il mio
lavoro, sia quello di altri operatori, che, pur agendo con mezzé non farmacologici,
tuttavia sostengono di ottenere risultati apprezzabili.
Esclusa la terapia comportamentale, che
giudico una tecnica a se` stante, i casi sono due:o qualcuno di noi sta
interpretando troppo favorevolmente il proprio lavoro, o tutti stiamo
dicendo la verita`, anche se si tratta sempre di una verita`
parziale.
Ritengo valida, fino a prova contraria,
questa seconda ipotesi.
Devo pero` aggiungere subito che seni
cattivi, fortezze vuote e pesci-bambini, quando diventano articoli di
fede, trascendono l'ambito della scienza, come oggetto verificabile
sperimentalmente, o almeno prevedibile con grande approssimazione
statistica.
Una cosa e` la descrizione di
un comportamento, un'altra e` la sua interpretazione.
Quando quest'ultima, espressa in modo metaforico, viene utilizzata
per imporre ai genitori una camicia di forza ideologica, i rischi
sono tanti e vanno da una inutile attribuzione di colpa ai
genitori stessi (ammesso che cio` abbia un senso) ad una perdita di
tempo prezioso nella cura del bambino.
In questo concordo perfettamente con
quanto a suo tempo scritto da Ritvo e Laxer (1983).
Ho gia` affermato che non considero un
trattamento psicologico del bambino psicotico come un
errore terapeutico, ma solo un approccio molto incompleto. Il fatto
che nella sessione di videotape abbia presentato un caso di
terapia farmacologica in corso dal 1982 (Cocchi, 1990a) dovrebbe
essere la dimostrazione che quanto sto facendo non e` frutto di una
recente conversione.
Da tempo sono convinto che le psicosi
infantili non solo abbiano una base biologica (vedi per una rassegna
del problema: Cordella 1989c e 1990), ma anche che un approccio
biologico sia uno dei mezzi indispensabili per poterle affrontare con
maggiori probabilita' di riuscita.
Nonostante cio`, a differenza di tanti
colleghi, non ho mai sconsigliato i genitori di servirsi anche di
altre terapie integrative. Molto spesso pero` sono dovuto scendere
nelle catacombe, vale a dire ho dovuto e devo tuttora accettare che i
genitori neghino che il figlio ha in corso una terapia farmacologica,
affinche` esso possa usufruire degli altri trattamenti erogati dai
servizi pubblici.
Anche questa, purtroppo, e`
una caratteristica dell'approccio farmacologico, oggi in una
Italia, in cui una mancata conoscenza sistematica dell'uso dei
farmaci neuropsicoattivi non si trasforma iî un "non sappiamo",
bensi` in un acritico "non vogliamo".
Quanto agli aspetti psicologici, in ogni
malattia, ed anche nelle psicosi infantili, c'e` sempre
una componente psicologica negativa, secondaria alla malattia stessa.
Il punto critico sta nel non confondere questo, che e` un
fenomeno secondario, e che si riscontra sempre, con la causa
primaria.
Nei malati terminali, ad esempio in quelli
affetti da cancro, questo aspetto psicologico sta ricevendo attenzione
e trattamento, com'e` giusto e logico, ma nessuno si illude che esso possa
invertire il corso fatale della malattia.
Per anni nelle psicosi infantili sé e` fatto
invece questo errore e, purtroppo, temo che lo si continuera` a fare,
con il risultati che i bambini autistici di 20 anni fa adesso sono degli
adulti autistici.
Dato che non sono diventati,
ad esempio, degli schizofrenici, il loro trattamento e` ancor
piu` difficile, anche se, e lo dico per esperienza, qualcosa si puo`
sempre fare, specie sul versante comportamentale.
Ho cosi` concluso questa parte, che non e`
uno sfogo, ma un semplice rendiconto e un avvertimento per chi vorra`
percorrere la strada dell'approccio farmacologico nella terapia delle
psicosi infantili.
Non ho pero` finito con le premesse
indispensabili per comprendere il mio lavoro.
Da almeno vent'anni sono convinto che i
meccanismi cerebrali non funzionano sulla base di una serie di
relazioni lineari e indipendenti di causa ed effetto, ma come
sistema multivariabile, in cui i vari meccanismi sono interconnessi,
sia pur con qualche gerarchia.
