DISTURBI DELL'ATTENZIONE
E DELLA CONCENTRAZIONE,
E INTERRUZIONE DEGLI
STUDI IN LICEALI O UNIVERSITARI:
RAPPORTO SU QUATTRO CASI
TIPICI
Renato COCCHI, neurologo
e psicologo medico
(Altri 5 articoli su quest'argomento)
Riassunto
I disturbi dell'attenzione e quelli della concentrazione sono spesso
responsabili dell'abbandono degli studi in studenti degli ultimi anni della
scuola media superiore o universitari, con intelligenza normale o brillante.
Per quanto esistano forme intermedie di passaggio, i disturbi
dell'attenzione e della memoria sono piu' frequenti in soggetti con depressione
somatica e astenia, e si manifestano prevalentemente in epoca primaverile, e
possono diventare sempre piu' intensi di anno in anno, fino a portare
all'abbandono degli studi.
Il disturbo della concentrazione colpisce studenti che erano stati molto
brillanti ed ha piu' un esordio autunnale. E' caratterizzato dall'intrusione
continua di pensieri parassitari, che impediscono la concentrazione e la
memorizzazione per una inibizione del passaggio delle informazioni oltre il
magazzino della memoria a breve termine. I soggetti con disturbo della
concentrazione sono piu' a rischio di evoluzione psicotica.
Vengono presentati 4 casi tipici (uno studente liceale e 3 studenti
universitari), in cui il ricorso ad una farmacoterapia individualizzata ha
permesso di continuare degli studi, o la loro ripresa dopo una interruzione che
sembrava non superabile.
Parole chiave: attenzione,concentrazione,depressione,studenti,scuola
superiore,universitą,farmacoterapia.
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Risulta che, in Italia, il 70 % degli
iscritti all'universita' non arriva alla laurea. Di questo fatto e' stata
proposta la spiegazione che sembra piu' probabile nella maggior parte dei casi:
scarsa capacita' didattica dei docenti e della stessa universita' nel motivare
lo studio.
Dati per scontati i difetti delle
universita' italiane, tuttavia questa non e' una spiegazione sempre valida e
una analisi di questo fenomeno e' sicuramente complessa.
A causare tanti abbandoni, ci sono almeno
altri 4 fattori, con una incidenza diversa:
Le ultime due cause di interruzione degli
studi si devono difficolta' a di apprendimento in soggetti che in passato
avevano dimostrato buone o ottime capacita' intellettive.
Quella in cui sono implicate l'attenzione e
la memoria e' in qualche modo conosciuta e talvolta affrontata. La perdita
della capacita' di concentrazione invece sembra misconosciuta o malintesa.
Quando l'una o l'altra portano all'
interruzione degli studi, la cosa viene accettata come una
"disgrazia" contro la quale non c'e' nulla da fare. Non certo una
evenienza per la quale si potrebbe chiedere aiuto al medico specialista.
Difficolta' di apprendimento nel soggetto
con intelligenza normale. Da tempo le difficolta' di apprendimento nella scuola
dell'obbligo hanno ricevuto particolare attenzione, specie per quel che riguarda
la diagnosi. Invece i disturbi dell'apprendimento negli ultimi anni della
scuola superiore o negli anni di universita' sono ancora un ambito scarsamente
frequentato.
In questa mancanza di considerazione
sembrano avere un loro peso due fattori:
L'attenzione e' la capacita' di un soggetto
di selezionare particolari stimoli all'interno del campo percettivo, e puo'
essere volontaria o involontaria. La concentrazione si riferisce alla capacita'
di mantenere una attenzione volontaria, per un certo periodo di tempo, mentre
si e' occupati in compiti ben precisi.
Sia l'attenzione che la concentrazione sono
pre-requisiti indispensabili per la fase di registrazione delle informazioni
nella memoria.
Ne consegue che entrambi costituiscono dei
fattori fondamentali per ogni processo di apprendimento, soprattutto
scolastico.
