L'IPOTONIA NEL BAMBINO
DOWN: INDAGINE EPIDEMIOLOGICA
Marco FAVUTO, medico-chirurgo e Renato
COCCHI, neurologo e psicologo medico
Riassunto.
Per valutare la presenza dell'ipotonia
separata dalla lassità articolare nel soggetto Down di età infantile, dalle
cartelle cliniche di una serie consecutiva non selezionata di 490 soggetti sono
state estratte quelle di chi al monento della prima visita aveva tra 13 e 78
mesi. Nella nuova serie (153 M + 116 F; M/F = 131.90/100; anomalie crososomiche:
diagnosi clinica: M = 0 e F = 3.45 %; trisomia 21 libera: M = 94.12 % e F =
91.38 %; mosaicismi M = 2.61 % e F = 0.86 %; traslocazioni: M = 3.27 % e F =
4.31 %) la presenza di ipotonia era stata rilevata, alla prima visita, in 22 M
(14.38 % dei maschi) e in 21 F (18.10 % delle femmine), senza differenze di
sesso nella distribuzione cromosomica, e nella stratificazione per età, ma
esiste per entrambi i sessi una significativa riduzione dell'ipotonia in
funzione dell'età. La prevalenza di ipotonia riscontrata sembra molto inferiore
a quanto usualmente noto.
Parole chiave: Ipotonia; Sindrome di
Down; bambini; prevalenza; sesso, età.
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Il problema dell'ipotonia è già, di per se
stesso, un problema complesso.
Se ci si attiene a quanto definito da Adams
e Victor, 1985, l'ipotonia è una riduzione del tono muscolare, e il tono muscolare
è "quella leggera resistenza che un muscolo normale rilassato offre al
movimento passivo". Il tono a riposo è dovuto in parte all'azione attiva
dei motoneuroni gamma che influenzano, a livello del midollo spinale,
l'attività dei motoneuroni alfa, agonisti e antagonisti. Sia i motoneuroni alfa
che quelli gamma, pero' sono anche influenzati da sistemi neuronali
discendenti. L'ipotonia è evidente all'ispezione della natica e del polpaccio,
con tendenza ad una minore salienza del tendine d'Achille.
È più apparente nelle affezioni acute che
croniche. Il metodo preferenziale le per mettere in rilievo l'ipotonia è quello
di colpire il polso o i polsi di un individuo in piedi, con le braccia
allungate in avanti. Ne segue un movimento di escursione maggiore del normale,
per la difficoltà del muscolo di tenere fissato l'arto alla spalla.
Nel soggetto Down, una ipotonia di origine
cerebellare (Adams e Victor, 1985), assai probabile per la compromissione
anatomica cerebellare in questi soggetti (Crome, Covie e Slater, 1966; Adams e
Victor, 1985) e per la presenza di altri sintomi cerebellari (Cocchi, 1991)
diventa di difficile apprezzamento per la contemporanea presenza di lassità
articolare.
Una indagine sull'ipotonia del bambino Down
condotta da Nagata et al., nel 1982, la mette in rilievo con la dorsiflessione
della caviglia, la flessione della coscia con l'estensione della gamba,
l'estensione del polso, e il segno del foulard, tutte prove che, secondo noi,
sono nettamente inficiate dalla presenza della lassità articolare.
Nel bambino Down piccolo, che non riesce
ancora a stare in piedi e che ha difficoltà a capire i comandi, l'unica
possibilità di apprezzamento dell'ipotonia diviene quella basata sulla
palpazione del polpaccio in condizione di riposo. Anche in questa c'è' il
rischio che parte della "mollezza" percepita sia dovuta alla maggiore
possibilità di escursione delle inserzioni muscolari a causa della
contemporanea lassità articolare. In più', essendo la sindrome di Down una
affezione cronica, l'ipotonia può essere più' difficile da valutare.
In un quadro così sfuggente diviene
comprensibile come la presenza dell'ipotonia nei Down abbia prodotto
percentuali assai discordi (Benda, 1956; Mcintire e Dutch, 1964; Magner, 1962).
Nella letteratura internazionale controllata fino a tutto il 1991, non siamo
riusciti a trovare altre ricerche specificamente dedicate all'ipotonia nel
bambino Down, che pure viene citata come il fattore che maggiormente influenza
lo sviluppo motorio (Melyn e Harrobin, 1972; Harris, 1981; Rast e Harris, 1985)
e un lavoro italiano sullo sviluppo motorio di questi bambini (Felicioli e
Moretti, 1984) ignora del tutto l'argomento.
Questo nostro contributo ha la pretesa di
valutare la presenza di ipotonia esclusivamente come tono muscolare ridotto, in
assenza di lassità articolare, o (caso raro) prescindendo dalla lassità
articolare.
Materiale e metodi.