Da cio` consegue:
Nelle psicosi infantili la politerapia,
che io applico abitualmente, consente sempre bassi dosaggi,
bilanciamento tra i vari farmaci, sinergismi, mancanza
di assuefazione, e la possibilita`, se ben condotta, di una
interruzione senza fenomeni di rimbalzo.
Tuttalpiu`, dopo un certo lasso
di tempo, si ritorna alla situazione precedente, cio` che dimostra
che la terapia e` stata, almeno fino a quel momento, soltanto di
tipo sostitutivo.
Purtroppo molti medici non hanno chiara
la nozione di "terapia sostitutiva", e, in caso
di interruzione della terapia, confondono il ritorno alla condizione
di pre-cura con il fenomeno dell'assuefazione, che e` ben diverso.
Una politerapia che agisca sul
SNC dovrebbe essere condotta, secondo me, con sostanze fisiologiche,
fin dov'e` possibile, cio` che permette di ridurre i tanto paventati
e tanto poco dimostrati rischi di tossicita`.
Per quanto riguarda solo le vitamine,
il cervello umano le usa in maniera differenziale a seconda delle
varie zone (Baker et al., 1984). Non e` quindi assurdo che
un malfunzionamento di strutture come il ponte ed il mesencefalo,
quale sé deve presumere nella maggior parte degli strabismi, possa
essere corretto anche somministrando le due vitamine maggiormente
utilizzate iî queste strutture, la piridossina e la biotina.
La mia esperienza in proposito e` gia`
stata pubblicata, per il nistagmo spontaneo (Cocchi e Branchesi,
1989; Cocchi e Maniscalco, 1990) e lo sara` per lo strabismo
convergente.
Ne consegue che, fatto salvo il resto
del quadro clinico, in presenza dei sintomi
"nistagmo spontaneo" o "strabismo convergente¢ (spesso
associati), - e esclusa, per lo strabismo, una origine refrattiva -,
si ha indicazione per l'uso di queste due sostan-ze fisiologiche.
In altri termini, tutta una serie di
sintomi possono indirizzare verso i meccanismi
neurochimici malfunzionanti. A questo proposito non e` detto pero`
che un funzionamento deficitario corrisponda necessariamente ad
un deficit del neurotrasmettitore interessato.
Nelle psicosi infantili c'e` spesso
un'iniziale ipersensibilita` sensoriale, particolarmente evidente per i
suoni, ma anche, sembra, per gli altri canali sensoriali.
Poiche` pare ormai accertato che le vie
afferenti sensoriali utilizzino principalmente il glutammato,
come neurotrasmettitore, (Fagg, 1985) un'ipersensibilita` di questo
tipo deve far pensare non ad un deficit, bensi` ad un eccesso di
glutammato. Il risultato sara` quello di uno stress sensoriale (come
avviene, anche per individui normali in presenza di un rumore
eccessivo continuo, ad esempio). Nella condizione di ipersensibilita` sensoriale
acustica, anche il suono normale raggiungerà la soglia del dolore e
produrra` ulteriore stress.
Se la cosa dovesse avvenire per tutti i
canali sensoriali, per questa via si avrebbe il blocco del passaggio
degli stimoli, che sembra tipico delle psicosi infantili.
Il glutammato non ha un punto critico
in grado di limitarne la sintesi nel SNC a differenza di queì che avviene
con la GAD per il GABA (Baxter, 1976), del qual ultimo il glutammato
stesso e` il piu` importante precursore.
Dato che il glutammato arriva al SNC o
come derivato dalla glutamminá o dal glucosio, tramite il ciclo di Krebs (Ward,
Thanki e Bradford, 1983), l'unica via per limitarne l'apporto puo`
essere quella della riduzione dell'apporto alimentare di queste sostanze,
limitando l'introduzione dei cibi che ne sono piu` ricchi: brodo, per
la glutammina, dolci per il glucosio (Cocchi, 1990b) o
riduzione complessiva dell'alimentazione per il tutto.
Ecco altri tre sintomi di
grande rilievo informativo.
Anche qui pero` salta fuori un'altra
variabile: il bisogno di pastasciutta o di pane, che si trova spesso
in questi bambini puo` indicare un altro tentativo di compensazione.