I disturbi dell'attenzione si ritrovano
anche nell'eta' che segue il periodo della scuola dell'obbligo. Il disturbo
della concentrazione e' invece piu' tipico dello studente giovane, negli ultimi
anni di liceo o durante gli anni di universita'.
Si tratta comunque di due fenomeni diversi,
che sembrano anche colpire due popolazioni distinte di giovani studenti, con
incidenza, decorso ed esiti in parte sovrapponibili.
Sia l'attenzione che la concentrazione
possono diminuire in particolari situazioni di stress, di origine varia e non
necessariamente solo psicologica. Lo studio in quanto tale, e la tensione
emotiva all'approssimarsi degli esami sono entrambi agenti stressanti, il
primo, piu' fisico, il secondo, piu' psicologico.
I
disturbi dell'attenzione e della memoria
I disturbi dell'attenzione sono piu'
frequenti in studenti con migliore disposizione per le materie umanistiche (ma
non sempre per la speculazione filosofica) che per quelle scientifiche, e in
particolare per la matematica. Sono collegabili a ridotte capacita' di risposta
ad uno stress doppio: quello del cambio della stagione e quello della fatica di
studiare. Di solito sono disturbi che non si presentano come dato nuovo nella
storia scolastica di chi che ne e' colpito. Nel passato di questo studente
c'era stata una ricorrente faticabilita', piu' appariscente, appunto, in
primavera, negli ultimi mesi dell'anno scolastico.
L'astenia psicofisica primaverile, con
relativa perdita di capacita' di impegno nello studio (perdita "della
voglia di studiare") era una specie di appuntamento, affrontato con
qualche timore ma pur sempre superato, talvolta con il ricorso a farmaci come
la glutammina, il piritinolo, la fipexide, integrati o meno da vitamine del
gruppo B e vitamina C. La meta prefissata, il traguardo di fine d'anno, in
qualche modo aveva favorito lo stringere i denti. Nell'universita' italiana
costui si ritrova con il medesimo fenomeno di calo stagionale di rendimento,
con tre aggravanti.
Non c'e' piu' una meta precisa annuale
seguita da un periodo di riposo (la fine dell'anno scolastico e le vacanza
estive).
Non c'e' piu' l'impegno del giorno per
giorno, controllato o controllabile (compiti e interrogazioni), e questa
mancanza favorisce il ricorso al rinvio. Nel terzo decennio di vita possono
cominciare a manifestarsi piu' intensamente quei sintomi di depressivita' che,
in precedenza, si erano mantenuti mascherati e superati senza il bisogno di un
intervento specialistico. Questa depressivita', primariamente somatica, non
riesce piu' a trovare una via di risoluzione spontanea da parte dell'organismo.
Le sostanze assunte in passato come
automedicazione non sono piu' efficaci. Questo stato tende percio' a mantenersi
a lungo, impedendo, alla fine, la prosecuzione dello studio.
In questa situazione ci sono due rischi. Uno
e' quello di valutare solo la possibile causa esterna.
Se si e' convinti che e' lo studio a
provocare la depressione, ne consegue che il rimedio ultimo e' quello di
smettere di studiare ("prima la salute!"). Ora e' indubbio che lo
studio comporta uno stress, che di solito, un organismo giovane con buona
capacita' di resistenza allo stress non avverte piu' di tanto. In chi e' un po'
piu' fragile l'accorgersi di non riuscire piu' a recuperare la fatica dello
studio puo' avere un effetto depressivo. Quest'ultimo, come movente psicologico
negativo, puo' innescare una quota di depressione reattiva secondaria, che
aggrava ulteriormente il quadro.
Il secondo rischio e' credere che se il
problema non ha una origine psicologica evidente, non ci siano possibilita' di
trattamento. Se le cure "ricostituenti" falliscono, vari sono i
rimedi che si tentano in seconda battuta. Il trasferimento in una universita'
meno "esigente", o il passaggio ad un corso di laurea meno
impegnativo sono espedienti che a volte funzionano.
