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MODULAZIONE DELLE RISPOSTE DI STRESS

NEL PAZIENTE ONCOLOGICO

Renato COCCHI, neurologo e psicologo medico

 

Riassunto.

Il paziente con neoplasia in cura chemioterapica o radiante ha almeno tre fonti di stress: la malattia stessa, come causa di stress metabolico interno; la chemioterapia o la radioterapia, come stress chimico-metabolico o fisico di origine esterna; lo stress psicologico secondario, da coscienza di malattia.

Di per se stessa gia' la malattia puo' influire sull'omeostasi producendo risposte di stress che modificano anche i meccanismi della regolazione serotoninergica. Di qui depressivita' e riduzione della reazione antalgica serotoninergica a partenza dal rafe.

Allo stress da chemioterapia o da radioterapia, in piu' dei cosiddetti effetti collaterali, che sono solo delle reazioni di stress, si possono imputare sia un aggravamento dell'inibizione serotoninergica gia' in atto sia una caduta della competenza immunitaria cellulo-mediata.

Lo stress psicologico secondario si manifesta allora con un ulteriore abbassamento del tono dell'umore e nella intensificata riduzione delle risposte immunitarie aspecifiche.

Un trattamento di tipo psicologico puo' aiutare a ridurre lo stress psicologico, ma di solito e' un intervento parziale. Una sua azione combinata con farmaci ansiolitici e pro-serotoninergici agisce piu' efficacemente sul tono dell'umore, migliorando la risposta antalgica della serotonina, e permettendo cosi' di risparmiare sulle dosi degli oppiati esogeni.

Un approccio piu' complesso che incida sulla catena neurochimica dello stress (GABA, glutammato e circuiti correlati) e promuova l' immunita' cellulo-mediata, ha una maggiore probabilita' di essere efficace. Esso puo' essere condotto con basse dosi di farmaci sfruttando particolari sinergie. Poiche' le risposte di stress sono sempre individuali, sulla base di meccanismi genetici e acquisiti, una terapia di modulazione delle risposte di stress va adattata al singolo paziente.

Saggi terapeutici in corso da oltre 10 anni, sia pur in maniera episodica, indicano la fattibilita' e la buona efficacia di questo approccio, del resto accennato pubblicamente oltre 8 anni fa (Cocchi, 1992).

 Parole chiave: Cancro, Chemioterapia, Radioterapia, Stress , Immunità, modulazione, farmaci.

 

Prima di chiarire la relazione tra reazioni di stress e malattia c'e' necessita' di ridefinire la stessa nozione di stress. Per quanto non mi trovi del tutto concorde, ecco la piu' autorevole definizione di stress. " ... esso fa riferimento, in generale, ad alterazioni fisiche o psicologiche capaci di alterare l'omeostasi." (Cullinan et al. 1995).

In attesa di qualcosa di piu' preciso, ho proposto questa, come definizione operativa (Cocchi, 1996).

"Possiamo chiamare stress un insieme di relazioni che collegano produttori di stress esterni o interni, di origine fisica, chimica, biologica / metabolica e psicologica / sociale a reazioni non specifiche di un organismo vivente. Queste reazioni derivano dalla modifica dell'omeostasi fatta dall'agente o dagli agenti stressanti, ed agiscono come via finale comune. Le reazioni di stress possono essere il prodotto di stimoli esterni, interni, o gli uni e gli altri contemporaneamente."

L'agente stressante interno piu' facile da immaginare e' una malattia, ma la condizione di stress piu' probabile e' invece di tipo fisiologico e mi riferisco alla ben conosciuta sindrome premestruale.

La sindrome premestruale come paradigma di uno stress metabolico interno.

Al II Congresso Mondiale sullo Stress, tenutosi a Melbourne nell'ottobre 1998 ho proposto la sindrome premestruale come esempio piu' evidente dello stress metabolico interno, perche' ha la caratteristica molto particolare di essere la conseguenza di un normale funzionamento dell'organismo femminile (Cocchi, 1998).

La caduta del livello di progesterone come avviene alla fine del ciclo mestruale (alla fine della fase luteinica) altera l'omeostasi per il progesterone, portandola al di sotto del suo limite minimo.

Come ogni alterazione omeostatica, questo produce delle reazioni di stress. Come sostiene Mortola, 1992, tutti i 22 sintomi della sindrome premestruale sono del tutto aspecifici. Pertanto essi possono manifestarsi in tante altre situazioni di stress, e oltre che nella donna anche nell'uomo.

