PSICOSI NEL BAMBINO DOWN E NEL BAMBINO NORMALE. ANALOGIE E DIFFERENZE.

Renato Cocchi, neurologo e psicologo medico

Riassunto.

Un gruppo di 40 bambini Down psicotici (26 M e 16 F; in media 7 anni alla 1a visita) è stato paragonato ad un gruppo di 20 bambini psicotici non Down (11 M + 9 F; stessa età media alla 1a visita). Non differenza significativa per le caratteristiche epidemiologiche e cllniche aspecifiche, benché sia stata trovata maggiore prevalenza di prematurità e/o basso peso alla nascita e strabismo nel gruppo Down; anomalie EEG nel gruppo non Down. Le diagnosi, fatte secondo il DSM-III, hanno mostrato l'inadeguatezza di questo manuale, in quest'ambito. Per quanto riguarda i sintomi psicotici, la differenza è significativa (p = 0.05) con maggiore prevalenza di ansia immotivata, necessità di costanza ambientale, disturbi della sensibilità sensoriale, rituali e aggressività nel gruppo dei psicotici non Down.

Key words: Psicosi infantili, sindrome di Down, stress, epidemiologia, sintomi.

 

Testo in inglese

Autismo

Sindrome di Down

Ritardo mentale

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Scoggin e Patterson (1982) hanno affermato che la presenza di relativamente tanti individui Down può aiutarci nella comprensione di malattie che colpiscano sia questi soggetti che gli individui normali.

Il fatto potrebbe essere vero anche per le psicosi infantili, la cui incidenza, attorno al 10 % dei bambini Down, è stata trovata simile in due ricerche condotte in due nazioni differenti (Gath e Gumley, 1986; Cocchi, 1988).

Con questo breve lavoro mi propongo di cominciare a paragonare, tra di loro, un gruppo di bambini Down psicotici con un gruppo di bambini psicotici non Down.

 

Materiali e metodi

II gruppo di 40 bambini Down psicotici (39 trisomie 21 libere e 1 mosaicismo), è stato estratto da una serie consecutiva e non selezionata di 389 soggetti Down di età non superiore ai 15 anni, tutti allevati in famiglia e tutti visitati personalmente dallo scrivente. Questo gruppo è già stato descritto altrove (Cocchi, 1988).

Il gruppo di 20 bambini psicotici non Down rappresenta l'intera serie dei bambini psicotici, tutti allevati in famiglia, e visitati dall'autore dal 1982 a tutto l'aprile 1988, una parte dei quali ha in corso una terapia farmacologica.

Anche per essi è stata scelta l'età massima di 15 anni alla prima visita, età che è considerata come limite convenzionale dell'ambito di competenza pediatrica e neuropsichiatrica infantile.

Per entrambi i gruppi sono stati trascritti i seguenti dati:

- sesso;

- età alla prima visita;

- presenza di prematurità (meno di 38 settimane di vita fetale), o di basso peso alla nascita (meno di 2.500 grammi) o di entrambi, come maggiori antecedenti di rischio (Kyllerman e Hagberg, 1983);

- anamnesi di convulsioni, epilessia, e/o elettroencefalogramma alterato;

- presenza di strabismo;

- presenza di bruxismo;

- presenza dei seguenti sintomi: isolamento sociale, disturbi del linguaggio; stereotipie motorie; ecolalia; ansia immotivata; affettività disturbata; necessità di costanza ambientale; disturbi della sensibilità sensoriale; autoaggressività; evitamento dello sguardo; rituali; altro.

Allucinazioni, delirio, perdita della capacità di associazione o incoerenza non vennero mai riscontrati, ne' alla prima visita, ne' ai successivi controlli.

Per entrambi i gruppi la diagnosi è stata fatta, per quanto possibile, in accordo con il DSM-III.

I due gruppi sono stati paragonati fra di loro, per quel che riguarda ogni caratteristica indagata e l'analisi statistica è stata fatta con il test del Chi Quadrato.

 

Risultati.

I risultati sono esposti nella tabella 1 (caratteristiche epidemiologiehe e cllniche aspecifiche), nella tabella 2 (diagnosi) e nella tabella 3 (sintomi psicotici).

Tabella 1: caratteristiche epidemiologiche e cllniche aspecifiche.