Spesso invece c'e' lo sviluppo di una
attivita' collaterale, che inizialmente puo' venir intrapresa in funzione
"distraente", ma che poi diventa sempre piu' impegnativa, con una
remunerazione apprezzabile. Il proposito di continuare gli studi passa secondo ordine,
e poi tralasciato.
In altri casi, soprattutto per l'insistenza
dei familiari, la frequenza all'universita' puo' continuare, ma e' solo un
parcheggio inconcludente, quando non interrotto, in un certo numero di studenti
maschi, dall'obbligo di partire per il servizio militare.
Da un punto di vista neurofisiologico
potrebbe trattarsi di un deficit di energia da eccessivo consumo, in soggetti
con una dominanza emisferica che gia' era un po' sbilanciata a sinistra perche'
piu' prevalente di quanto non sia usuale nei soggetti destrimani (che sono il
90 % della popolazione normale). I neurotrasmettitori implicati a livello
cerebrale sembrano essere l'acido gamma-aminobutirrico, il glutammato,
l'acetilcolina, la serotonina (Squires, 1986; Matheis, 1989; Brunelli e Traina
1992) e, a livello periferico, sostanze come la glutammina e
l'adenosin-trifosfato.
Sovente, nella storia di questi soggetti si
ritrovano disturbi in epoca prenatale o di parto, o del primo mese di vita.
Due
casi
F., maschio, sportivo (calcio), frequenta
l'ultimo anno del liceo classico. Da quando e' passato alla media superiore, ha
problemi di apprendimento che si evidenziano particolarmente nel secondo
quadrimestre, di solito nelle materie scientifiche, per le quali ha meno
disposizione.
Fino ad ora e' stato regolarmente promosso a
giugno, ma ammette che gli hanno sempre un po' dato una mano, visti i suoi
risultati eccellenti nelle materie letterarie, durante il primo quadrimestre.
Arriva a fine anno scolastico sfinito, con difficolta' di attenzione e di
memorizzazione, una stanchezza fisica immotivata, con una progressiva riduzione
della capacita' di studio pomeridiano, e calo di forma nello sport. In
primavera ha sempre un po' di raffreddore.
Soffre il freddo, con mani e piedi freddi.
Dorme bene, non parla nel sonno, non perde saliva durante il sonno, si muove
poco nel sonno, non tende a far brutti sogni. Non crampi notturni, ma diurni,
in passato, legati all'attivita' sportiva. Al mattino ha subito fame, tira al
dolce, in particolare al cioccolato, normale appetitivita' per il brodo,
l'alimentazione e' corretta e variata.
Non ha intolleranza alla luce, o al rumore o
alla confusione. Non sudorazione emotiva alle mani. Al pomeriggio e' sempre un
po' piu' stanco, e fa piu' fatica a studiare. Pensa molto, ma non ha
l'impressione che il cervello pensi per conto suo, senza posa. Rari episodi di
cefalea al vertice del capo. Non sono stati riferiti disturbi nel periodo
fetale e anche il parto si e' svolto regolarmente. Non ci sono sintomi del
primo anno di vita indicatori di una possibile sofferenza pre-, peri-, o
neo-natale.
Riferisce di un certo numero di parenti, sia
paterni che materni, con storie di depressione.
Trattato fin dal febbraio con un insieme
equilibrato e a basso dosaggio di glutammina, piridossina, acido ascorbico,
ematoporfirine, carnitina e bromazepan, non ha avuto il solito calo stagionale,
anche nell'attivita' sportiva, e ha mantenuto attenzione e memoria efficienti,
terminando il liceo con il voto di 56/60.
Non ha avuto il consueto raffreddore
primaverile.
