UN CASO DI DEMENZA / PSEUDODEMENZA,

CON INTOLLERANZA ALLE BENZODIAZEPINE,

TRATTATO CON FARMACI.

 

Renato Cocchi, neurologo e psicologo medico

 

Riassunto.

Viene presentato il caso di un uomo di 74 anni, che di già aveva mostrato sintomi di deterioramento intellettivo, in cui una colica renale con febbre elevata aveva determinato un crollo delle prestazioni cognitive. Erano inoltre presenti chiari aspetti depressivi, e, scoperta per caso, intolleranza alle benzodiazepine. Una farmacoterapia più attenta a queste variabili e in corso da 10 mesi ha permesso, accanto al recupero del sonno, un discreto miglioramento delle prestazioni cognitive.

Una quota di pseudodemenza, di varia estensione, é sempre adesa anche alle forme sicuramente demenziali, ed essendo dovuta a disfunzionalità neuronale, è l'unica sulla quale si può intervenire con una terapia.

 Key words, Demenza senile tipo Alzheimer, pseudodemnza, stress, ipersensibilità alle benzodiazepine, depressione, farmacoterapia.

 

 Testo in inglese.

Demenze

Modulazione con farmaci delle risposte di stress

Depressione e stress

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Nel 1997, nel mio articolo "Possibilità e limiti della farmacoterapia delle demenze" scrivevo:

"Se si vuol proporre anche una qualche terapia nelle forme demenziali, occorre che vengano chiariti alcuni concetti di base, e scordarsi subito ogni eccessiva fiducia nel farmaco efficace che agisce da solo, in monoterapia, come alcuni pretenderebbero.

Si deve partire da una affermazione ovvia, ma troppo spesso dimenticata: non si può resuscitare il neurone che e' già morto. Per identificare quindi l'oggetto di una nostra azione terapeutica, bisogna che ci chiariamo meglio il concetto di pseudodemenza.

L'elaborazione del termine "pseudodemenza" in opposizione a quello di "demenza" trova la sua origine nell'incrocio di due assi concettuali: uno causale, connesso con la depressione in senso lato, e uno clinico-terapeutico derivato dalla reversibilita'. (Savoldi, Zerbi, Cocchi, 1986; Zerbi e Cocchi, 1986)

Forme cliniche che si sono rivelate pseudodemenziali pure, in quanto del tutto regredite con un terapia medica appropriata, all'esame iniziale non presentavano sintomi specifici che permettessero subito di individuarne l'origine funzionale (Cocchi, 1996).

E' indubbio che la presenza di aspetti francamente depressivi può orientare diagnosi e terapia, ma non sempre essi sono evidenti. Alla fine pero' e' il criterio ex juvantibus, vale a dire il risultato favorevole, che, oggi come oggi, resta il mezzo più sicuro per differenziare i due quadri: demenza come malattia organica irreversibile, e pseudodemenza come malattia funzionale reversibile (Fisman, 1985; Bulbena e Berrios, 1986; Savoldi, Zerbi e Cocchi, 1986).

Nella distinzione tra demenza e pseudodemenza, la reversibilità della pseudodemenza si contrappone alla irreversibilità della demenza (Reifler e Sherril, 1990). Ma questa reversibilita', che e' quindi il criterio distintivo, e' valutabile solo dopo terapia. Se un quadro di deterioramento cognitivo regredisce dopo una adeguata terapia, vuol dire che esso era di tipo pseudodemenziale.

Un superamento di questo groviglio di contraddizioni può essere proponibile solo se invece di depressione, caso particolare e già caratterizzato da un punto di vista psichiatrico, ci si limitasse al concetto di inibizione funzionale, che ha il vantaggio di lasciare impregiudicata ogni discussione sui fattori causali (Savoldi, Zerbi e Cocchi, 1988).

Che il SNC possa trovarsi in situazioni reversibili di ridotta o abolita funzionalità, e' cosa ben nota.