Ormai e` certo che nei cereali, tra cui il grano, si trovano, pari
pari, due benzodiazepine, il diazepam e il N-demetildiazepam (De
Blas, 1988), che sono pertanto anche sostanze naturali, benche` siano
state scoperte innanzitutto come sostanze di sintesi.
C'e` da chiedersi se non sia la necessita`
di queste sostanze che orienta l'alimentazione del bambino sui cereali. E`
un punto importante sul quale, forse, dovremo far ritorno. Gia`, a
proposito dell'autoagressivita`, avrete compreso che l'organismo
tenta di compensare, prima di attestarsi su uno stato di
funzionamento piu` deficitario (Cocchi e Bonaduce, 1988).
Si tratta di un dato comune della fisiologia,
anche se poco considerato in relazione al funzionamento cerebrale.
Ogni compenso sara` pero` sempre parziale, altrimenti, se funzionasse
al 100% non avremmo la malattia.
Con l'autoagressivita` il rischio piu`
probabile da combattere e` il collasso cardiocircolatorio.
L'aumento dell'increzione adrenergica
e noradrenergica periferica e cortisolica e` una via per
ridurre questo rischio (Cocchi e Bonaduce, 1988).
Una difficolta` di addormentamento e`
sempre segno di un deficit serotoninergico centrale (Puizillout et al.,
1981), e c'e` chi ha bisogno, alla sera, prima di addormentarsi di un
bicchiere di latte, uno degli alimenti piu` ricchi di triptofano
(Geigy Scientific Tables, 1981), il precursore della serotonina.
Ma non si deve dimenticare che anche
l'aumentata increzione di cortisolo e` in grado di promuovere la
sintesi di serotonina (Rastogi e Singhal, 1978) , e lo sbattere
la testa contro il capoletto, con un'azione autoaggressiva,
o semplicemente il dondolarsi, l'autocullarsi, potrebbero avere
la funzione di indurre il sonno.
Altro elemento da prendere
in considerazione e` il rapporto tra SNC e SN Vegetativo.
Ormai e` chiaro che continuare
a chiamarlo SN Autonomo e` un errore, essendo stata dimostrata una
sua attivazione a partenza ipotalamica, (Goto et al., 1985) specie
nelle condizioni di stress intenso o cronico, attivazione che
e` prevalentemente parasimpaticotonica vagale. Una facilita` alle
diarree improvvise, di corta durata e senza ragione sara` un altro
sintomo di notevole valore.
Di qui l'utilita` di conoscere tutti i
sintomi di questa attivazione, proprio perche` ci rimandano a
meccanismi centrali.
La conoscenza di 40-50 sintomi
di questo tipo ci possono quindi dare informazioni sul
funzionamento cerebrale e cerebellare del glutammato, del GABA,
della serotonina, della noradrenalina, dell'acetilcolina, della
dopamina, degli oppiati endogeni, tanto per citare i piu` conosciuti
tra i neurotrasmettitori.
E` stato dimostrato come in condizioni
di stress tutti questi neurotrasmettitori possano essere coinvolti
contemporaneamente, per effetto dell'eccesso di
inibizione B-GABAergica (vedi sotto, per i riferimenti
bibliografici).
Credo che il punto critico sia appunto
lo stress, e di qui si puo` ripartire per tentare una comprensione
sia delle ragioni di una farmacoterapia come da me condotta, sia
della possibile causa delle psicosi infantili.
L'increzione corticosteroidea
da stress, di per se stessa, ha effetté neurotossici sui
recettori cortisolici ippocampali, che inibiscono
retroattivamente l'increzione corticosteroidea stessa. Per questa via
gia` si riducono le capacita` dell'organismo di rispondere
adeguatamente agli stress successivi.
Per di piu` aumenta anche l'effetto
ipersensibilizzante prima, neurotossico poi del glutammato, anche
sulla corteccia frontale (vedi Cordella 1989a e 1989d, per una rassegna
del problema).
Questo pero` e` un
meccanismo secondario, molto importante per una comprensione globale, ma
non ancora esplicativo della causa scatenante. Per la comprensione di
quest'ultima occorre rifarci ai rapporti tra stress e GABA. Sotto
l'influenza di un agente stressogeno i recettori GABAergici di tipo
A, quelli sensibili all'azione delle benzodiazepine, cambiano
rapidamente di conformazione (Medina et al., 1983), riducendo la potenza dell'inibizione
GABAerica di tipo A.
