SENSIBILITÀ ALLA TEMPERATURA AMBIENTALE
Riassunto.
Durante la prima visita ambulatoriale di una serie consecutiva non
selezionata di 432 soggetti italiani affetti da sindrome di Down (254 M e 178
F, diagnosi cromosomiche distribuite normalmente; età media alla prima visita:
70 mesi; tutti allevati in famiglia) fu indagata la loro sensibilità alla
temperatura ambientale, chiedendo ai genitori.
E` stato ritrovato che il 67.36 % soffriva
il caldo; il 5.78 % era più sensibile al freddo; 2,08 % sensibile a caldo e
freddo e il 19.61 % indifferente ad entrambi.
Nel 4.17 % il dato non fu raccolto. Non sono state riscontrate differenze
significative a seconda del sesso.
Parole chiave: Sindrome di Down, ambiente, temperatura, stress,
ipotalamo, GABA.
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Nel corso della
prima visita ambulatoriale di ogni soggetto Down una delle domande che sono
solito fare é se l'individuo che ho davanti tende a soffrire il caldo, il
freddo o é indifferente alla temperatura ambientale.
In questo modo sono
riuscito ad avere la direzione di questo sintomo nella quasi totalità dei
soggetti da me visitati a partire da 1979. Per valutare in maniera precisa
l'andamento del sintomo é stata fatta una indagine epidemiologica su 432 casi consecutivi.
Materiali
e metodo.
Sono stati raccolti i seguenti dati:
- sesso;
- diagnosi cromosomica;
- età alla prima visita;
- sensibilità alla temperatura ambientale: se soffre più il caldo
o il freddo o entrambi o é indifferente ad entrambi.
L'analisi statistica dei risultati e' stata fatta con il test del
Chi Quadrato.
Risultati.
Il riesame delle 432
cartelle ha fornito questi dati.
|
No. Soggetti |
432 |
100.00 % |
|
M |
254 |
58.26 % |
|
F |
178 |
41.74 % |
|
M/F |
|
142.70 % |
|
|
||
|
Età alla prima visita (mesi) |
70.11 +/- 65.0 |
|
|
|
||
|
Diagnosi cromosomica: |
|
|
|
Trisomia 21 libera |
397 |
91.90 % |
|
Mosaicismi |
15 |
4.37 % |
|
Non nota (solo clinica) |
5 |
1.16 % |
|
|
Maschi |
% |
Femmine |
% |
|
Soffre il caldo |
177 |
40.97 |
114 |
26.39 |
|
Soffre il freddo |
9 |
2.08 |
16 |
3.70 |
|
Soffre il caldo e il freddo |
6 |
1.39 |
3 |
0.69 |
|
Indifferente a caldo e freddo |
51 |
11.81 |
38 |
8.80 |
|
Dato non raccolto |
11 |
2.55 |
7 |
1.62 |
Chi Quadrato = 6.209, con 4 gr. lib., p
= 0.184 NS.
Già 10 anni fa (Cocchi 1979), a proposito di una sindrome da
possibile carenza di GABA, mi ero volto ad indagare la sensibilità al freddo dei soggetti che rientravano in questo
quadro clinico ed era naturale che, cominciando allora ad occuparmi dei Down,
raccogliessi anche questo sintomo nel corso della prima visita,
accorgendomi ben presto che,
nella maggioranza, si
verificava il contrario. Ritrovavo, infatti, con
molta frequenza, un scarsa tolleranza per il caldo. Una ridotta tolleranza dei
soggetti Down alle escursioni termiche ambientali e' un dato che ha interessato
piu` di un ricercatore.
Brinkworth (1989) scriveva: "Tratto sempre i bambini Down per il loro scarso
controllo della termoregolazione, essendo suscettibili a difficoltà sia per il
gran freddo che per il gran caldo. Come ha riportato Davidenkova, nel 1966, difetti del nucleo
rosso causano un deficit della termoregolazione nei bambini Down. Poiché essi
mancano anche dei seni frontali, il loro cervello ha piu` facilità a perdere
calore nell'atmosfera con il freddo e il fatto che non abbiano una normale
vasocostrizione in risposta al freddo significa che essi rischiano una modesta
ipotermia.
Pertanto essi hanno necessità di essere ben coperti per il freddo,
ma non appena la temperatura supera i 39
gradi essi tendono anche a surriscaldarsi, tenuto conto che molti tra loro
hanno ghiandole sudoripare ridotte, rispetto ai normali, e di solito sudano con
facilità solo al capo e alla nuca, cosa che abitualmente si nota meglio nei
bambini molto piccoli.