Benche' la sindrome premestruale colpisca il 90% delle donne, c'e' un 10% che non ne soffre (Mortola, 1997). Il che significa che la sindrome premestruale non e' una conseguenza obbligatoria della caduta del progesterone.

Quelle donne che hanno buone capacita' di risposta allo stress sentono molto poco le conseguenze di questo stress metabolico. Quelle che sono costituzionalmente piu' fragili, o che lo sono in quel momento perche' soggette contemporaneamente ad altro o altri stress, hanno la sindrome premestruale.

Per quanto questo stress derivi da un fenomeno normale, fisiologico della donna in eta' fertile, non puo' essere di scarsa importanza visto che e' anche considerato un fattore facilitante gli attacchi convulsivi nelle donne epilettiche.

La sommazione degli stress e le reazioni di stress.

Il concetto di stress di origine interna non e' un concetto nuovo, ma semplicemente un concetto poco chiaro, per quanto abbia gia' una sua letteratura, almeno per lo stress ossidativo (Cristol et al. 1998; Jerca et al. 1996; Mocali et al. 1995; Thom et al. 1997; Yu, 1996).

Per ritornare alle donne che non soffrono della sindrome premestruale, se hanno in corso altre situazioni di stress possono cominciare a soffrire anche della sindrome premestruale perche' la somma degli stress puo' oltrepassare anche una soglia elevata.

E' un po' la storia del callo segnatempo. Quando aumenta lo stress, per una variazione meteorologica in arrivo (stress di origine fisica, probabilmente ionica), il dolore usuale - che normalmente non arriva alla soglia di percezione, e non viene avvertito perche' bloccato dal Gate Control -, supera questa soglia, e si fa sentire. Non e' stata mai riscontrata alcuna modifica patologica locale, come giustificazione dello stato di dolorabilita' in risposta a variazioni meteorologiche.

D'altra parte, specie per lo stress acuto, la potenza dell' agente produttore di stress e' una variabile anch'essa significativa. Piu' l'agente stressante e' potente, e minori saranno le capacita' di resistenza anche in coloro che potevano averne una buona. L'agente stressogeno non e' necessariamente unico, e in questo caso la potenza complessiva e' data almeno dalla somma di vari agenti stressogeni che agiscono in contemporanea (Pike et al. 1997).

Stress e malattia

In ogni malattia si deve considerare la somma di tre fattori:

- l'agente causale;

- la risposta specifica dell'organismo;

- la risposta aspecifica dell'organismo, che e' una risposta di stress alla condizione attuale di malattia (Loo e Loo, 1986), identificabile, in questo caso come agente stressogeno interno.

Quindi, ad ogni malattia l'organismo risponde anche con reazioni di stress, primarie, determinate dalla alterazione omeostatica dovuta alla malattia stessa, e secondarie psicologiche, come consapevolezza dell' essere malato. Come tutte le reazioni di stress, esse sembrano svolgersi innanzi tutto lungo la via neurochimica glutammato-GABA (Horger e Roth, 1995).

Si e' gia' un po' anticipato che le reazioni allo stress sono diverse da individuo a individuo e dipendono da fattori costituzionali, ereditari e acquisiti. Tra di essi il momento particolare del ciclo biologico di un organismo vivente puo' incidere in maniera pesante sulle reazioni di stress.

L'esempio piu' comprensibile e' quello dell'invecchiamento come condizione di ridotta capacita' di risposta allo stress (You, 1996; Pike et al. 1997; Friedman e Irwin, 1997; per le mucche, vedi ancora Garcia-Belenguer et al. 1996).

 

Reazioni di stress e farmaci.

Le reazioni di stress nelle chemioterapie, come tutte le reazioni di stress, modificano i meccanismi di tipo analgesico, in primis quello degli oppiati endogeni (Stout, Kilts e Nemeroff, 1995), creando difficolta' nella gestione della terapia del dolore (Samain et al., 1970).

D'altra parte anche farmaci ben meno pesanti delle chemioterapie antitumorali possono provocare, in particolari individui con bassa soglia di risposta, sintomi collaterali che sono sintomi di stress, come ho dimostrato con una recente ricerca (Cocchi, 1998).