Cio` puo` essere un evento temporaneo,
ma se lo stress e` moltï intenso o dura a lungo puo` diventare una
condizione stabile (Braestrup e Nelsen, 1983; Biggio et al., 1984) e
determinare una cascata di eventi successivi quali:
Questo, molto sommariamente, per quanto
gia` si conosce. Il tipo di stress che ha piu` probabilita` di scatenare
questa catena di eventi e` lo stress pre-, peri- e neonatale
(Cordella 1989a e 1989b), non tanto grave da determinare la morte
neuronale massiva, cosa che puo` avvenire, ma in questo caso i quadri
saranno quelli delle paralisi cerebrali infantili,
dell'insuffi-cenza mentale e dell'epilessia.
Evidentemente, un neonato che inizia la sua
vita relazionale in queste condizioni, puo` in partenza avere una
soglia emotiva piu` bassa, con tutte le conseguenze del
caso, neurovegetative, psicologiche e psicodinamiche secondarie.
Ma spesso il quadro non e` tale fin dalla
nascita.
Ben noto e` invece il caso del bambino
autistico che, per il primo o parte o per tutto il secondo anno di
vita non solo non ha mostrato alcun segno di psicosi, ma si
era sviluppato con ritmi accelerati, per quel che riguarda
deambulazione autonoma e linguaggio.
Se si fa un'indagine retrospettiva si
scopre che c'erano, se si sapevano valutare, dei sintomi di intacco
neurovegetativo, e comportamentale (Negri, 1990) ma la loro
importanza e` solo quella di segnali di rischio, tra l'altro
non ancora quantificato, a questo proposito.
Poi il crollo e la regressione, coî la
comparsa di sintomi francamente psicotici. E` possibile interpretare
anche questo accadere nell'ottica dello stress? Secondo me si`, se
si tiene conto di tre fatti:
Nella sindrome di Down, lo
stress metabolico continuo, dovuto alla presenza del terzo cromosoma
21 e all'effetto dose conseguente ha molte piu` possibilita` di
innescare un viraggio psicotico, per la cronicita` dello stimolo, e per
la riduzione, documentata sperimentalmente, delle capacita` di
risposta allo stress (Cocchi, 1989).
Il perche` poi, a parita` di agente
stressogeno, sia nei Down che nei bambini normali, non avvenga
un viraggio psicotico in tutti i casi, questo fa parte della
variabilita` costituzionale individuale delle capacita` di risposta
allo stress (Vogel., 1985). Se questa molto sommaria introduzione ad
un problema che richiederebbe un seminario di almeno 30 ore per
essere completamente sviscerato e` riuscita a far intravedere
la multivariabilita` dei meccanismi implicati, si puo` comprendere
come tutte le tarapie proposte, dalla vitamina B6, cofattore della
GAD e quindi implicata nella sintesi del GABA, alla fenfluramina,
al naltrexone, alla correzione dietetica, agli
interventi psicologici con azione prevalentemente ansiolitica
possano, ognuna di per se stessa, portare a qualche effetto.
Ognuna di esse infatti puo` correggere
il relativo meccanismo neurochimico malfunzionante. Ognuna di esse
sara' pero` sempre e solo una terapia parziale. Non solo cio`,
ma l'aumento delle dosi in monoterapia, dal farmaco alla
stimolazione sensoriale, puo` essere responsabile di aggravamento in quanto
causa di ulteriore squilibrio neurochimico da stress.
Se vi stupisce, pensate a quanto
avviene con le terapie antibiotiche fatte a bambini gia` fragili, con
paralisi cerebrale infantile o insufficienza mentale, ad esempio.
Occorre sempre ricordare che bastano 250.000 unita` di penicillina per
portare in convulsione un gatto adulto (Van Gelder et al.,1983), e la
reazione convulsiva viene ora considerata come risultato di uno
squilibrio tra neurotrasmettitori inibitori (tipo GABA) ed eccitatori
(tipo glutammato) (Meldrum, 1984).
Con quali criteri allora si
puo` impostare una terapia farmacologica nel bambino psicotico?