Questo implica che non tutte le cellule cerebrali di una area colpita, ad esempio, da un ictus, sono o lese o sane. Tra una parte sicuramente lesa e una sicuramente sana c'e' di certo anche una parte intermedia che ha risentito meno dell'insulto, ma che attualmente e' mal funzionante. Lo stesso deve verificarsi nelle forme demenziali, in cui una quota di pseudodemenza, causata da inibizione funzionale dei meccanismi cognitivi (attenzione, concentrazione, percezione, memoria a breve termine, memorizzazione a lungo termine, mobilita' del pensiero, capacita' di utilizzazione di meccanismi integrativi di secondo e di terzo ordine, ecc.) e' costantemente presente, ed in grado di peggiorare la risposta globale alla valutazione neuropsicologica.

E' proprio su questa quota di pseudodemenza nella demenza che si attua e può aver successo, sia pur parziale, il nostro agire terapeutico, perché solo essa e' potenzialmente reversibile."

Ho riportato quanto scritto allora, perché il caso di cui verrà dato un resoconto si adatta bene ad esemplificare questa duplicità di demenza e contemporanea pseudodemenza, che credo, é poi la norma. Quello che può variare é la quota di psudodemenza, che in questo soggetto era molto estesa.

 

Il caso.

06 Febbraio 2003.

Soggetto di sesso maschile, di 74 anni al momento della prima visita. Ha in corso terapia con zuclopentixolo, biperidene cloridrato, e citalopram, a dosaggi medi. Nel dicembre precedente fu fatta diagnosi di demenza di Alzheimer, sulla scorta dei seguenti sintomi: Psiche confusa e disorientata, turbe mnesiche, disturbi comportamentali, insonnia, deficit bilaterale visivo e uditivo. Dal 2001 riscontrata presenza di meningioma frontale destro, non necessitante di escissione.

Nel gennaio 2003 un neurologo conferma la demenza su base degenerativa (Morbo di Alzheimer) e prescrive olanzapina 5 mg.

In passato, specie negli anni Ottanta, soffriva di puntate febbrili che duravano 3-4 ore con febbre fino a 40 gradi, che poi scendeva a 35 gradi. Non gli dava confusione. In ospedale non sono mai riusciti a trovarne la causa. I parenti ammettono che negli ultimi anni c'erano elementi di difficoltà cognitiva, specie per la memoria a breve termine e qualche prassia, che però non erano particolarmente preoccupanti e che avevano attribuito all'età.

Nelle ultime due settimane ha avuto febbre elevata e colica renale, trattate in ambiente ospedaliero con antibiotici. Da allora c'é stato un crollo cognitivo.

Attualmente é molto inibito e confuso, con un disturbo cognitivo, che però, a prima vista, potrebbe essere meno grave di quel che appare. Il linguaggio é povero, scarsamente fluente, ma complessivamente corretto. Sono evidenti aspetti depressivi e ansiosi. La confusione mentale é particolarmente presente di notte, quando si risveglia dopo 1-2 ore di sonno, e non vuol più restare a letto. Cammina per casa, senza scopo e senza ragione, costringendo l'anziana moglie a stargli appresso, per evitare che esca di casa. Fa confusione con spazi della casa, usa scorrettamente il bagno, di notte non riconosce la moglie.

Terapia: Sospesi citalopram e biperidene cloridrato.

Si prescrive (a dosi giornaliere, per via orale): Glutammina 250 mg, vit. B1+B6+B12, 75 mg + 75 mg + 250 mcg, carbamazepina 100 mg, zuclopentixolo 4 mg, amitriptilina 8 --> 14 mg, oxazepam 15 mg.

20 febbraio 2003. Ci sono elementi positivi e negativi. Di notte fa fatica a mantenere il sonno. Tende a non restare fermo. Cammina come prima. Sta peggio al pomeriggio. Sempre scarsa la memoria recente. Sembra avere allucinazioni visive. Non trova la via per il bagno o le altre camere. Intestino stitico, atonico o spastico.

Ha meno dolore alle gambe, fa con più impegno la riabilitazione. L'appetito é discreto. A volte parla in maniera più coerente e più a lungo. E' più presente. Ricorda di più il passato.