Secondo questa ricerca, in 100 farmaci scelti in ordine alfabetico, - dopo aver escluso i farmaci senza via orale, i composti di piu' sostanze, i corticosteroidi, gli psicofarmaci, i farmaci specifici per il tratto gastro-intestinale, quelli specifici per le ovaie, e gli immuno-soppressivi - sono stati ritrovati 13 dei 19 sintomi sicuramente aspecifici della sindrome premestruale (Cocchi, 1998).

Quello che e' molto curioso, ma non un paradosso se si tien conto delle premesse teste' fatte, e' che lo stesso farmaco puo' provocare un effetto collaterale o il suo contrario, come sonnolenza o insonnia, naturalmente non nel medesimo soggetto

Modulazione con farmaci delle reazioni di stress: Tentativo di spiegazione razionale.

Per impostare un terapia con farmaci, e' necessario un corto e un po' semplice riassunto riguardante alcuni meccanismi neurochimici coinvolti nelle reazioni del corpo umano allo stress cronico.

Essi sono:

1. Azione diretta dello stress sui recettori GABAergici di tipo A, che modificano la loro conformazione, e in questo modo riducono la inibizione GABAergica di tipo A (Horger e Roth, 1995);

2. La riduzione del GABA necessario per la inibizione GABAergica di tipo A lascia piu' GABA nella chiave sinaptica (Cocchi, Patrucco, Zerbi, 1987);

3. Ne consegue un aumento della inibizione GABAergica di tipo B che, a sua volta, inibisce l'acetilcolina cerebrale (Scatton e Bartholini, 1980), e la serotonina (Scatton et al., 1986).

Per quel che riguarda l'acetilcolina, la stimolazione dei recettori GABAergici di tipo B ne provoca un suo ridotto turnover (Williford et al, 1981; Goto et al. 1985).

Cosi' si potrebbe arrivare ad una ridotta sintesi cerebrale, con riduzione del trasporto di colina per diminuzione del suo meccanismo di captazione ad alta affinita' (Hope, 1979; Cohen et al., 1995).

Puo' anche esserci un efflusso di colina cerebrale (Klein, Koppen e Loffelholz, 1990; Klein et al. 1992). Benche' un meccanismo di captazione a bassa affinita' cominci a funzionare (Hope, 1979), c'e' piu' colina per la sintesi di acetilcolina periferica. Il suo aumento, in condizioni di stress, e' stato dimostrato nel distretto vagale (Hata et al. 1986; Kita et al. 1986).

Questo potrebbe dar conto, almeno in parte, dell'aumentata forza delle risposte para-simpatico / vagali.

4. Azione compensatoria della adrenalina periferica (Zigmond, Finlay e Sved, 1995), e dei glucocorticoidi (Sorg e Kalivas,1995). Questi ultimi agiscono negativamente anche sui siti ippocampali della memoria (McEwen, 1995) e sulla immunita' cellulo-mediata (Dhabhar et al. 1996; Haessig et al. 1996; Dantzer, 1997; Friedman e Irwin, 1997).

5. Piu' GABA nella chiave sinaptica riduce retroattivamente le attivita' delle GAD (Baxter, 1976, Loescher 1980) con ridotta trasformazione del glutammato in GABA.

6. L'eccesso di glutammato, oltre ad essere eccitatorio e alla fine neurotossico (Rothman e Olney, 1986), sembra aumentare la dopamina mesofrontale (Horger e Roth, 1995).

Per quanto discusso, sembra che avvenga lo stesso per l'attivita' della noradrenalina nel Locus Coeruleus, la maggiore localizzazione cerebrale di questo neurotrasmettitore (Zigmond, Finlay e Sved, 1995).

La stimolazione glutammergica di alcuni nuclei ipotalamici - in particolare del nucleo dorso-mediale e del nucleo paraventricolare - a sua volta evoca risposte dal nucleo dorsale del vago e dal nucleo del tratto solitario. In questo modo ci puo' essere un aumento dei sintomi parasimpatici (Kunos e Varga, 1995; Yoneda e Tache', 1995; Brann, 1995; Pluzhnichenko, 1997).

7. Il ridotto turnover della serotonina, accanto alla caduta del tono dell'umore, puo' inibire il meccanismo antalgico serotoninergico a partenza dal Rafe (Samain et al, 1970).

Naturalmente, questa e' solo un quadro generale di riferimento molto semplicistico, ma e' un buon punto di partenza.

La scelta dei farmaci per modulare le reazioni di stress.

C'e' un interesse crescente per quel che riguarda la modulazione delle risposte di stress (Davidson, 1997).