M, femmina, di anni 23, iscritta a
pedagogia, non riesce piu' a dare esami. L'ultimo nella sessione di febbraio,
16 mesi fa. Le mancano 6 esami alla laurea. Sta pensando di lasciare
l'universita', con grande dispiacere dei genitori, e vuole aiutarli nella
piccola azienda turistica familiare. Non riesce piu' a studiare, si perde
d'animo perche' non conclude nulla, perche' si distrae facilmente, e fa molta
fatica e memorizzare.
Fa fatica a prendere sonno e si sente sempre
stanca. In casa sta molto sul divano, a guardare la televisione. Ha ridotto la
frequentazione dei compagni della scuola superiore (liceo linguistico) con cui
era in buoni rapporti, in passato. Sono gli stessi genitori che la spingono ad
uscire, a stare con gli altri, ma lo fa di malavoglia e solo qualche volta, per
farli contenti. Non ci sono stati avvenimenti scatenanti di quello che e' un
episodio francamente depressivo, di tipo inibitivo. Da quando e' ricominciata
la stagione turistica e' comunque piu' attiva, e aiuta nella conduzione
dell'azienda familiare.
La gravidanza materna e' trascorsa senza
problemi, ma e' nata cianotica dopo un travaglio prolungato, e ha avuto un
ittero patologico neonatale trattato con luce ultravioletta. Nel primo anno di
vita ha avuto disturbi del sonno e dell'alimentazione, stitichezza e facilita'
alle malattie infettive respiratorie (sono considerati segni di pregressa
sofferenza cerebrale). Non ha mai avuto problemi scolastici, anche se faceva un
po' fatica in matematica. Era comunque serena, apparentemente disponibile, ma
con poche amicizie molto selezionate. Dice di essere sempre stata un po'
insicura, anche se non lo dava a vedere.
Soffre il freddo, mangia volentieri dolci, e
gradisce il brodo di carne o di dado; al mattino, quando si alza, fa colazione
normalmente. L'alimentazione e' corretta, ma lamenta digestione lenta e
stitichezza (atonica). Mestruazioni con ciclo un po' corto.
Si addormenta verso mezzanotte-l'una, ma in
questo periodo dell'anno non ne risente, perche' impegnata fino tardi. Nei mesi
precedenti assumeva un ipnotico in gocce. Il sonno, una volta raggiunto, e'
tranquillo, ma si alza stanca, "come se non avesse le forze". Non
sbava nel sonno, non ha mai avuto crampi notturni, non parla nel sonno. Ha un
po' di intolleranza alla luce, non al rumore o alla confusione.
Qualche volta le viene da piangere, senza
ragione, ma il fatto non e' frequente. Si sente la testa vuota, con qualche
episodio di cefalea frontale. A volte le sembra che le manchi l'aria da
respirare e talvolta il cuore accelera il ritmo, senza ragione apparente.
Viene impostata un terapia equilibrata con
glutammina, fipexide, piridossina, acido ascorbico, clorimipramina, nimodipina
e medazepam, a basso dosaggio, che viene controllata 4 volte, nel giro di un
anno.
Dai primi miglioramenti gia' a distanza di 2
mesi, con scomparsa dell'astenia dopo breve tempo, ha ripreso a dare esami, con
ottimi voti, dopo 5 mesi di terapia e in 13 mesi li ha finiti. Sta completando
la tesi, per ottobre. Da quasi subito ha ripreso una vita sociale piu' adeguata
all'eta', fidanzandosi poi con un compagno di universita'.
Viene avvertita che potra' sospendere la
terapia, dopo aver concluso la tesi, ma e' possibile che in futuro abbia altri
episodi depressivi.
Commento
I due casi sono abbastanza simili, anche se
l'origine remota del disturbo sembra diversa. Nel primo una probabile
ereditarieta' depressiva, nel secondo una chiara sofferenza di parto. Entrambi
quindi piu' fragili, ma solo nella ragazza il cedimento depressivo
dell'equilibrio biopsichico, nei primi anni della terza decade di vita, e'
stato evidente.