In sommario:
Sicuramente i videotape da
me presentati e i due casi descritti in particolare (Cocchi 1990a e
1990b) vi avranno chiarito, almeno in parte, il momento pratico di
questo approccio che, per sua natura, puo` essere solo individualizzato, essendo
le risposte di stress diverse da bambino a bambino per ragioni
costituzionali, genetiche e acquisite (Vogel, 1985).
Oltretutto saranno risposte variabili,
con tendenza a essere meno efficaci in dipendenza dell'eta` e della
durata dello stress. E la malattia stessa, come ogni malattia, e` una
continua fonte di stress, anche se la si volesse vedere
esclusivamente da un punto di vista psicologico.
Cio` purtroppo implica che non potra`
mai esserci un protocollo terapeutico, nuovo oggetto transazionale
per tutti coloro che non sanno piu` fare della clinica. Mi auguro di
trovare il tempo per scrivere un libro, o per fare un programma
computerizzato che preveda tutte le variabili da me conosciute e sperimentate,
di modo che questa mia esperienza possa essere non solo replicata, ma
arricchita dall'apporto di altri.
Bibliografia.
Baker H., Frank O., Chen T.: Vitamin content
of some normal brain segments. J. Neurosci. Res.1984, 11: 419-435.
Baxter C.F.: Some recent advances on GABA
metabolism and compartmentation. In: Roberts E., Chase T.N., Tower D.B. (eds):
GABA in nervous system function. Raven Press, New York, 1976: 61-87.
Biggio G., Concas A., Serra M., Corda M.G.,
Nurchi V., Crisponi C., Gessa G.L.: Stress and beta-carbolines decrease the density
of low affinity GABA binding sites: an effect reversed by diazepam. Brain Res.
1984, 305: 13-18.
Bovery N.G., Hill D.R., Hudson A.L.:
(-)Baclofen decreases neurotransmitter release in the mammalian CNS by an
action on a novel GABA receptor. Nature 1980, 283: 92-94.
Braestrup C., Nielsen M.: Biochemical
studies of CNS receptors. 1st Ed. Plenum Press, New York 1983: 285-384.
Cocchi R.: Psychosis in Down children: An
epidemiological and clinical survey on 413 subjects. It. J. Intellect. Impair.
1989, 2: 131-136.
Cocchi R.: Aminoacidi plasmatici in una
bambina autistica prima e dopo 7 anni di farmacoterapia. Riv. It. Disturbo
Intellet. 1990a, 3: 127-130.
Cocchi R.: Precursori diretti dell ac.
glutammico e del GABA e abitudini alimentari nei Down: indagine epidemiologica
su 460 soggetti. Riv. It. Disturbo Intellet. 1990b, 3: 307-312.
Cocchi R.: Childhood psychoses: results of
drug treatments in Down and non Down children. It. J. Intellect. Impair. 1990c,
3: 195-202.
Cocchi R.: Drug therapy in children self-abuse
behaviour. ICS 300. Elsevier, Amsterdam, 1990d.
Cocchi R., Bonaduce D.: L'autoaggressivita`
nel bambino psicotico. Riv. It. Disturbo Intellet. 1988, 1: 185-191.
Cocchi R., Branchesi R.: Il nistagmo nel
bambino Down: Presenza, implicazioni ed esiti dopo farmacoterapia. Riv. It.
Disturbo Intellet. 1989, 2: 213-217.
Cocchi R., Maniscalco M.: Scomparsa del
nistagmo spontaneo in 3 bambini cerebropatici trattati con farmaci. Riv. It.
Disturbo Intellet. 1990, 3: 331-336.
Cordella L.: Stress, glucocorticoidi e
handicap: il danno pre- e perinatale. Riv. It. Disturbo Intellet. 1989a, 2:
75-83.
Cordella L.: Stress, glucocorticoidi e
handicap: II. le influenze postnatali Riv. It. Disturbo Intellet. 1989b, 2:
93-101.
Cordella L.: Aspetti elettrofisiologici
dell'autismo infantile. Riv. It.. Disturbo Intellet. 1989c, 2: 169-179.
Cordella L.: Autismo infantile: revisione
dei reperti neurobiologici. Riv. It.. Disturbo Intellet. 1990, 3: 47-57.
De Blas A.L.: Diazepam and
N-desmethyldiazepam in plant food and in brain. Trends NeuroSci. 1988, 11:
489-490.
