INTERRUZIONE DEGLI STUDI IN STUDENTI
DI FACOLTA' SCIENTIFICHE E RISCHIO
DI EVOLUZIONE PSICOTICA: QUATTRO CASI MASCHILI

Renato COCCHI, neurologo e psicologo medico

(Altri 5 testi su questo argomento)

Riassunto.

 

Studenti  di scuole superiori o di facolta' scientifiche che  hanno  interrotto gli  studi  e  che  in passato avevano mostrato  particolari  capacita'  per  la matematica  sono stati indicati come a rischio di psicosi (Cocchi R.:  Ital.  J.  Intellect.  Impair.  1994,  7:  29-38).   Questo  articolo  presenta  le  storie personali di quattro studenti universitari osservati nell'arco di due anni in un reparto psichiatrico.

 Tutti   quattro erano maschi, con eta' da 21 a 32 anni, che avevano  completato con successo una scuola media superiore ad indirizzo scientifico.

Tutti  avevano mostrato  particolari  capacita' per la matematica ed avevano  intrapreso  delle facolta' scientifiche (Economia e Commercio, e Ingegneria).    Ognuno   di  essi  ha  sofferto  di  un  disturbo  psichiatrico,  una   psicosi schizofrenica,  in due, una depressione psicotica, nel terzo, una dipendenza  da alcol e da droghe, con tratti psicotici, l'ultimo.


 Per  quanto riguarda lo studio, i due piu' anziani hanno ormai  definitivamente abbandonato   l'universita',  mentre  gli  altri  due  sembrano  aver   soltanto interrotto temporaneamente l'universita'.


Parole chiave: studenti, facoltą scientifiche, interruzione degli studi, evoluzione psicotica.


Testo in inglese

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Nei  mio  articolo  precedente,  ho  affermato  che  alcuni  di  quelli  che interrompono  studi scientifici di scuola media superiore o universitari sono  a rischio  di evoluzione psicotica (Cocchi, 1994). Non sono in grado di  valutare l'incidenza  di  questo destino, ma lo ritengo sicuramente diverso da  cio'  che capita  a  coloro  che hanno interrotto scuole medie  superiori  o  facolta'  ad indirizzo umanistico.

Intendo  presentare  qui  di  seguito le storie  di  quattro  soggetti  seguiti personalmente nella nostra clinica durante gli ultimi due anni.  

 

Casistica.

Caso 1: maschio, di 24 anni, studente universitario di Economia e Commercio. Il padre  ha chiesto una visita ambulatoriale e un aiuto per una  disintossicazione da alcol e da droghe.
Dopo  alcuni  anni ed esami passati con buoni voti, e'  diventato  incapace  di concentrarsi. Una quantita' di pensieri parassitari gli impedisce di memorizzare cio'  che  sta  leggendo,  e  ha bisogno di  leggere  molte  volte  il  medesimo paragrafo.

Ansia e depressione sopraggiunte lo hanno portato ad aumentare la quantita'  di alcolici, specie birra, di cui tendeva ad abusare fin dall'eta' di 17 anni.  Per di  piu'  ha  fatto  uso di cannabis, e di dosi  non  mediche  di  flunitrazepam (ROYPNOL).

Durante la visita era chiaramente incapace di prestare una attenzione sostenuta a  cio'  che  gli veniva chiesto. Sono apparsi evidenti  tratti  psicotici  come delirio nichilistico, affettivita' inappropriata e deterioramento sociale.  Dopo  molte parole, e dopo aver insistito nel suo interesse nel completare  gli studi  universitari,  fu  convinto ad ricoverarsi  immediatamente  nella  nostra clinica.

Il  padre non pote' dare alcuna informazione sulla vita fetale e sul parto  del figlio, ma non ricordava nulla di anormale. Il ragazzo aveva aveva completato la Ragioneria dove aveva mostrato maggiori capacita' per la matematica.  Spiego'  che si serviva dell'alcol per combattere l'ansia, della  cannabis  per sentirsi  meglio  e del flunitrazepam per affrontare gravi disturbi  del  sonno.  Anche  il  fumo  delle sigarette era piu' elevato della  media.  Parlo'  di  una mancanza di interesse per la sua vita sessuale.