Parametro

Gruppo Down

%

Gruppo non-Down

%

No. soggetti

40

100.00

20

100.00

Maschi

26

65.00

11

55.00

Femmine

14

35.00

9

45.00

Rapporto M/F

185.71

 

122.22

 

Età alla 1a visita (Media + DS in anni)

7 + 3.5

 

7 + 3.7

 

Prematurità

6

15.00

2

10.00

Basso peso alla nascita

1

2.5

2

10.00

Prematurità + basso peso

4

10.00

0

0.00

Prevalenza di strabismo

15

37.5

5

20.00

Prevalenza di bruxismo

29

72.50

13

65.00

Prevalenza di convulsioni,epilessia e/o EEG alterato

5

12.50

5

25.00

Chi Quadrato = 9.7842 NS

 

Tabella 2; confronto tra le diagnosi in accordo con il DSM-III.

Diagnosi

Gruppo Down

%

Gruppo non-Down

%

Autismo infantile

12

30.00

7

35.00

Disordine Diffuso dello Sviluppo

5

12.50

6

30.00

Disordine Diffuso Atipico dello Sviluppo

2

5.00

7

35.00

Non decidibile (*)

21

52.00

0

0.00

(*) vedi discussione.

 

Tabella 3: sintomi psicotici rilevati.

Sintomo

Gruppo Down

%

Gruppo non-Down

%

Isolamento sociale

40

100.00

20

100.00

Disturbi del linguaggio esclusa: ecolalia(*)

40

100.00

20

100.00

Stereotipie motorie

40

100.00

20

100.00

Autoaggressività

21

52.50

11

55.00

Affettività disturbata

18

45.00

9

45.00

Evitamento dello sguardo

18

45.00

12

60.00

Ecolalia

17

42.50

8

40.00

Ansia immotivata

16

40.00

12

60.00

Necessità di costanza ambientale

14

35.00

9

45.00

Disturbi della sensibilità sensoriale

11

27.50

14

70

rituali

2

5.00

4

20.00

Aggressività

0

0.00

7

35.00

(*) Un soggetto con linguaggio tipico della psicopatia autistica di Asperger.

Chi Quadrato = 19,7432 per 11 gradi di libertà, p < 0.05.

 

Discussione.

Vari sono i punti che meritano un approfondimento in questo confronto.

Mentre sono abbastanza certo della rappresentatività del campione dei soggetti Down psicotici, desunto da un'ampia casistica (Cocchi, 1988) non si può dire altrettanto del campione dei bambini psicotici non-Down.

Almeno 2 sono le ragioni che inducono a dubitare; la consistenza numerica inferiore e il rapporto maschi/femmine assolutamente meno sbilanciato a favore dei maschi, in netto contrasto con quanto è riportato nella letteratura, anche recente (Lotter, 1966; Brask, 1967; Lotter, 1967; Burd, Fisher e Kerbeshian, 1987).

E' pertanto possibile che la non significatività statistica delle differenze delle caratteristiche epidemiologiche e cllniche aspecifiche sia un dato non generaiizzabile.

Non risulta comunque che i sintomi psicotici differiscano a seconda del sesso, per cui, a questo proposito, non ci dovrebbe essere il rischio di trarre conclusioni errate, per errata selezione del campione.

Riferendoci ancora ai dati epidemiologici, è da notare la diversa prevalenz di prematurità e/o basso peso alla nascita, più alta nei soggetti Down, anche non psicotici (Cocchi, 1987).

L'interesse verso l'indagine di questi fattori di rischio, per tentare di spiegare una possibile causa organica, precisa e identificabile, delle psicosi infantili, sta aumentando (DeMyer, Hingtgen e Jackson, 1981; Ritvo e Freeman, 1984; Lelord et al., 1986; Mason-Brothers et al., 1987).

E' pensabile che la maggiore incidenza questi fattori di rischio nei soggetti Down, accanto ad una incidenza così alta di psicosi infantili sia un elemento da non sottovalutare.

La presenza di strabismo, come segno di sofferenza cerebrale, è stata ritrovata maggiore nei soggetti Down psicotici, mentre è pressoché uguale, nei due gruppi, Quella di bruxismo, è un segno di stress in atto (Morse, 1982; Cocchi e Lamma, 1987; Lamma, 1987; Lamma e Cocchi, 1988).

