INTERRUZIONE DEGLI STUDI
IN STUDENTI
DI FACOLTA' SCIENTIFICHE E RISCHIO
DI EVOLUZIONE PSICOTICA: QUATTRO CASI MASCHILI
Renato COCCHI,
neurologo e psicologo medico
(Altri 5 testi su questo argomento)
Riassunto.
Studenti
di scuole superiori o di facolta' scientifiche che hanno
interrotto gli studi e
che in passato avevano
mostrato particolari capacita'
per la matematica sono stati indicati come a rischio di psicosi
(Cocchi R.: Ital. J.
Intellect. Impair. 1994,
7: 29-38). Questo
articolo presenta le
storie personali di quattro studenti universitari osservati nell'arco di
due anni in un reparto psichiatrico.
Tutti quattro erano maschi, con eta' da
Tutti avevano mostrato particolari
capacita' per la matematica ed avevano
intrapreso delle facolta'
scientifiche (Economia e Commercio, e Ingegneria). Ognuno
di essi ha
sofferto di un
disturbo psichiatrico, una
psicosi schizofrenica, in due,
una depressione psicotica, nel terzo, una dipendenza da alcol e da droghe, con tratti psicotici,
l'ultimo.
Per
quanto riguarda lo studio, i due piu' anziani hanno ormai definitivamente abbandonato l'universita', mentre
gli altri due
sembrano aver soltanto interrotto temporaneamente
l'universita'.
Parole chiave: studenti,
facoltą scientifiche, interruzione degli studi, evoluzione psicotica.
Testo in inglese
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Nei mio
articolo precedente, ho
affermato che alcuni
di quelli che interrompono studi scientifici di scuola media superiore o
universitari sono a rischio di evoluzione psicotica (Cocchi, 1994). Non
sono in grado di valutare l'incidenza di
questo destino, ma lo ritengo sicuramente diverso da cio'
che capita a coloro
che hanno interrotto scuole medie
superiori o facolta'
ad indirizzo umanistico.
Intendo presentare
qui di seguito le storie di
quattro soggetti seguiti personalmente nella nostra clinica
durante gli ultimi due anni.
Casistica.
Il padre non pote' dare alcuna
informazione sulla vita fetale e sul parto
del figlio, ma non ricordava nulla di anormale. Il ragazzo aveva aveva
completato
Quando
il padre torno' a visitarlo, nella mattinata del terzo giorno, chiese di
essere dimesso, cosa che fu fatta "contro il parere dei
sanitari". I sintomi "psicologici" dell'abitudine tossicomanica lo
avevano in qualche
modo sopraffatto.
Personalmente credo che stesse usando l'alcol, la cannabis
e il flunitrazepam per evitare una evoluzione psicotica, e che ora
temeva di perder il controllo della sua integrita' psichica. Naturalmente sto
parlando di meccanismi che si sono svolti a livello non razionale.
Caso 2: maschio, di 21 anni, studente
universitario di Economia e Commercio.
Viene da una famiglia di separati e vive con la madre.
Quest'ultima mi aveva chiesto una visita perche' il figlio
"era molto nervoso".
Nato a termine da parto indotto con farmaci,
soffri' di grave gastroenterite al primo
anno di vita. Dopo aver concluso l'Istituto Tecnico Industriale, in cui
aveva mostrato particolari
capacita' per la
matematica, si era
iscritto all'universita'.
Fin dalla fine del primo anno di universita', si
accorse di avere sempre piu'
pensieri parassitari che gli impedivano
di studiare a causa della mancanza di concentrazione. Per questo gli fu
impossibile dare esami. Questa
condizione di difficolta' di apprendimento lo convinse ad anticipare il servizio militare, con la speranza di
liberarsi dal disturbo tramite un
periodo di attivita' non
intellettiva.
Alla prima visita, era
in servizio in un
aeroporto, a circa
Cinque
mesi piu' tardi, durante la visita che gli feci subito prima
dell'ingresso nella nostra clinica fui
in grado di accorgermi che era a mezzo centimetro da una psicosi
manifesta. Era incapace di controllare
il corso del pensiero, per cui spesso non
prestava attenzione a chi gli parlava. C'erano idee persecutorie,
allucinazioni uditive a partenza
interiore, e l'impressione che
gli altri gli rubassero i
pensieri. Senza sentire dolore si
era ferito spegnendosi le sigarette nel palmo delle mani e sotto la pianta dei
piedi.
La madre
riferi' che aveva bisogno di vedersi spesso allo specchio, e che aveva
avuto atti aggressivi
verso di lei e verso la sua ragazza,
fatti che lui confermo'. In alcuni giorni diventava improvvisamente
pallido, e alcune volte aveva come avuto bisogno di scaricarsi
dicendo parolacce e bestemmie. Ora aveva
paura di
essere abbandonato, e in passato aveva creduto di essere
un figlio adottivo.
Ogni volta che era fuori servizio e ne
otteneva il permesso, correva a casa anche di notte, guidando a grande
velocita'.