Lo  abbiamo trattato con diazepam, metadoxina, piridossina e  acido  ascorbico, tutti    in    fleboclisi;   con   silimarina,    promazina,    delorazepam    e gammaidrossibutirrato per via orale. Ha dormito tutta la notte e il giorno dopo non  mostrava  alcun problema particolare ne' sintomi somatici di  astinenza,  ma comincio' a dire che non poteva restare in clinica.


Quando il padre torno' a visitarlo, nella mattinata del terzo giorno, chiese di essere  dimesso,  cosa che fu fatta "contro il parere dei sanitari".  I  sintomi "psicologici"   dell'abitudine   tossicomanica  lo  avevano  in   qualche   modo sopraffatto.

Personalmente  credo che stesse usando l'alcol, la cannabis e il  flunitrazepam per  evitare una evoluzione psicotica, e che ora temeva di perder  il  controllo della  sua integrita' psichica. Naturalmente sto parlando di meccanismi  che  si sono svolti a livello non razionale.

 

Caso  2: maschio, di 21 anni, studente universitario di Economia  e  Commercio.  Viene  da  una famiglia di separati e vive con la madre. Quest'ultima  mi  aveva chiesto una visita perche' il figlio "era molto nervoso". 

Nato a termine da parto indotto con farmaci, soffri' di grave gastroenterite al primo  anno di vita. Dopo aver concluso l'Istituto Tecnico Industriale,  in  cui aveva  mostrato  particolari  capacita'  per  la  matematica,  si  era  iscritto all'universita'.

Fin  dalla fine del primo anno di universita', si accorse di avere sempre  piu' pensieri  parassitari che gli impedivano di studiare a causa della  mancanza  di concentrazione. Per questo gli fu impossibile dare esami.  Questa condizione di difficolta' di apprendimento lo convinse ad anticipare  il servizio militare, con la speranza di liberarsi dal disturbo tramite un  periodo di  attivita'  non  intellettiva. 

Alla prima visita,  era  in  servizio  in  un aeroporto, a circa 80 km da casa. Sintomi  psichiatrici evidenti erano comparsi verso la fine dell'inverno  e  si erano  intensificati  man  mano che i mesi passavano.

Cinque  mesi  piu'  tardi, durante  la visita che gli feci subito prima dell'ingresso nella nostra  clinica fui in grado di accorgermi che era a mezzo centimetro da una psicosi manifesta.  Era incapace di controllare il corso del pensiero, per cui spesso non  prestava attenzione a chi gli parlava. C'erano idee persecutorie, allucinazioni uditive a partenza  interiore,  e l'impressione che gli altri gli  rubassero  i  pensieri.  Senza sentire dolore si era ferito spegnendosi le sigarette nel palmo delle mani e sotto la pianta dei piedi.

La madre riferi' che aveva bisogno di vedersi spesso allo specchio, e che aveva avuto  atti  aggressivi  verso  di lei e verso la sua  ragazza,  fatti  che  lui confermo'.  In alcuni giorni diventava improvvisamente pallido, e  alcune  volte aveva come avuto bisogno di scaricarsi dicendo parolacce e bestemmie. Ora  aveva paura  di  essere abbandonato, e in passato aveva creduto di  essere  un  figlio adottivo.

Ogni volta che era fuori servizio e ne otteneva il permesso, correva a casa anche di notte, guidando a grande velocita'. Non riferiva ansia o depressione, benche' alcuni comportamenti fossero  proprio riferibili  a queste. Erano anche presenti una perdita dell'appetito e un  grave disturbo del sonno.

Lo  psichiatra  che  lo aveva visitato in precedenza aveva  fatto  diagnosi  di depressione  reattiva,  e aveva prescritto alcuni  antidepressivi  ed  ipnotici, senza risultati tangibili. Due giorni dopo che lo avevo visitato in  ambulatorio entro' nella nostra clinica. Ci resto' per 33 giorni ed ebbe anche una valutazione psicologica ((Raven  PM38 =  51/60; MMPI: scale patologiche: F, 1.HS, HS+5K, 2.D, 3.HY, 7.PF,  PT+1K,  SC, SC+1K). L'EEG risulto' del tutto normale.

Durante  i primi 18 giorni la terapia fu fatta con aloperidolo,  carbamazepina, delorazepam,  biperiden,  un composto di acesparagina + citrullina +  glicina  + tiamina + cianocobalamina + calcio gluconato (BIOTASSINA), flufenazina decanoato e clorpromazina. Camparsi  evidenti  sintomi depressivi, fu interrotta  la  somministrazione  di clorpromazina  e  di BIOTASSINA, e si comincio' una terapia  antidepressiva  con viloxazina, nortriptilina e piritinolo.