Anche il disturbo dell'apprendimento e'
molto simile. Sono intaccate attenzione e memorizzazione, ma nella ragazza,
l'emisfero sinistro, sede delle aree linguistiche, sembra essere divenuto piu'
impacciato, con blocco dello studio e depressivita' reattiva abbastanza
evidente.
La terapia sostitutiva con farmaci ha avuto
effetti favorevoli in tempi brevi in entrambi.
Il
disturbo della concentrazione
A differenza dei disturbi dell'attenzione,
il disturbo della concentrazione sopravviene spesso "a cielo sereno".
Capita sovente in studenti che fino ad un anno prima erano stati molto
brillanti, con particolari capacita' per la matematica o per la speculazione
filosofica o per entrambe. Queste attitudini gia' avevano orientato la scelta
della scuola superiore, di solito liceo scientifico, o istituto
tecnico-industriale (piu' raro, ragioneria), e se si sono proseguiti gli studi,
indirizzano anche verso una facolta' scientifica (con l'eccezione di storia e
filosofia).
Il manifestarsi della perdita della
concentrazione non ha una spiccata tendenza stagionale, come per i disturbi
dell'attenzione, anche se la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno sembrano
piu' frequenti negli studenti universitari. Il sintomo cardine e' una
progressiva incapacita' di concentrarsi nello studio, per cui la memorizzazione
diventa sempre piu' difficile e faticosa, fino ad essere del tutto impedita. Non
sono presenti aspetti di astenia, ma semmai di irritabilita' e impulsivita'.
Se si fanno le domande giuste, lo studente
dice che il suo cervello pensa moltissimo, anche quando dorme, e il pensiero va
avanti per conto suo "come un mulino che macina e macina".
Il contenuto di cio' che si studia non viene
memorizzato in quanto una serie di pensieri spontanei e non controllabili si
inframmettono di continuo, impedendo appunto la concentrazione.
Se poi questi pensieri
"parassitari" hanno un contenuto emotivo specifico, come ad es.:
preoccupazioni esistenziali o religiose, o insicurezze sessuali, cio' diventa
causa di ulteriore disturbo che si associa alla dolorosa consapevolezza di non
essere piu' in grado di trar profitto dallo studio stesso. Da un punto di vista
neurofisiologico sembra che ci sia una accentuata iperfunzione di particolari
aree dell'emisfero non dominante (quello destro, piu' legato all'elaborazione
non verbale e dell'emotivita', nei soggetti destrimani), che gia' era piu'
attivo di quello dominante come sembra indicare anche la capacita' per la
matematica (da non confondere con le capacita' computazionali, piu' legate
all'emisfero sinistro, come ritrovato da Grafman et al., 1982).
Di qui una accresciuta frequenza di risposte
neurovegetative vagali. Il pensiero parassitario sembra il sintomo della
necessita' di consumare un eccesso di energia (sintomo
"consumatorio"). Spesso si trova coesistente con il contare oggetti
(gli scalini, le piastrelle, i numeri delle targhe automobilistiche, ecc.),
senza bisogno e quasi senza avvedersene.
C'e' il rischio, raro ma ben noto, che
questo funzionamento anomalo si aggravi fino ad uno scompenso psicotico, per
cui l'interruzione degli studi precede l'esordio di una sindrome di tipo
schizofrenico.
A livello cerebrale sembrano implicati,
almeno inizialmente, acido gamma-aminobutirrico, glutammato, acetilcolina e
noradrenalina, e forse, glicina e taurina (Squires, 1986, Matheis 1989;
Brunelli e Traina, 1992). A livello periferico: acetilcolina, e increzione
cortico-surrenalica.