Questo approccio agisce prevalentemente sul GABA e sui meccanismi ad esso collegati e ha anche un effetto diretto sull'EEG. Nelle persone anziane con disturbi cognitivi ho utilizzato l'EEG quantitativo (QEEG) come controllo strumentale (Cocchi, 1996).

In accordo con quanto ho appena scritto, i punti principali su cui agire mediante farmaci sono:

1. Intervento di base:

- aumento della inibizione GABAergica di tipo A;

- riduzione della inibizione GABAergica di tipo B;

- aumento della azione delle GAD.

Di per se stessi questi interventi danno origine anche a:

- diminuzione della increzione cortisolica e del compenso adrenergico periferico per ridotta attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene (Buckingham, 1998; Schedlowski e Schmidt, 1996);

- diminuzione del possibile eccesso di glutammato per una sua piu' elevata trasformazione in GABA.

2. Interventi accessori:

- aumento della sintesi di acetilcolina cerebrale, se necessario;

- riduzione sia dell' increzione vagale che della potenza delle risposte vagali;

- aumento della serotonina cerebrale, che migliora il tono dell'umore e potenzia la risposta antalgica serotoninergica;

- possibile azione sulla dopamina, che pero' puo' necessitare di specialisti esperti in grado di valutare se i sintomi dopaminergici attuali sono sintomi di deficit o di eccesso.

Questa e' una introduzione molto breve e schematica, ma e' sufficiente per un approccio terapeutico piu' esteso.

Poiche' si tratta di eventi a cascata che hanno il loro punto di partenza nella riduzione della inibizione GABAergica di tipo A, da un punto di vista teorico noi potremmo prescrivere solo una benzodiazepina in monoterapia (Schoch et al., 1985).

Questo non e' il miglior modo per affrontare il problema, perche' avremmo bisogno di dosaggi alti, che a loro volta producono effetti collaterali come sonnolenza e rilassamento muscolare.

Una terapia ad alte dosi potrebbe indurre una nuova parte di reazioni di stress per lo stress chimico indotto dalla natura estranea del farmaco e/o dalla sua potenziata azione (Antelman, 1988, Cocchi 1998; Covelli et al. 1998).

Come ho fatto, specie in bambini Down e autistici (Cocchi, 1996), si puo' usare meglio;

- una benzodiazepina a basso dosaggio, per agire sul recettore GABAergico di tipo A. Le benzodiazepine come farmaci antistress, riducono l'increzione del cortisolo (Bruni et al. 1980; Viukari, 1983).

- Un calcio-antagonista cerebrale (nimodipina, verapamil, etc.) per diminuire l'inibizione GABAergica di tipo B (Liron et al., 1985; Borman, 1988).

Tale riduzione puo' agire favorevolmente sul ricambio della acetilcolina cerebrale (ACh) e potrebbe fermare o diminuire l'efflusso di colina dal cervello.

- Piridossina, che agisce come cofattore di tutte le decarbossilasi, inclusa la GAD;

- Se del caso. Si puo' aggiungere piritinolo, un buon aumentatore della sintesi cerebrale di Ach (Blusztajn e Martin, 1988; Greiner, Haase e Seifried, 1988; Toledano e Bentura, 1994), o un farmaco che funzioni similmente.

L'aumentata sintesi cerebrale di Ach riporta alla normalita' la sintesi di Ach periferica, per riduzione della disponibilita' di colina, a seguito del suo aumentato passaggio attraverso la barriera emato-encefalica.

- Quasi sempre anche i meccanismi serotoninergici devono essere riequilibrati, per avere una maggiore azione antalgica serotoninergica a partenza dal Rafe.

Si possono aggiungere farmaci antidepressivi, dai triciclici ai SSRI. Se poi si preferisce anche aumentare la sintesi di serotonina, si puo' dare 5-idrossitriptofano, il suo precursore diretto. La piridossina, come catalizzatore della relativa decarbossilasi, fa gia' parte della prescrizione di base.

- Se necessario, in funzione del caso singolo e dei suoi sintomi attuali, si puo' agire sulla dopamina, o prescrivendo basse dosi di un antipsicotico come aloperidolo o perfenazina, oppure un dopamino-agonista come l'amantadina.

- La riduzione delle reazioni di stress abbassa l'increzione di cortisolo e in parte migliora l'immunita' cellulo-mediata che il cortisolo aveva depressa (Dhabar et al. 1996; Haessig et al. 1996).