Variazione terapeutica (dosi giornaliere, per via orale): Sospesi amitriptilina zuclopentixolo e oxazepam; si prescrive: carbamazepina 200 mg, lorazepam 0.5 mg, amitriptilina + perfenazina 25 + 2 mg, glutammina 62.5 mg, S-adenosil-l-metionina 100 mg.

20 marzo 2003. Depresso con idee di rovina, riesce a dormire 2-3 ore, poi solo a brevi periodi. Quando si sveglia é molto confuso. Non si lamenta più nel sonno. Non ricorda la disposizione della casa per cui non ritrova le stanze. Non sempre riconosce la moglie. Ora sta seduto quando mangia.

Per circa 2 mesi vengono fatti vari tentativi per migliorare il sonno, aggiungendo e togliendo, niaprazina 30 mg, 5-idrossi-triptofano 50 mg, clotiapina 3.3-6.6 mg, acido barbiturico 25 mg, mianserina 20 mg, clonidina 0.075 mg, amide dell'acido valproico 300 mg, bromazepan 1.5 mg, delorazepam 1 mg senza risultati apprezzabili. Viene il dubbio che sia ipersensibile alle benzodiazepine, per cui viene sospeso il delorazepam e sostituito con trazodone 1.3 mg.

Dalla notte stessa della sospensione del delorazepam con assunzione di trazodone dorme molto di più sia pur con qualche risveglio, ma senza gravi aspetti confusionali.

A metà maggio la terapia viene pertanto stabilizzata (a dosi giornaliere, per via orale): niaprazina 30 mg, trazodone 1.3 mg, carbamazepina 200 mg, amitriptilina 14 mg, 5-idrossi-triptofano 50 mg, diidroergotossina mesilato 3 mg, glutammina 125 mg, , vit. B1+B6+B12, 75 mg + 75 mg + 250 mcg.

27.11.2003: Ultimo controllo. Ha sempre fatto la terapia.

Risultati positivi: Per il figlio é molto presente, riconosce le persone di casa, ha ripresa a guardare la televisione. Di notte dorme. Dal maggio scorso é migliorato e non ha più allucinazioni. Si sveglia verso le 6 del mattino per andare in bagno. Non più ansioso. Ha fatto operazione di cataratta, con anestesia locale. Ha avuto un rialzo febbrile, con confusione mentale, ma si é ripreso subito. Ha una disortografia con difficoltà al dettato. La firma é più leggibile. Mangia da solo e sta seduto a tavola. Usa bene la forchetta, ma non il coltello. Non si sporca con i cibi. E' disponibile se si chiede qualche piccolo aiuto in casa. Il linguaggio é abbastanza fluido. Ha ripreso a dire qualche frase scherzosa. Va al centro riabilitativo 3 volte alla settimana.

Sintomi invariati: Fa confusione con gli accessori del bagno, sia di notte che di giorno. Non riesce a vestirsi da solo, e fa fatica ad utilizzare i servizi. Non é più in grado di piantare un chiodo, né di usare la chiave nella porta. Non esce di casa perché non si orizzonta. Ha difficoltà ad accendere e spegnere le luci. La memoria recente é difficoltosa. Ora non é più in grado di giocare a carte, pur essendo stato un buon giocatore

Terapia invariata.

 

Discussione.

Il soggetto é sicuramente affetto da demenza, ma, tenuto conto della anamnesi, la diagnosi più probabile é "Demenza senile a tipo Alzheimer" (SDAT per gli americani). La vera Demenza di Alzheimer ha un esordio più precoce.

I familiari si erano accorti di qualche disturbo di memoria e di qualche difficoltà prassica, ma il tutto non aveva inizialmente destato un particolare allarme.

Qui era presente un quota di pseudodemenza piuttosto estesa, diagnosticata retrospettivamente sulla scorta della reversibilità. Il sospetto di una componente pseudodemenziale però era venuto fin dalla prima visita al racconto parentale del peggioramento catastrofico dopo la colica renale e la febbre elevata. La presenza di depressività sembra più la norma, che un fatto occasionale, e può essere considerata una reazione di stress alla malattia.