Estevez E.E., Jerusalinsky D., Medina J.H.,
De Robertis E.: Cholinergic muscarinic receptors in rat cerebral cortex, basal
ganglia and cerebellum undergo rapid and reversible changes after acute stress.
Neuroscience 1984, 13: 1353-1357.
Fagg G.E.: L-glutamate, excitatory amino
acid receptors and brain function. Trends NeuroSci 1985, 8: 207-210.
Geigy Scientific Tables. Ciba-Geigy, Basle
1981: 214.
Goto Y., Tache Y., Debas H., Novin D.:
Gastric acid and vagus nerve response to GABA agonist baclofen. Life Sci. 1985,
36: 2471-2475.
Ketelaars C.E.J., Bruinvels J.: GABA-B
effects on extinction of conflict behavior are possibly related to modulation
of the 5-HT system. Paper presented at the XVI CINP Congress, Munich, 1988. Psychopharmacology
1988, 96 (Suppl.): 205.
Loescher W.: Effect of inhibitors of GABA
transaminase on the synthesis, binding, uptake and metabolism of GABA. J.
Neurochem. 1980, 34: 1603-1608.
Medina J.H., Novas M.L., Wolfman C.L., Levi
de Stein M., De Robertis E.: Benzodiazepine receptors in rat cerebral cortex
and hippocampus undergo rapid and reversible changeó after acute stress.
Neuroscience 1983, 9: 331-335.
Meldrum B.: Amino acid neurotransmitters and
new approaches to anticonvulsant drug action. Epilepsia 1984, 25(Suppl. 2):
S140-S149.
Negri R.: Elementi psicotici nel lattante.
Individuazione e trattamento. Riv. It. Disturbo Intellet. 1990, 3: 265-271.
Ornitz E.M., Atwell C.W., Kaplan A.R.,
Westlake J.R.: Brain-stem dysfunction in autism. Results of vestibular
stimulation. Arch. Gen. Psychiatry 1985, 42, 1018-1025.
Puizillout J.J., Gaudin-Chazal G., Sayadi
A., Vigier D.: Serotoninergic mechanisms and sleep. J. Physiol. (Paris) 1981,
77: 415-424.
Rastogi R.B., Singhal R.L.: Adrenocorticoids
control 5-hydroxytryptamine metabolism in rat brain. J. Neural Transmission
1978, 42: 63-71.
Ritvo E.R., Laxer G.: Autisme. La verite'
refusee. SIMEP, Villeurbanne-Paris, 1983.
Sidel E.S., Tilson H.A., McLamb R.L., Wilson
W.A., Swartzwelder H.S.: Potential interaction between GABA-B and cholinergic
system: baclofen augments scopolamine-induced performance deficits in the
eight-arm radial maze. Psychopharmacology 1988, 96: 116-120.
Suzdak P.D., Gianutsos G.: Differential
coupling of GABA-A and GABA-B receptors in the noradrenergic system. J.
Neuronaì Transmission. 1985a, 62: 77-89.
Suzdak P.D., Gianutsos G.:
GABA-noradrenergic interaction: Evidence for differential sites of action for
GABA-A and GABA-B receptors. J. Neuronal Transmission. 1985b, 62: 163-172.
Van Gelder N.M., Siatiteas I., Menini G.,
Gloor P.: Feline generalized penicillin epilepsy: Changes of glutamic acid and
taurine parallel the progressive increase in excitability of the cortex.
Epilepsia 1983, 24: 200-213.
Vogel W.H.: Coping, stress, stressors and
health consequences. Neuropsychobiology 1985, 13: 129-135.
Ward H.K., Thanki C.M., Bradford H.F.:
Glutamine and glucose aas precursors of transmitter amino acid: Ex vivo
studies. J. Neurochem. 1983, 40: 855-860.
Relazione presentata al
Convegno Internazionale "Teorie e terapie a confronto nelle
psicosi infantili", Urbino 8-10 settembre 1989.
Stampato su Riv. It. Disturbo Intellet.
1990, 3: 211-217.
Author's address:
dr Renato COCCHI, via
Rabbeno, 3
42100 Reggio Emilia
(Italy)
renatococchi@libero.it
Testo in inglese
Home Page // Pagina
iniziale