Alla  dimissione scrissi nella cartella questa valutazione finale: "Benche'  il suo comportamento sia molto migliorato, ha scarso controllo degli impulsi e  una capacita'  ridotta  di gestire le relazioni interpersonali. Ci  sono  rischi  di ricadute."

Nei cinque mesi successivi alla dimissione ha avuto 3 controlli. La depressione iniziale  era scomparsa, ma non aveva voluto riprendere gli  studi  universitari preferendo  cominciare un corso per riparatore di computer. La sua capacita'  di studiare era ritornata quasi del tutto efficiente.

 Come  ultima  terapia  in  corso,  avevo  prescritto  glutammina,   piritinolo,  piridossina,   e   basse  dosi  di   carbamazepina,   aloperidolo,   viloxazina, nortriptilina e delorazepam. Ultimo controllo (06.06.95): ha finito il corso per riparatore di computer,  ma ha  anche  superato.  all'universita', un esame scritto di  matematica,  con  un punteggio  che e' risultato il secondo piu' alto. Non ha sintomi di psicosi,  ma ci sono ancora modesti segni di depressivita'.

 

Caso 3: maschio, di 24 anni, ha interrotto gli studi di Ingegneria. Ha avuto il suo  primo episodio psicotico a 20 anni, e ha smesso di studiare dopo due  altri ricoveri  in  reparto psichiatrico. In seguito ad una ricaduta  subito  dopo  la dimissione  dal  quarto ricovero, il medico di famiglia gli  ha  consigliato  la nostra clinica, in cui e' entrato di buon grado. Stava assumendo aloperidolo, triexifenidile ed un alto dosaggio di bromazepam. 

Fino a quattro anni fa questo giovane non aveva disturbi mentali. Era stato uno studente  brillante  al  Liceo Scientifico, con  particolari  capacita'  per  la matematica  e per la speculazione filosofica. La sua vita aveva avuto  un  corso molto regolare, con molteplici interessi, ed era sempre stato disponibile a fare quanto  riteneva  i genitori si aspettassero da lui. Oltre a studiare  piano  al Conservatorio, aveva fatto dell'atletica in maniera regolare e competitiva.

Come studente  di  Ingegneria aveva dato un certo numero di esami  del  biennio,  con ottimi  voti,  precedentemente  all' entrata per la prima volta  in  un  reparto psichiatrico. I suoi disturbi mentali erano insorti in primavera, con idee di  influenzamento negativo, e di furto del pensiero. Per questo aveva consultato una fattucchiera. 

Dopo  circa  tre mesi, in pochi giorni era peggiorato, con  perdita  totale  del sonno,  delirio  di  persecuzione,  aggressivita'  verso  i  genitori,  disturbi dell'Io,  incoerenza dei pensieri e peggioramento delle relazioni sociali. 

Dopo trattamento   ospedaliero  con  farmaci durato 21  giorni,  venne  dimesso  come migliorato, con la diagnosi di "episodio psicotico acuto".  Benche' avesse continuato a domicilio la terapia con i farmaci, due anni  dopo, in  febbraio  e in ottobre ebbe due nuovi scompensi che richiesero  entrambi  il ricovero  ospedaliero.  In  tutte  due i casi  ha  avuto,  come  caratteristiche principali,  disturbi  del  tono dell'umore  e  aggressivita'nei  confronti  dei genitori. Nel  frattempo  era riuscito a finire gli esami del biennio di  Ingegneria  con ottimi  voti.

A quel che ha detto, prima di ogni ricaduta e dopo un  periodo  di studio  accanito  saltavano fuori la mancanza di concentrazione e  dei  pensieri parassitari.  Era la stessa cosa capitata quando aveva avuto il  primo  episodio psicotico. Non  gli  fu piu' possibile continuare lo studio della musica,  e  comincio'  a sentirsi  svuotato di energia, in confronto a come stava prima  della  malattia.  Prese la decisione di interrompere l'universita'.