Lo psichiatra
che lo aveva visitato in
precedenza aveva fatto diagnosi
di depressione reattiva, e aveva prescritto alcuni antidepressivi ed
ipnotici, senza risultati tangibili. Due giorni dopo che lo avevo
visitato in ambulatorio entro' nella
nostra clinica.
Alla dimissione scrissi nella cartella questa
valutazione finale: "Benche' il suo
comportamento sia molto migliorato, ha scarso controllo degli impulsi e una capacita'
ridotta di gestire le relazioni
interpersonali. Ci sono rischi
di ricadute."
Nei
cinque mesi successivi alla dimissione ha avuto 3 controlli. La depressione
iniziale era scomparsa, ma non aveva
voluto riprendere gli studi universitari preferendo cominciare un corso per riparatore di
computer. La sua capacita' di studiare
era ritornata quasi del tutto efficiente.
Caso 3:
maschio, di 24 anni, ha interrotto gli studi di Ingegneria. Ha avuto il
suo primo episodio psicotico a 20 anni,
e ha smesso di studiare dopo due altri
ricoveri in reparto psichiatrico. In seguito ad una
ricaduta subito dopo
la dimissione dal quarto ricovero, il medico di famiglia gli ha
consigliato la nostra clinica, in
cui e' entrato di buon grado.
Fino a quattro anni fa questo giovane non
aveva disturbi mentali. Era stato uno studente
brillante al Liceo Scientifico, con particolari
capacita' per la matematica
e per la speculazione filosofica. La sua vita aveva avuto un
corso molto regolare, con molteplici interessi, ed era sempre stato
disponibile a fare quanto riteneva i genitori si aspettassero da lui. Oltre a
studiare piano al Conservatorio, aveva fatto dell'atletica
in maniera regolare e competitiva.
Come studente di
Ingegneria aveva dato un certo numero di esami del
biennio, con ottimi voti,
precedentemente all' entrata per
la prima volta in un
reparto psichiatrico.
Dopo
circa tre mesi, in pochi giorni
era peggiorato, con perdita totale
del sonno, delirio di
persecuzione, aggressivita' verso
i genitori, disturbi dell'Io, incoerenza dei pensieri e peggioramento delle
relazioni sociali.
Dopo trattamento ospedaliero
con farmaci durato 21 giorni,
venne dimesso come migliorato, con la diagnosi di
"episodio psicotico acuto".
Benche' avesse continuato a domicilio la terapia con i farmaci, due
anni dopo, in febbraio
e in ottobre ebbe due nuovi scompensi che richiesero entrambi
il ricovero ospedaliero. In
tutte due i casi ha
avuto, come caratteristiche principali, disturbi
del tono dell'umore e
aggressivita'nei confronti dei genitori.
A quel che ha detto, prima di ogni ricaduta
e dopo un periodo di studio
accanito saltavano fuori la
mancanza di concentrazione e dei pensieri parassitari. Era la stessa cosa capitata quando aveva
avuto il primo episodio psicotico.
Nell'ottobre
del suo 24.mo anno ha avuto la sua terza ricaduta e il suo quarto ricovero. Un mese prima aveva
cominciato ad essere irritabile, a prendersela con i famigliari,
a non trovar pace, a non voler piu' aver rapporti con
i pochi amici che
gli erano rimasti. Se ne stava
chiuso in camera. In
risposta ai genitori che
lo pregavano di
prendere le medicine
che gli erano
state prescritte, aveva aggredito la sorella, e distrutto dei mobili.
Dimesso dopo
pochi giorni di
ricovero, circa due
settimane dopo aveva ricominciato ad
essere estremamente irritabile.
Per questo aveva chiesto il ricovero nella nostra clinica.
Durante
i 21 giorni di quello che e' stato il suo quinto ricovero ha avuto tre episodi di rabbia e aggressivita' verbale
contro il personale, cosa che richiese un
aumento della dose dei neurolettici. Non accetto' una serie di
colloqui con la psicologa
e tutti i medici con cui era stato a colloquio riferirono
delle difficolta' di contatto con lui. L'EEG non mostro' alcunche' di
anormale.
Chiese di lasciare la clinica, attribuendo
alla sua condizione di ricoverato l'ansia
e la facile irritabilita'.
Fu da me rivisto a visita ambulatoriale per
due volte in 3 mesi. Non aveva
piu' avuto episodi di irritabilita'
e aggressivita', per cui ho
potuto ridurre la
dose dei neurolettici. Sembra che lui
e la sua
famiglia abbiano accettato la sua
malattia come un fatto di "sfortuna". Era presente un deciso
rifiuto di riprendere l'universita' ed era alla ricerca di un lavoro da operaio.
Caso 4:
maschio, di 34 anni, gia' studente di Ingegneria. Dopo aver dato
12 esami con ottimi voti (cio' che corrisponde a circa 3 anni di corso
su cinque), ha abbandonato gli studi.