- Quando aumenta la sintesi del GABA diminuisce il glutammato cerebrale con una minore increzione di oppiati endogeni (Stout, Kilts e Nemeroff, 1995) del resto gia' evocati dalla stessa malattia.

Nel medesimo tempo si riduce la stimolazione ipotalamica del nucleo dorsale del vago e del nucleo del tratto solitario, che sono i punti di partenza della risposta parasimpatica in condizioni di stress (Brann, 1995).

E ovvio che una politerapia di questo tipo non ha la possibilita' di diventare un protocollo standard, perche' le caratteristiche individuali della reazioni di stress sono sia costituzionali che legate al particolare momento della vita biologica. L'invecchiamento riduce le soglie di stress.

D'altra parte, il cervello non lavora con relazioni indipendenti di causa ed effetto. Nuove e costose monoterapie nella malattia di Alzheimer e nelle demenze similari hanno una efficacia temporale limitata. Non puo' essere diversamente dato che si ha la pretesa di agire su un singolo neurotrasmettitore (l'Ach cerebrale) quando il cervello e' un sistema multivariabile. Si fa cio' nonostante dal 1983 Costantinidis abbia riferito che nelle demenze delle persone anziane ci sono almeno 14 neurotrasmettitori squilibrati.

Comunque, la prescrizione con tre farmaci (una benzodiazepina, in calcio-antagonista e la piridossina) funziona nella maggior parte delle persone e puo' essere facilmente adattata ad ogni singolo paziente. Anche cosi' e' necessario evitare che dosi piu' elevate della tolleranza individuale diventino l'origine di una nuova quota di stress.

Per quel che e' la mia esperienza, questo approccio e' del tutto fattibile e l'ho tentato in molti soggetti (vedi: Cocchi. 1987-2000; Cocchi e Favuto, 1993; Crivelli, Donati e Cocchi, 1999). Non ho mai riferito i miei saggi in pazienti affetti da neoplasia perche' quando mi azzardai a farne menzione su un giornale, una oncologista marchigiana di non eccessiva apertura mentale mi insulto' e mi maltratto' (Cocchi, 1992).

Conclusioni.

Questo e' un genere di discorso teorico ma interamente basato sulla modulazione delle risposte di stress da piu' di 20 anni (Cocchi, 1981). E' sufficiente per un approccio terapeutico in un ambito molto considerato dalla pratica medica sudeuropea dell'era pre-antibiotica, e poi dimenticato. Nessuno sembra ricordare quello i clinici della prima meta' del XX secolo chiamavano "il terreno individuale". Non era nulla di diverso dalla resistenza individuale allo stress.

Si puo' ricordare come si trattavano i pazienti con TBC in epoca pre-sulfamidica e pre-antibiotica? I sanatori davano sole, aria pura, dieta adeguata, igiene, e riduzione dello stress, e questo e' un esempio lampante di questo approccio terapeutico.

Ogni malattia e' sempre un compromesso tra una capacita' di offesa e una di difesa. Cosi' si possono trattare i due termini opposti, l'uno indipendentemente dall'altro o contemporaneamente, se possibile. Di sicuro si puo' SEMPRE trattare ogni malattia modificando il "terreno individuale", in altre parole, con la modulazione delle risposte di stress.

Spesso avremo a che fare con interventi palliativi. Chi ha un cromosoma 21 in piu' e' destinato a tenerselo per tutta la vita. Il cancro non perdona nella maggioranza dei casi. La malattia di Alzheimer non e' reversibile.

Resta il fatto che la modulazione delle risposte di stress puo' migliorare la qualita' della vita residua, in maniera sostanziale. Forse questo non e' un passo da poco.

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Testo presentato durante il congresso: Tumore e psiche: Modelli integrati nel trattamento del paziente oncologico. Psicofarmacologia e terapia oncologica. Genova 8-9 Febbraio 2001

Stampato in: Ciliberti R, Pedrucci T (curatrici) Tumore e psiche: Modelli integrati nel trattamento del paziente oncologico. Psicofarmacologia e terapia oncologica Grafiche Amadeo, Chiusanico 2002: 128-135.

Copyright by R.Cocchi. First posted on Internet, February, 2001.

 

Corrispondenza: dr. Renato Cocchi, via Rabbeno, 3

42100 Reggio Emilia

renatococchi@libero.it


Testo in inglese


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