Nell'ottobre del suo 24.mo anno ha avuto la sua terza ricaduta e il suo  quarto ricovero. Un mese prima aveva cominciato ad essere irritabile, a prendersela con i  famigliari,  a non trovar pace, a non voler piu' aver rapporti  con  i  pochi amici  che  gli  erano rimasti. Se ne stava chiuso in  camera.  In  risposta  ai genitori  che  lo  pregavano  di  prendere  le  medicine  che  gli  erano  state prescritte, aveva aggredito la sorella, e distrutto dei mobili.

Dimesso  dopo  pochi  giorni  di  ricovero,  circa  due  settimane  dopo  aveva ricominciato  ad  essere  estremamente irritabile. Per questo aveva  chiesto  il ricovero nella nostra clinica.

Durante i 21 giorni di quello che e' stato il suo quinto ricovero ha avuto  tre episodi di rabbia e aggressivita' verbale contro il personale, cosa che richiese un  aumento della dose dei neurolettici. Non accetto' una serie di colloqui  con la  psicologa  e tutti i medici con cui era stato a colloquio  riferirono  delle difficolta' di contatto con lui. L'EEG non mostro' alcunche' di anormale.

Chiese di lasciare la clinica, attribuendo alla sua condizione di ricoverato l'ansia  e la facile irritabilita'. Come   terapia  domiciliare  gli  fu  prescritto   clorpromazina,   clotiapina, bromazepam  e  bassi  dosaggi  di  carbamazepina,  paroxetina,  amitriptilina  e flunitrazepam.

Fu da me rivisto a visita ambulatoriale per due volte in 3 mesi.  Non  aveva  piu'  avuto episodi di irritabilita' e aggressivita',  per  cui  ho potuto  ridurre  la  dose dei neurolettici. Sembra che lui  e  la  sua  famiglia abbiano  accettato la sua malattia come un fatto di "sfortuna". Era presente  un deciso  rifiuto di riprendere l'universita' ed era alla ricerca di un lavoro  da operaio. Ho annotato nella sua cartella ambulatoriale che la depressione e la  riduzione delle relazioni sociali non erano ancora state superate.


Caso  4:  maschio, di 34 anni, gia' studente di Ingegneria. Dopo aver  dato  12 esami con ottimi voti (cio' che corrisponde a circa 3 anni di corso su  cinque), ha abbandonato gli studi. Quando faceva il Liceo Scientifico, i suoi  insegnanti lo  giudicavano  un  ragazzo  molto dotato, con  capacita'  eccezionali  per  la matematica.

Dal  terzo  anno di corso in Ingegneria noto' che faceva sempre piu'  fatica  a studiare per mancanza di concentrazione e di memoria. Successe che il bisogno di rileggere da capo piu' volte ogni paragrafo rallento' il ritmo dei suoi esami.  Benche' faticasse molto, andava comunque avanti, ma intanto erano cominciati ad affiorare dell'ansia e dei dubbi sulle sue capacita' di riuscita.

A 23 anni,  in primavera,  non  gli  riusci' piu' di studiare perche'  si  producevano  sintomi somatici di stress come cefalea, nausea, conati di vomito, e diarrea.  Dopo  alcuni mesi di interruzione dello studio fu in grado di  sostenere  altri tre esami, ma con sempre maggiori difficolta'.

Per evitare di perdere ulteriore tempo, si affretto' ad anticipare il  servizio militare, sperando che una attivita' mentale meno intensa gli avrebbe portato un certo beneficio. Un  anno e mezzo piu' tardi, completato il servizio militare, si accorse che  i suoi disturbi non erano diminuiti, per cui decise di abbandonare Ingegneria e di trasferirsi alla Facolta' di Fisica.

Esami piu' difficili e la ricomparsa  degli stessi  sintomi quando studiava lo fecero diventare depresso, con sensazioni  di inadeguatezza, abulia ed isolamento sociale. Alla fine abbandono'  l'universita' e consulto' uno psichiatra.

Quando lo vidi per la prima volto, otto anni dopo, stava prendendo aloperidolo, biperiden,  amitriptilina  e bromazepam. Aveva una depressione  grave  e  tratti psicotici congruenti con il tono dell'umore. In  quel periodo non aveva alcun lavoro. Negli anni trascorsi aveva fatto  solo tre  mesi  di  lavoro su un anno e mezzo, impiegato  dal  servizio  sociale  del comune.  Disse che era l'unico lavoro che era riuscito a fare, a causa  del  suo scarso livello di energia.