Sono state riesaminate le cartelle cliniche
di una serie consecutiva, non selezionata di 490 soggetti Down provenienti da
tutte le regioni italiane, venuti a visita da uno degli scriventi tra il 1979 e
tutto aprile 1991. Da esse sono state estratte tutte quelle dei bambini che, al
momento della prima visita avevano più di 12 mesi e meno di 79 mesi (tra 1 anno
compiuto e 6 anni e mezzo). Le cartelle sono state suddivise per sesso, e sono
state quantificate le forme di anomalia cromosomica dei bambini intestatari.
Tra le cartelle selezionate sono state
scelte tutte quelle che riportavano, alla prima visita, la presenza di ipotonia
muscolare, valutata alla palpazione del polpaccio. Anche di queste ultime,
sempre suddivise per sesso, è stata riportato il tipo di anomalia cromosomica
ed è stata fatta una stratificazione per fasce d'età.
I confronti statistici sono stati eseguiti
con il test del Chi Quadrato con la correzione di Yates, quando necessaria, e
con la correlazione lineare.
Risultati.
La prima estrazione sulla base dell'età e
della suddivisione per sesso ha dato origine un sottogruppo di cartelle
costituite da 153 maschi + 116 femmine, con rapporto maschi/femmine =
131.90/100.
Gli altri risultati sono stati raccolti
nelle tabelle 1-3.
Tabella 1: distribuzione delle anomalie
cromosomiche dei bambini di 13-78 mesi.
|
Anomalia |
Maschi |
% |
Femmine |
% |
|
Trisomia 21 pura |
144 |
94.12 |
106 |
91.38 |
|
Mosaicismi |
4 |
2.61 |
1 |
0.86 |
|
Traslocazioni |
5 |
3.27 |
5 |
4.31 |
|
Non raccolta |
0 |
0.00 |
4 |
3.45 |
|
Totali |
153 |
100.00 |
116 |
100.00 |
Chi Quadrato: 6.991 NS
Tabella 2; distribuzione delle anomalie cromosomiche
nei soggetti in cui era stata riscontrata ipotonia durante la prima visita.
|
Anomalia |
Maschi |
% |
Femmine |
% |
|
Trisomia 21 pura |
20 |
90.91 |
19 |
90.48 |
|
Mosaicismi |
1 |
4.55 |
0 |
0.00 |
|
Traslocazioni |
1 |
4.55 |
2 |
9.52 |
|
Totali |
22 |
100.00 |
21 |
100.00 |
Chi Quadrato = 1.336 NS
La stratificazione per fasce d'età è stata
fatta tra tutti i bambini con 13 a 78 mesi alla prima visita, divisi per sesso,
non ipotonici o ipotonici.
Tabella 3: stratificazione per fasce d'età.
|
Fascia d'età/mesi |
Maschi |
Femmine |
||||||
|
Non ipot |
% |
Ipoton. |
% |
Non ipot |
% |
Ipoton. |
% |
|
|
13-18 |
22 |
16.79 |
8 |
36.76 |
16 |
16.84 |
9 |
47.62 |
|
19-24 |
14 |
10.69 |
3 |
13.64 |
10 |
10.53 |
2 |
9.52 |
|
25-30 |
17 |
12.98 |
4 |
18.18 |
16 |
16.84 |
2 |
9.52 |
|
31-36 |
16 |
12.21 |
2 |
9.09 |
11 |
11.58 |
2 |
9.52 |
|
37-48 |
18 |
13.74 |
3 |
13.64 |
13 |
13.68 |
3 |
14.29 |
|
49-60 |
25 |
19.08 |
1 |
4.55 |
16 |
16.84 |
2 |
9.52 |
|
61-72 |
17 |
12.98 |
1 |
4.55 |
9 |
9.47 |
1 |
4.76 |
|
73-78 |
2 |
1.53 |
0 |
0.00 |
4 |
4.21 |
0 |
0.00 |
|
Totali |
131 |
100.00 |
22 |
100.00 |
95 |
100.00 |
21 |
100.00 |
|
|
||||||||
|
Chi Quadro |
Maschi: Non ipoton. vs. ipoton. 8.172 NS |
Femmine: Non ipoton. vs. ipoton. 9.001 NS |
||||||
|
Chi Quadro |
(tra ipotonici dei due sessi) 1.236 NS |
|||||||
Correlazione lineare tra età in anni e
presenza di ipotonia:
no. anni vs ipotonici
maschi; r = - 0.937 con t = - 4.642 con 3 gl; p = .019;
no. anni vs ipotonici femmine;
r = - 0.978 con t = - 3.175 con 3 gl; p = .050
Esiste una correlazione inversa: Per il
campione indagato, con l'aumento dell'età si riduce l'ipotonia, specie nei
maschi.
Discussione.