Due
casi
G. maschio, di 20 anni, iscritto al corso di
laurea in storia e filosofia. Visto alla fine dell'estate. Non ha dato piu'
esami perche' non riesce piu' a concentrarsi. Ha fatto il liceo scientifico ed
era uno studente molto brillante, con notevoli capacita' per la matematica e
per la speculazione filosofica. Si e' iscritto a storia e filosofia perche',
nella citta' universitaria vicina non esiste il corso di laurea in matematica.
E' sempre stato un soggetto molto
"sensibile", caratteristica che sembra ereditaria, ma ora e'
diventato molto piu' emotivo e irritabile, per cui si scontra spesso con il
padre, per cause futili o che sarebbero state piu' comprensibili in eta'
adolescenziale.
Non sono individuabili disturbi in epoca
fetale, o la momento della nascita e nel primo mese di vita. Ha avuto qualche
difficolta' a mantenere il sonno, fino ai 6 mesi di eta'. L'inserimento nella
scuola materna e' stato abbastanza drammatico, per alcune settimane, con scene
di disperazione quando la madre lo lasciava. Era un bambino molto vivace.
Attualmente soffre di piu' il caldo, al
mattino non ha fame e puo' arrivare con un caffe' all'ora di pranzo. Non
gradisce dolci, tranne gelati e cioccolata; non gradisce brodo di carne o di
dado. Alimentazione complessivamente corretta. Non difficolta' a prendere sonno
, ma il sonno e' agitato, e ultimamente si e' accorto di trovare al mattino il
cuscino bagnato di saliva. Ha avuto qualche episodio di crampi notturni. Si
alza stanco, "come se avesse speso le forze durante la notte" e ci
mette qualche ora a riprendersi.
Di recente ha avvertito qualche sensazione
di sbandamento e per due o tre volte l'impressione, durata una frazione di
secondo, di stare per svenire. E' diventato intollerante alla confusione e al
rumore, ma non alla luce. Si sente piu' confuso al mattino, con la testa
pesante, tonta, ma non dolori cefalgici. Da alcuni mesi si e' accorto di avere
improvvisi dolori di pancia seguiti da una scarica di diarrea, e che poi
scompaiono. Ora gli sudano facilmente le mani, e spesso e' pallido, con le
occhiaie, senza un motivo preciso.
Dice che pensa moltissimo, ma non riesce a
controllare sempre l'oggetto dei suoi pensieri. Gli sembra di pensare anche
quando dorme. Ha bisogno di impegnare il cervello, leggendo cose anche
irrilevanti, come le cronache sportive dei quotidiani, che non l'hanno mai
interessato molto.
Una terapia con piritinolo,
arginina-glicina-citrullina-tiamina-cianocobalamina, piridossina,
amitriptilina, carbamazepina e bromazepam, a basso dosaggio gli ha reso in
breve tempo la testa piu' sgombra e gli ha permesso di riprendere lo studio,
con ottimi voti.
Dopo il periodo degli esami ha sempre
sospeso la terapia, che riprende nei due mesi precedenti la successiva nuova
sessione. Non sopporta "di dover dipendere da sostanze estranee", che
pero' ha ripreso piu' volte, nell'arco di 15 mesi. In discussione con il padre
perche' vuole lasciare l'attuale corso di laurea, e iscriversi a matematica in
una universita' piu' grande, ma piu' lontana da casa.
C., maschio, di 28 anni. Iscritto ad
Economia e Commercio, dopo un'ottima maturita' scientifica, da almeno 5 anni e'
bloccato, perche' non ce la fa a concentrarsi nello studio. Gli mancano 11
esami alla laurea, e nei primi anni di universita' aveva avuto risultati
eccellenti.
Ora e' molto preoccupato per la sua
situazione, che vede senza uscita. In famiglia sono consapevoli del suo stato
di disagio, e non gli fanno piu' pressione. L'invito a consultare un
specialista gli e' stato insistentemente suggerito dalla sorella, insegnante
nella scuola media e alla fine si e' deciso ad accettarlo.