Dopo due ricoveri nella nostra clinica, entrambi in primavera, fui in grado  di trattare  con  buoni  risultati la sua depressione.

Da un anno  la  terapia  era stabile  e comprendeva basse dosi di aloperidolo, delorazepam,  amitriptilina  e valpromide, tutti di sera. Nondimeno persistevano atteggiamenti pessimistici sul proprio  futuro  e speranze di trovare un lavoro stabile da  operaio,  anche  di basso livello.

 

Discussione.

Questi  quattro  casi  hanno molte caratteristiche  in  comune.  Tutti  quattro riguardano  giovani maschi che avevano finito con successo una scuola  superiore di  tipo  scientifico. Tutti avevano particolari abilita' per  la  matematica  e tutti  avevano  cominciato  facolta'  scientifiche  (Economia  e  Commercio,   e Ingegneria).

Ognuno di essi aveva avuto una malattia psichiatrica, una psicosi schizofrenica nei  casi  2  e  3,  una depressione con tratti psicotici  nel  caso  4,  e  una dipendenza  da  alcol e da droghe nel caso 1. Per quanto riguarda lo  studio,  i casi 3 e 4 lo hanno lasciato definitivamente, mentre per ora i primi due  casi sembrano solo sembrano avere solo temporaneamente interrotto la loro carriera di studenti universitari.

Mentre il caso 2 ha ricominciato a studiare, anche per gli esami  universitari, la  grave dipendenza da alcol e da droghe del caso 1 mi permette di pensare  con difficolta'  ad un esito favorevole. Secondo me, questo giovane adulto di  fatto oscilla tra il rischio di una overdose (alcol piu' flunitrazepam) e l'evoluzione verso una psicosi conclamata. Il suo rifiuto di smettere e di intraprendere  una disintossicazione  medica  puo'  essere  il modo  di  mantenere  una  specie  di automedicazione maladattata (Cocchi e Tornati, 1977).
 Il  legame tra capacita' per la matematica ed evoluzione psicotica  non  sembra casuale  anche  se  indiretto.  Posso azzardare  qui  soltanto  una  indicazione grossolana,  avendo  ben  in  mente che questa porta ad  una  ipotesi  tutta  da verificare, se possibile.

Si possono suddividere le capacita' per la matematica in due tipi di attivita'.  L'una  e'  il  calcolo, le cui aree cerebrali le  cui  aree  cerebrali  sembrano localizzate   nell'emisfero   cerebrale   di   sinistra;   la   seconda   e   la rappresentazione  spaziale  dei problemi algebrici, che forse  e'  piu'  attuata nell'emisfero cerebrale di destra (Grafman et al., 1982).  Ora  devo  ricordare  il calcolo e' in grado di indurre  un  cosiddetto  stress mentale.  Negli  esami  cardiologici,  un calcolo  attuato  con  la  sottrazione continua di 17 da un numero di 4 cifre e' una tecnica standardizzata che  altera un certo numero di parametri cardiaci (Ludbrook e Vincent, 1974; Nyberg,  Graham e Stokes, 1977; Brod et al., 1979). Un elettrocardiogramma in corso rivela   che il  soggetto sottoposto a questo test puo' rischiare una caduta della  pressione arteriosa o anche una sincope. Devo ricordare questo fatto solo per sottolineare che  il  calcolo da' origine ad un tipo di stress i cui effetti  aspecifici  sul cuore  sono ben noti. In altri termini, l'attivita' matematica puo'  determinare stress.

Naturalmente  questo  stress non puo' essere l'unica causa  di  una  evoluzione psicotica.  Tre di questi studenti ricordano chiaramente pensieri parassitari  e mancanza di concentrazione. Hanno detto che non riuscivano a memorizzare  quanto  stavano studiando. Pensieri intrusivi inibivano il progresso delle  informazioni dal  magazzino della memoria a breve termine al magazzino della memoria a  lungo termine.   

Quest'ultimo  sintomo e' rintracciabile sia nelle  nevrosi  che  nelle psicosi. Sembra  collegabile ad un temporaneo cambio di equilibrio tra i  due  emisferi, almeno  per  certe aree o funzioni, con riduzione della mobilita'  del  pensiero nell'emisfero  di  sinistra  e relativa prevalenza  dell'emisfero  cerebrale  di destra (Cocchi, 1994).