Nei paesi di gran caldo, come il Sudan, dove la temperatura può
andar oltre i 59 gradi, la mamma di un mio paziente, che è la sorella di un
pediatra, riferisce che nessuno sopravvive fino alla vita adulta in queste
condizioni, per il fatto che il consumo di ossigeno di questi soggetti si
innalza enormemente ad ogni grado di aumento
della temperatura e la frequenza cardiaca accelera fino alla morte,
specie in quel 40 % che hanno difetti cardiaci."
La testimonianza di Brinkworth, di notevole
interesse, adombra problemi che sono scaturiti anche dalla presente indagine.
Innanzitutto la reazione al caldo o al
freddo non é uguale in tutti i bambini Down italiani, dimostrando ancora una
volta la grande variabilità dei sintomi della sindrome.
A questo proposito non sono state rilevate differenze
significative a seconda del sesso. In secondo luogo, si deve pensare che la
temperatura media della nazione da cui provengono i dati raccolti sia un
elemento da non sottovalutare: freddo per il nord dell'URSS, caldissimo per il
Sudan una situazione intermedia per
l'Italia.
Pur ammettendo che ciò corrisponda
ad una variabile significativa, si deve comunque ipotizzare che la tolleranza
al caldo sia più ridotta, e più pericolosa rispetto alla tolleranza al freddo.
Tanto più che la mancanza di seni frontali e una vasocostrizione
deficitaria o l'avere ghiandole sudoripare ridotte, se sono sfavorevoli in una
situazione climatica dovrebbero essere caratteristiche protettive in quella
opposta.
Più che il nucleo rosso, sostenuto dalla Davidenkova (1966), mi
sembra che sia l'ipotalamo, dove esiste
un apposito centro della termoregolazione, la struttura che ha maggiori
probabilità di essere posta in causa.
In appoggio a questa ipotesi sta il fatto che il baclofen, agonista B-GABAergico,
nel ratto é in grado di agire stimolando direttamente il centro termoregolatore
ipotalamico con l'esito di un aumento fino a 2 gradi centigradi della
temperatura corporea (Horton, LeFeuvre, Rothwel e Stock, 1988).
Occorre anche dire che una scarsa tolleranza per il caldo non é un
sintomo esclusivo della maggior parte dei soggetti Down, ma si trova anche in molte persone che sono definite come
"nevrotiche" e che comunque hanno una scarsa capacità di modulare le
risposte di stress, con tendenza alle reazioni parasimpaticotoniche.
Conclusione.
L'indagine condotta su una serie consecutiva non selezionata di
432 soggetti Down italiani che costituiscono un campione rappresentativo della
rispettiva popolazione ha mostrato che la sensibilità alla temperatura
ambientale é un sintomo variabile, con i 2/3 che hanno scarsa tolleranza al
caldo e 1/5 che é indifferente a caldo e freddo.
La scarsa tolleranza al freddo, pur presente, non supera il 6 %
degli individui indagati, e poco più del 3 % sopporta male sia il caldo che il
freddo. Nella sua variabilità, questo sintomo é un ulteriore indizio delle
ampie differenziazioni individuali che
sempre coesistono all'interno di soggetti con sindrome di Down, pur quando la
anomalia cromosomica sia strettamente la medesima (nella maggior parte dei
casi, la trisomia 21 libera).
E` possibile che il tipo di sensibilità termica di questo campione
italiano di soggetti Down sia correlabile anche al clima italiano, ma sembra
piu` probabile comunque una sensibilità differenziale, più accentuata per il
caldo.
Bibliografia.
Cocchi R.: Drug
therapy in endogenous depression with possible primary GABA deficiency
clinically detected: 38 new cases. Riv. Sper. Freniat. 1979, 103: 645-653.
Davidenkova E.F.: Bolezn` Dauna (Sindrome di Down). Capitolo:
Profilaktika e lechenie (Prevenzione e trattamento). Moskow Publ. House 1966: 185-195 (in russo;
citato da Brinkworth).
Fagg G.E., Foster
A.C.: Amino acid neurotransmitters and their pathway in the mammalian central
nervous system. Neuroscience 1983, 9: 701-719.
Horton R.W., Le
Feuvre R.A., Rothwell N.J., Stock M.G.: Opposing effects of activation of
central GABA A and GABA B receptors on brown fat thermogenesis in the rat.
Neuropharmacology 1988, 27: 363-366.
Sykes C., Prestwich C., Horton R.: Chronic
administration of the GABA transaminase inhibitor ethanolamine-O-sulphate leads
to up-regulations of GABA binding sites. Biochem. Pharmac.
1984 33: 387-393.
42100 Reggio Emilia (Italy).
renatococchi@libero.it
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