Ha problemi irrisolti di tipo sessuale, con
idee di omosessualita' temuta ma mai agita. Con le tante ragazze che gli sono
state intorno non e' mai andato al di la' di un rapporto superficiale, per
questa ragione. Si e' accorto che non riusciva piu' a concentrarsi nello studio
perche' era continuamente disturbato dal sopravvenire di pensieri a sfondo
sessuale.
Non ci sono nella sua storia problemi
pre-natali, di parto o del periodo neo-natale. Era un bambino vivace, allegro,
attivo, che si e' sempre trovato bene con gli altri. Ha fatto attivita'
atletica, che ora ha abbandonato, ed era uno che, a detta del suo allenatore,
aveva piu' "scatto" degli altri. Ha una predisposizione familiare per
disturbi di tipo "nevrotico" o neurovegetativi. Dice che il cervello
"lavora" di continuo. Se non pensa, ripete in maniera ossessiva un
motivo musicale. Gli sembra di pensare anche nel sonno, per cui si alza stanco.
Perde saliva nel sonno, digrigna i denti e talvolta parla nel sonno. A volte si
alza pallido, con le occhiaie.
In primavera, prima di riprendere a nuotare
al mare, ha avuto un certo numero di episodi di crampi notturni.
Al mattino non mangia perche' ha sensazioni
di nausea, e talvolta quasi di vomito. Si accontenta di un po' di te', non
zuccherato, perche' non sopporta i dolci. Il brodo di carne o di dado lo manda
subito in diarrea, come del resto gli succedeva quando beveva latte. Normale la
tolleranza per i formaggi. L'alimentazione e' complessivamente equilibrata.
Nonostante cio' ha episodi di dolori
intestinali, seguiti da una scarica di diarrea, con frequenza almeno
settimanale. Ultimamente deve andare spesso ad urinare.
Soffre il caldo, suda facilmente, senza
ragione. Certe mattine gli sembra di sbandare, quando cammina. Ha avuto
brevissime sensazioni di sentirsi mancare, da cui si e' immediatamente ripreso.
Ha bisogno di stare in compagnia, e percio' tira tardi e tende un po' ad
indulgere nella birra.
Intollerante alla confusione, ma non al
rumore o alla luce. Non ha mal di testa, ma solo pesantezza, e senso di
confusione, che e' piu' accentuato al mattino. E' attratto dai numeri del
telefono, che memorizza e ricorda in maniera ossessiva.
Ha l'impressione che gli altri lo osservino e
comincino a chiedersi perche' non ha una ragazza fissa. In certi momenti ha
anche pensato di farla finita, ma dice che non ne avrebbe il coraggio.
Una terapia condotta con piritinolo, taurina
(poi sostituita con pidolato di arginina), piridossina, carbamazepina,
amitriptilina, aloperidolo e clordemetildiazepam (poi sostituito con oxazepam)
tutti a basso dosaggio, gli ha permesso la ripresa dello studio gia' dopo 40
giorni.
In 20 mesi ha completato gli esami e
discusso la tesi, con il massimo dei voti. Nel frattempo, sentendosi meglio, ha
allacciato un rapporto, per la prima volta anche sessuale, con una ragazza, e
questo lo ha reso ancora piu' sicuro. Poco dopo la laurea ha trovato un buon
impiego. Dice che i dubbi sessuali sono scomparsi, e li critica come una paura
infondata.