Quando faceva il Liceo Scientifico, i suoi
insegnanti lo giudicavano un
ragazzo molto dotato, con capacita'
eccezionali per la matematica.
Dal terzo
anno di corso in Ingegneria noto' che faceva sempre piu' fatica
a studiare per mancanza di concentrazione e di memoria. Successe che il
bisogno di rileggere da capo piu' volte ogni paragrafo rallento' il ritmo dei
suoi esami. Benche' faticasse molto,
andava comunque avanti, ma intanto erano cominciati ad affiorare dell'ansia e
dei dubbi sulle sue capacita' di riuscita.
A 23 anni,
in primavera, non gli
riusci' piu' di studiare perche'
si producevano sintomi somatici di stress come cefalea,
nausea, conati di vomito, e diarrea.
Dopo alcuni mesi di interruzione
dello studio fu in grado di
sostenere altri tre esami, ma con
sempre maggiori difficolta'.
Per
evitare di perdere ulteriore tempo, si affretto' ad anticipare il servizio militare, sperando che una attivita'
mentale meno intensa gli avrebbe portato un certo beneficio.
Esami piu' difficili e la ricomparsa degli stessi
sintomi quando studiava lo fecero diventare depresso, con
sensazioni di inadeguatezza, abulia ed
isolamento sociale. Alla fine abbandono'
l'universita' e consulto' uno psichiatra.
Quando
lo vidi per la prima volto, otto anni dopo, stava prendendo aloperidolo,
biperiden, amitriptilina e bromazepam. Aveva una depressione grave
e tratti psicotici congruenti con
il tono dell'umore.
Dopo due
ricoveri nella nostra clinica, entrambi in primavera, fui in grado di trattare
con buoni risultati la sua depressione.
Da un anno
la terapia era stabile
e comprendeva basse dosi di aloperidolo, delorazepam, amitriptilina
e valpromide, tutti di sera. Nondimeno persistevano atteggiamenti
pessimistici sul proprio futuro e speranze di trovare un lavoro stabile
da operaio, anche
di basso livello.
Discussione.
Quest'ultimo sintomo e' rintracciabile sia nelle nevrosi
che nelle psicosi. Sembra collegabile ad un temporaneo cambio di
equilibrio tra i due emisferi, almeno per
certe aree o funzioni, con riduzione della mobilita' del
pensiero nell'emisfero di sinistra
e relativa prevalenza
dell'emisfero cerebrale di destra (Cocchi, 1994).
Per quanto riguarda il caso 4, credo che sia un
caso misto perche' incoerente per certi aspetti. Non ricorda pensieri
intrusivi, e l'incapacita' di studiare
e' esplosa in
primavera, soprattutto come aumento di
fatica. Piu' che
una mancanza di concentrazione, come riportato nella sua cartella
clinica, forse ha avuto una
incapacita' di attenzione e di memoria (Cocchi, 1994).
Quando era studente al Liceo
Scientifico aveva ottimi voti anche nelle materie letterarie, pur essendo eccezionale in
matematica.
La perdita della capacita' di studiare ha
colpito in maniera profonda questi quattro studenti,
e tutti ne hanno avuto una depressione
secondaria e una perdita
dell'autostima. In almeno 3 di
essi c'e' stata depressione dopo
gli episodi psicotici acuti, e i casi 3 e 4 sono in cerca di lavoro non
qualificato, cio' che indica alla
persistenza di una bassa autostima. Il caso 1
maschera i suoi segni di
depressione con l'abuso di stimolanti, alcol e droga.
Non
sono in grado di chiarire perche' questi sintomi e
condizioni mentali portino ad una evoluzione
psicotica. Per di piu', per il fatto
che non conosciamo tutte le variabili in gioco, e che solo una
piccola parte di coloro che interrompono
studi di tipo scientifico diventano psicotici.
Comunque,
l'averne trovati 4 casi in due anni induce a pensare
che questa evoluzione non sia un
evento raro, con pesanti sequele.
La possibilita' di una terapia adeguata in
alcuni di questi studenti prefigura un
nuovo approccio ad un problema scarsamente considerato dai neuro-psichiatri.
L'aver
attirato l'attenzione sulla
interruzione degli studi e
l'evoluzione psicotica potrebbe meritare un qualche interesse in quella
che io ritengo essere di fatto una terra di nessuno.
(Altri 4 testi su questo argomento)
Bibliografia
Brod J., Cachovan M., Bahlmann J., Bauer G.E., Celsen B., Sippel R.,
Hundeshagen H., Feldmann U., Reinhoff O.: Haemodynamic changes during acute
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Lundbrook J., Vincent A.H.: The effect of mental arithmetic on hand
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normotensive and hypertensive subjects, and its modification by beta-adrenergic
receptor blockade. Br. J. Clin. Pharmacol. 1977, 4: 469-474.
Stampato su Riv. It. Disturbo Intellet.
1995, 8: 85-92.
42100 Reggio Emilia
(Italy)
renatococchi@libero.it
Testo in inglese
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