Per  quanto riguarda il caso 4, credo che sia un caso misto perche'  incoerente per  certi aspetti. Non ricorda pensieri intrusivi, e l'incapacita' di  studiare e'  esplosa  in  primavera, soprattutto come aumento di  fatica.  Piu'  che  una mancanza di concentrazione, come riportato nella sua cartella clinica, forse  ha avuto  una  incapacita' di attenzione e di memoria (Cocchi,  1994).  Quando  era studente al Liceo Scientifico aveva ottimi voti anche nelle materie  letterarie, pur essendo eccezionale in matematica.

La  perdita della capacita' di studiare ha colpito in maniera  profonda  questi quattro  studenti,  e  tutti ne hanno avuto una  depressione  secondaria  e  una perdita  dell'autostima.  In almeno 3 di essi c'e' stata  depressione  dopo  gli episodi psicotici acuti, e i casi 3 e 4 sono in cerca di lavoro non qualificato, cio'  che indica alla persistenza di una bassa autostima. Il caso 1  maschera  i suoi segni di depressione con l'abuso di stimolanti, alcol e droga. 

Non  sono  in  grado di chiarire perche' questi sintomi  e  condizioni  mentali portino  ad  una  evoluzione  psicotica.  Per di piu',  per  il  fatto  che  non conosciamo  tutte le variabili in gioco, e che solo una piccola parte di  coloro che interrompono studi di tipo scientifico diventano psicotici. 

Comunque,  l'averne  trovati  4 casi in due anni induce a  pensare  che  questa evoluzione non sia un evento raro, con pesanti sequele.

Conclusione. Quando  ho scritto il precedente articolo su quelli che interrompono gli  studi agli  ultimi anni di scuola superiore o all'universita', ho voluto  sottolineare un  evento  importante,  almeno in Italia. Proprio perche'  studenti  normali  o brillanti in passato, l'interruzione degli studi porta ad alti costi emotivi  ed economici per gli studenti, le loro famiglie e l'intera societa'. 

La possibilita' di una terapia adeguata in alcuni di questi studenti  prefigura un nuovo approccio ad un problema scarsamente considerato dai neuro-psichiatri.  Benche'  raro,  il  rischio  di evoluzione psicotica,  in  studenti  che  hanno interrotto studi di tipo scientifico, necessita di una sorveglianza attenta.  Se questo  diventasse la realta' i costi personali familiari e sociali  subirebbero un drammatico incremento.  

L'aver  attirato  l'attenzione sulla interruzione degli  studi  e  l'evoluzione psicotica potrebbe meritare un qualche interesse in quella che io ritengo essere di fatto una terra di nessuno.

(Altri 4 testi su questo argomento)

 

Bibliografia

Brod J., Cachovan M., Bahlmann J., Bauer G.E., Celsen B., Sippel R., Hundeshagen H., Feldmann U., Reinhoff O.: Haemodynamic changes during acute emotional stress in man with special reference to the capacitance vessels. Klin. Wochenschr. 1979, 57: 555-565. /p

Cocchi R. Problemes of attention and concentration leading to interruption in studying by high school and university students: A report on 4 typical cases. It. J. Intellect. Impair. 1994; 7: 29-38.

Cocchi R. Defective hemispheric dominance and cognitive behaviour: Speculative considerations. It. J. Intellect.Impair. 1994; 7: 19-27.

Cocchi R., Tornati A.: Psychic dependence? A different formulation of the problem with a view to the reorientation of therapy for chronic drug addiction.Acta Psychiat. Scand. 1977, 56: 337-346.

Grafman J., Passafiume D., Faglioni P., Boller F.: Calculation disturbances in adults with focal hemispheric damage. Cortex 1982, 18: 37-50.

Lundbrook J., Vincent A.H.: The effect of mental arithmetic on hand blood flow. AJEBAK 1974, 52: 679-686.

Nyberg G., Graham R.M., Stokes G.S.: The effect of mental arithmetic in normotensive and hypertensive subjects, and its modification by beta-adrenergic receptor blockade. Br. J. Clin. Pharmacol. 1977, 4: 469-474.

 

Stampato su Riv. It. Disturbo Intellet.  1995, 8:  85-92.

 

Corrispondenza: dr Renato COCCHI, via Rabbeno, 3

42100 Reggio Emilia (Italy)

renatococchi@libero.it

 

Testo in inglese

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