Commento
Anche i due casi di disturbo della
concentrazione hanno molti sintomi comuni. Capacita' per la matematica, nessuna
difficolta' scolastica pregressa, pensiero "parassitario", assenza di
precedenti in epoca prenatale, o durante il parto e nel primo mese di vita, una
certa "predisposizione" familiare alle risposte neurovegetative
eccessive ed altri, sembrano indicare caratteristiche precise. Entrambi mostrano
sintomi di depressivita' a cui reagiscono diversamente. Nell'uno il ricorso
all'irritabilita' puo' costituire un compenso periferico mediato dagli ormoni
cortico-surrenalici (si pensi a quelle persone che trovano ogni pretesto per
arrabbiarsi, perche', dopo "si sentono meglio"). Nell'altro, piu'
inibito, compaiono gia' spunti di errato giudizio sulla realta'. La
memorizzazione e' impedita da un blocco del progresso cerebrale delle
informazioni che sembrano non oltrepassare il magazzino della memoria a breve termine.
Discussione
I quattro esempi qui riportati sono stati
scelti appositamente come casi evidenti di un possibile differente
coinvolgimento dei due emisferi cerebrali. Non sempre le caratteristiche dei
soggetti che non riescono piu' a studiare sono cosi' ben definite. Si trovano
forme di passaggio dal disturbo dell'attenzione e della memoria, al disturbo
della concentrazione.
Anche le terapie devono pertanto essere
adattate, sulla scorta dei sintomi che possono dare informazioni sui
neurotrasmettitori implicati, dentro e fuori del Sistema Nervoso Centrale,
sulle sostanze ad essi collegate, e sui loro precursori.
Di qui l'importanza delle domande
sull'alimentazione: dolci per il glucosio e brodo per glutammato e glutammina,
l'uno e gli altri precursori dell'acido glutammico e dell'acido
gamma-aminobutirrico, tanto per fare un esempio. Sulla scelta dei farmaci mi
riprometto di ritornare in futuro, centrando di piu' l'aspetto terapeutico, che
non quello psicopatologico, come ho fatto in questo primo rapporto.
Un ripristino della capacita' di studiare e'
sempre stato possibile, negli studenti da me trattati, tranne quando erano gia'
pervenuti ad una franca sindrome psicotica. Continuo a credere che l'esito in
psicosi sia piuttosto raro, benche', per il lavoro che faccio, ne abbia gia'
visto almeno una decina di casi. La mia esperienza di trattamento di soggetti
giunti solo all'interruzione degli studi e' sicuramente parziale. E' probabile
che io non abbia ancora avuto contatto con tutte le forme in cui si puo' presentare
questo disturbo.
Che incidenza ha l'abbandono degli studi per
difficolta' di attenzione e memorizzazione, o di concentrazione? Non sono in
grado di dare una cifra attendibile, ma, ragionando per difetto, se riguardasse
anche solo il 10 % di quel 70 % di studenti italiani che non termina
l'universita', il numero sarebbe imponente e gia' da valutare in piu' di 17.000
studenti all'anno.
Quanto costa tutto cio', da un punto di
vista emozionale, ai soggetti stessi e alle loro famiglie? E quanto costa in
termini economici alle famiglie e allo stato? Non credo che porsi domande di
questo tipo sia fuori luogo.
Il fenomeno e' troppo imponente e ha troppe
implicazioni sotto vari aspetti, perche' non meriti quell'attenzione che, anche
all'estero, non ha mai ricevuto.
(Altri 4 articoli su quest'argomento)
Bibliografia
Brunelli M., Traina G.: Meccanismi cellulari
e molecolare della memoria. In: Brunelli M., Macchi G., Gainotti G., eds):
Plasticita' neuronole. Pytagora, Bologna, 1992.
Grafman J., Passafiume D., Faglioni P.,
Boller F.: Calculation disturbances in adults with focal hemispheric damage.
Cortex 1982, 18: 37-50.
Mathies H.: Neurobiological aspects of
learning and memory. Annu. Rev. Psychol. 1989, 40: 381-398.
Squire L.R.: Mechanisms of memory. Science
1986, 232: 1612.
Stampato su Riv. It. Disturbo Intellet. 1994, 7: 63-72.
Corrispondenza: dr Renato COCCHI, via
Rabbeno, 3
42100 Reggio Emilia (Italy).
renatococchi@libero.it