Da ultimo, e la cosa e' stata scoperta in maniera del tutto fortuita, c'era anche una ipersensibilità alle benzodiazepine, con insonnia ritardata e confusione. La confusione mentale era comunque presente anche quando non trattato con benzodiazpine, come nei due ultimi regimi terapeutici prescritti avanti il mio incontro con questo paziente. L'aspetto depressivo, che allora mi fu subito evidente, era stato prima trattato con citalopram, e, in precedenza, ignorato.

Dall'anamnesi compare anche un'altra informazione. Il centro ipotalamico della termoregolazione era fragile, e questo portava ad improvvise puntate febbrili che duravano poche ore, e il centro si riequilibrava passando attraverso una fase di ipotermia (ipercompenso?). L'ipotalamo è una struttura cerebrale molto ricca di recettori GABAergici, e quello del GABA é il primo recettore che si modifica a seguito di stress, di qualsiasi origine, esterna o interna.

Fino ad una certa età l'organismo del paziente sembra aver compensato la situazione che é durata anni, ma ultimamente, e ne abbiamo due resoconti, alla febbre é seguita la confusione mentale, che, occorre ricordarlo, e' anche una reazione da stress intenso.

L'idea che demenza e pseudodemenza possano coesistere, in vario grado, nel medesimo soggetto, pur essendo la più logica, ha scarso seguito. Il risultato è una diagnosi poco funzionale e a volte, come in questo caso, un errore di impostazione terapeutica, che porta a dare per scarsamente o non modificabile una condizione che aveva, come ha avuto, notevoli margini di recupero.

Si é trattato di un caso eccezionale? Gli altri tre casi da me riferiti (Cocchi, 1996) fanno pensare ad una condizione tutt'altro che infrequente, con tutte le conseguenze che ne derivano, per i soggetti stessi e per i loro familiari.

 

Conclusioni.

Una quota di pseudodemenza, di varia estensione, é sempre adesa anche alle forme sicuramente demenziali, ed è l'unica sulla quale si può intervenire con una terapia.

Come esemplificazione, é stato riferito il caso di un uomo di 74 anni, che di già aveva presentato sintomi di deterioramento intellettivo, in cui una colica renale con febbre elevata avevano determinato un crollo delle prestazioni cognitive. Non mancavano chiari aspetti depressivi, e, scoperta per caso, intolleranza alle benzodiazepine.

Una farmacoterapia più attenta a queste a queste variabili e in corso da 10 mesi ha permesso, accanto al recupero del sonno, un discreto miglioramento di prestazioni cognitive che erano state considerate ormai perdute.

 

Bibliografia.

Bulbena A., Berrios G.E.: Pseudodementia: Facts and figures. Br. J. Psychiatry 1986, 148: 87-94.

 Cocchi R.: Drug therapy of pseudodementia as modulation of stress reactions: Three cases. It. J. Intellect. Impair. 1996, 9: 173-180.

Cocchi R. Possibilità e limiti di una farmacoterapia delle demenze. Riv. It. Disturbo Intellet. 1997, 10: 69-74.

Fisman M.: Pseudodementia. Prog. Neuro-Psychopharmacol. & Biol. Psychiat. 1985, 9: 482-484.

Reifler B., Sherril K.: Dementias: Reversible and irreversible. In. Tasman A., Goldfinger S.M., Kaufman C.A. (eds): Review of psychiatry, Vol. 9. American Psychiatric Press, Washington DC 1990: 220-231

Savoldi F., Zerbi F., Cocchi R.: Sull'entita' clinica di pseudodemenza. In: Atti del 1^ Congresso SIPG, Vol. I. Idelson, Napoli 1986: 251-256.

Savoldi F., Zerbi F., Cocchi R.: Possibilita' teoriche e pratiche di una prevenzione delle demenze. Minerva Psichiatrica 1988, 29/2: 61-65

Zerbi F., Cocchi R.: La pseudodemenza depressiva. Minerva Psicogeriatrica 1986, 1/2: 77-79.

 

Immesso in Internet nel dicembre 2003. Copyright by Renato Cocchi, 2003.

 

Corrispondenza : dr Renato COCCHI, via Rabbeno, 3

42100 Reggio Emilia

renatococchi@libero.it

 

Testo in inglese.

Demenze

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