Per quanto riguarda le diagnosi in accordo con il DSM-III, è capitato anche qui quello di cui si lamentano Burd, Fisher e Kerbeshian (1987).

La diagnosi di Disordine Diffuso Atipico dello Sviluppo, fatta perché l'inizio dei sintomi prima di 30 mesi impedisce di utilizzare quella di Disordine Diffuso dello Sviluppo Infantile, che sarebbe altrimenti quella giusta, è un ripiego del tutto insoddisfacente.

L'elevato numero di diagnosi " non decidibili1', nel gruppo dei bambini Down psicotici, è dovuto alla circostanza che i genitori di questi ultimi, a differenza dei genitori dei bambini psicotici non-Down, non hanno saputo precisare l'inizio della comparsa di sintomi psicotica.

E' probabile che le minori aspettative nei confronti di un figlio Down abbiano indotto a credere, per un certo tempo, che alcuni sintomi particolari fossero propri della sindrome di Down, e non segnali di sviluppo psicotico.

Si sarebbero potuti includere tutti questi casi nella diagnosi di Disordine Diffuso Atipico dello Sviluppo, ma una tale scelta sarebbe stata ancor più discutibile.

Infine, in riferimento ai sintomi psicotici, se, in parte, essi sono sovrapponibili, ma la diversa prevalenza dell'ansia immotivata, della necessità di costanza ambientale, dei disturbi della sensibilità sensoriale, dei rituali, ma, soprattutto, dell'aggressività è ciò che ha portato a una significatività statistica. Si deve aggiungere che è stato aggregato alle stereotipie, lo strappare la carta, ritrovato in 5 bambini psicotici non-Down e, se non mi sono sbagliato, in nessuno dei Down. Potrebbe essere un altro elemento differenziale.

Personalmente ho la convinzione che si tratti di un sintomo più avvicinabile alle condotte aggressive che alle stereotipie vere e proprie.

D'altra parte la presenza di aggressività nei bambini non Down e la sua possibile assenza nei bambini Down richiederebbe anch'essa una spiegazione, se confermata, e il dire che non è nel carattere del bambino Down l'essere aggressivo, per quanto possa essere vero, è tuttalpiù una constatazione, ma non una spiegazione.

 

Conclusioni.

Il confronto tra bambini psicotici Down e non-Down è di certo una delle strategie investigative per comprendere meglio l'origine e lo sviluppo morboso delle psicosi nel1'infanzia.

La diversa prevalenza di sintomi come la necessità di costanza ambientale, i disturbi della sensibilità sensoriale, i rituali e l'aggressività, se confermati da altre ricerche, potrebbero già essere d'aiuto, in una prospettiva di interpretazione neuropsicologica.

 

Bibliografia

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DeMyer M.K., Hingtgen J.N., Jackson R.K.; Infantile autism reviewed: A decade of research. Schizo. Bull. 1981, 7: 388-451.

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Kyllerman M-, Hagberg G.: Reduced optimality in pre- and perinatal conditions in a Swedish newborn population. Neuropediatrics 1983, 14; 37-42.

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Lamina A., Cocchi R.: La farmacoterapia del bruxismo nel soggetto Down. Comunicazione preliminare. Riv. Ital. Disturbo Intellett. 19889 1: 39-44.

Lelord G., Garreau B., Barthelemy C.9 Bruneau N.9 Sauvage D.: Aspects neurologiques de 1'autismo de l'enfant. Encephale 1986, 12: 37-42.

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Mason-Brother A., Ritvo E.R., Guze B., Mo A., Freeman B.J., Funderbuck S.J. Schroth Ph.C.: Pre-, peri-, and postnatal factors in 181 autistic patients from single and multiple incidence faroilies. J. Amer. Acad. Child Adol. Psychiat. 1987, 26: 39-42.

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Scoggin C.H., Patterson D.: Down's syndrome as a model disease. Arch. Internal Med. 1982, 142: 462-464.

 

Stampato in italiano in Riv. It. Disturbo Intellet. 1988, 1: 89-95.

Immesso in internet il 25 maggio 2005. Copyright by Renato Cocchi, 2005.

 

Corrispondenza: dr Renato COCCHI, via Rabbeno. 3

42100 Reggio Emilia

renatococchi@libero.it

 

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