L'adozione di un criterio di valutazione
molto riduttivo, in questa ricerca ha avuto come risultato il ritrovare una
scarsa presenza di ipotonia pura o nettamente separabile dalla lassità
articolare. Poiché riteniamo che si tratti di due problemi diversi l'uno di
origine cerebellare, e quindi neurologico, l'altro di origine biochimica
(possibile deficit periferico di SAMe), questo è il primo passo per successive
ricerche su entrambi i sintomi di deficit motorio.
Per quanto riguarda la scelta dei limiti di
età entro cui l'indagine è stata effettuata, il limite superiore è ali'incirca
quello in cui si valuta il deficit motorio nei soggetti con paralisi cerebrali
infantili, ed è di poco superiore al limite massimo di acquisizione della
deambulazione autonoma nei soggetti Down (74 mesi; Melyn e Mhite, 1972).
Per quello inferiore invece si tratta della
conseguenza della scelta personale di uno di noi di non accettare a visita
bambini di età inferiore a 13 mesi, per evitare che possa essere attribuita
alla terapia farmacologica impostata, l'eventuale rara, ma possibile insorgenza
di sindrome di West, che se compare, si manifesta nel 97% dei casi entro il
primo anno di vita. Nell'insieme dei casi raccolti la fascia d'età da O a 12
mesi risulta pertanto molto sottorappresentata.
I due sottogruppi di soggetti Down maschi e
femmine tra 13 e 78 mesi alla prima visita provengono da ogni parte d'Italia e
hanno una distribuzione delle anomalie cromosomiche che non si discosta da
quanto normalmente noto in Italia e all'estero. Lo stesso può' essere detto del
rapporto maschi / femmine. Si tratta pertanto di due campioni che possono
essere considerati rappresentativi della popolazione italiana di bambini Down
tra 13 e 78 mesi.
L'analisi dei risultati, suddivisi per
sesso, ha mostrato che non esistono differenze statisticamente significative
sulla presenza di ipotonia, sulla distribuzione delle anomalie cromosomiche dei
bambini ipotonici, e sulla loro distribuzione per fasce d'età. Anche il
confronto con le fasce d'età dei restanti bambini Down del medesimo sesso non
ha mostrato differenze significative di distribuzione. Esiste una correlazione
negativa significativa per entrambi i sessi tra fasce d'età e presenza di
ipotonia, che tende a ridursi o a scomparire con l'aumento dell'età.
Non sappiamo comunque se questo sia un
fatto evolutivo naturale, o se sia il risultato delle tecniche di
riabilitazione regolarmente applicate, in Italia, a soggetti Down di queste
età.
Bibliografia.
Adams R.D.: Victor M.; Principles of
neurology. International edition. McGraw Mili. Singapore 1985.
Benda C.E.: Mongolism; A comprehensive
review. Arcb. Pediatr. 1956, 73; 391-407.
Cocchi R.: Difficoltà di controllo
dell'equiibrio nel bambino Down. Nota preliminare. Riv. It. Disturbo Intellet.
1991, 4: 267-270.
Crome L., Cowie V., Slater E.: A statistical
note on cerebellar and brainstem weight in mongolism. J. Ment. Defic. Res:
1966, 10; 69-72.
Felicioli F., Moretti A.: Sviluppo motorio,
comunicazionale linguistico ed evoluzioni dei livelli di apprendimento. In;
Ce.Pi.M.; Aspetti epidemiologic!, genetici, clinici, riabilitativi e sociali
della sindrome di Down. Ce.Pi.M., Genova 1984: 307-342.
Harris S.R.: Relationship of mental and
motor development in Down's syndrome infants. Phis. Occup. Therap. Pediat.
1981, 1: 13-18.
Mcintire M.S., Dutch S.J.: Mongolism and generalized
hypotonia. Amer. J. Ment. Defic. 1964, 68: 669-670.
Melyn M.A., White D.T.: Mental and
developmental milestones of noninstitutionalized Down's syndrome children.
Pediatrics 1973, 52: 542-545.
Magata K., Higurashi M., Ishikava N., Ikeda
Y.: The hypotonia and passive ROM (range of motion) in children with Down
syndrome. Pubblicato in giapponese in Brain. Develop. 1982, 14: 456-464.
Abstract in Excerpta Medica, Psychiatry 1983, 48: 464.
Rast M.M., Harris S.R.: Motor control in
infants with Down syndrome. Develop. Med. Child Neurol. 1985, 27, 682-685.
Wagner H.: Mongolism in Orientals. Amer. J.
Dis. Child. 1962, 103; 706-714.
Pubblicato in italiano su Riv. It. Disturbo Intellet. 1992, 5: 113-117.
Inserito in internet il 12 febbraio 2005. Copyright by Renato Cocchi, 2005.
Corrispondenza: dr Renato Cocchi, via Rabbeno, 3
42100 Reggio Emilia (Italy)
renatococchi@libero.it
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