TERAPIA CON FARMACI DEL BRUXISMO,

COME MODULAZIONE DELLE RISPOSTE DI STRESS

Renato COCCHI, neurologo e psicologo medico

Riassunto

Se non prodotto da fattori occlusali, il bruxismo e' strettamente connesso con lo stress, come risposta aspecifica ad esso. Facendo seguito ad una esperienza decennale di trattamento con farmaci del bruxismo, con la modulazione delle risposte di stress in bambini Down, o psicotici o con altre forme di ritardo mentale, sono stati discussi i possibili meccanismi neuropatologici che collegano il bruxismo alla attivazione involontaria del muscolo massetere. La modulazione delle risposte di stress mediante farmaci viene spiegata in generale, e in particolare per il bruxismo, con il razionale per l' uso dei farmaci.

 Testo in inglese

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Prima che io tenti di spiegare il legame tra stress e bruxismo, devo fare un avvertimento. La mia conoscenza del bruxismo e' strettamente limitata al bruxismo nei soggetti con ritardo mentale, nei soggetti Down e in quelli con autismo o disturbi Generalizzati dello Sviluppo, in quanto io sono un neurologo e uno psicologo medico che si e' particolarmente interessato di questo tipo di pazienti.

Per questa ragione potrei avere un approccio e un linguaggio diverso da quello dei dentisti. Spero comunque di riuscire a farmi capire egualmente.

Definire il bruxismo

Questa e' la definizione di bruxismo che usero' per questo articolo.

Il bruxismo e' un comportamento parafunzionale della giunzione temporo-mandibolare che porta a digrignare o a stringere i denti. Quest' ultimo fenomeno non e' universalmente accettato come bruxismo vero e proprio.

In accordo con Palla, 1989, il bruxismo appartiene al "dolore e rumore della Giunzione Temporo-Mandibolare (GTM) uno dei tre sintomi-chiave utilizzabili per la diagnosi di Mioatropatia Somato-Gnatica."

Non tutti i dolori e rumori della GTM si riducono al bruxismo: C' e' dell' altro, ma io mi limitero' strettamente al bruxismo.

Per quanto si riferisce al contatto tra le due superfici dentali occlusali come risultato di questa malattia della GTM, si puo' avere:

- il digrignare i denti, quando i denti si sfregano insieme, quelli della mandibola contro quelli della mascella, con un rumore particolare e inconfondibile;

- il serrare i denti, quando i denti della mandibola premono con forza contro i denti della mascella;

- il battere i denti, quando i denti della mandibola battono contro quelli della mascella circa 1-4 volte per secondo.

Non credo che sia mio compito scrivere dei danni che possono risultare da questi tre fenomeni. I dentisti li conoscono bene.

Il digrignare i denti, il serrare i denti e il battere i denti sono tre aspetti della medesima malattia della GTM o sono cose diverse? Secondo me non appartengono alla medesimo disturbo della GTM, benche' siano tutti e tre sintomi di disturbo della GTM.

 

Il freddo, la paura e alcuni tipi di febbri infettive (ad es.: Febbre da polmonite batterica) inducono solo il battere dei denti. Il clostridium tetani induce solo i serrare i denti come avviene nella prima fase dell' accesso epilettico di grande male (fase tonica).

Come riportato in passato (Cocchi e Lamma, 1987) abbiamo ritrovato solo il digrignare i denti nei bambini con sindrome di Down.

Forse i dentisti possono addurre molti altri esempi, parte dei quali in grado di confutare la mia semplicistica categorizzazione, ma penso che i miei esempi siano utili per spiegare quanto ho appena scritto.

Incidenza e eziologia

Non c' e' pieno accordo sull' incidenza del bruxismo. Un rassegna recente fatta da autori belgi asserisce che la prevalenza media del bruxismo si situa attorno al 20% della popolazione giovane e adulta (De Meyer e De Boever, 1997).

Questo indica l' estensione di questo comportamento e la sua importanza dal punto di vista dentistico. Il bruxismo nei ritardati mentali ha una percentuale piu' alta, come riferito per adulti

istituzionalizzati da Richmond et al., 1984. Anche il dr Lamma ed io, in una serie consecutiva non selezionata di 366 soggetti con sindrome di Down (eta' media: 5 anni e 10 mesi) avevamo trovato nel 1987 una prevalenza del 41.80%.

Questa sub-popolazione che cresce ha questo disturbo assieme a molti altri e ha bisogno di attenzione accurata da parte dei professionisti di quest' ambito.

I sintomi piu' di frequente associati con il bruxismo sono, in ordine di percentuale: Rigidita' muscolare, dolore muscolare e limitazione dell' apertura della bocca, alterazione della GTM interna, limatura dei denti. Nessuno di questi sintomi appartiene solo al bruxismo, ma si possono trovare in altre mioartropatie somato-gnatiche, come riportato da Palla, 1989.

Per l' eziologia del bruxismo, c' e' stata una lunga disputa sull' argomento. Lo stress psicologico viene asserito come il fattore causale maggiore in accordo con i dati sperimentali, ma non spiega del tutto il bruxismo notturno (Morse, 1982).

Spesso sono state trovate particolari caratteristiche di personalita' che si attagliano sempre alla cosiddetta "personalita' nevrotica" con forte base genetica.

Palla, nel 1989, in riferimento a tutte le mioartropatie somato-gnatiche, punta sui fattori di stress, gli unici aventi evidenza sperimentale.

Per il bruxismo dei bambini Down, nel 1988 Lamma e Cocchi hanno sottolineato proprio lo stress a seguito di una farmacoterapia ex-juvantibus. Prima di proseguire, devo dire che ritengo lo stress responsabile del bruxismo, ma devo anche ricordare che lo stress psicologico e' solo un tipo di stress, e forse nemmeno il piu' importante.

Stress e buxismo

Per parlare di stress e di reazioni (o risposte) di stress in generale possiamo notare due tipo di reazioni di stress: stress con mancanza di energia e stress con un eccesso di energia. Tra queste due d' ora in avanti faro' riferimento alle reazioni di stress con un eccesso di energia, perche’ sono le uniche pertinenti al bruxismo.

A questo punto ho bisogno di definire il concetto di stress.

Per quanto non mi trovi interamente d' accordo, questa e' la piu' autorevole definizione di stress:

" ... si riferisce generalmente ad alterazioni fisiche o psicologiche in grado di intaccare negativamente l' omeostasi. (Cullinan et al., 1995).

In attesa di una definizione piu' precisa, nel 1996 ho proposto la seguente, come definizione operativa:

Noi possiamo chiamare stress un insieme di relazioni che collegano degli stressori esterni o interni, di origine fisica, chimica, biologica / metabolica e psicologica / sociale con reazioni aspecifiche di un organismo vivente. Queste reazioni derivano dalla modifica dell' omeostasi prodotta dallo stressore o dagli stressori e agisce come una via finale comune.

Come si puo' vedere, gli stressori psicologici sono solo una parte di tutti gli stressori, benche' di sicuro quelli piu' indagati. Le reazioni di stress possono derivare da stressori esterni, o interni o da entrambi. Una malattia di per se puo' agire anche come stressore interno (Loo e Loo, 1986). Lo stressore interno piu' frequente e' la caduta del livello di progesterone subito prima delle mestruazioni nella donna fertile. Le reazioni di stress a questo fatto costituiscono la sindrome premestruale, nessun sintomo della quale e' specificamente collegabile al progesterone (Cocchi, 1998; Mortola 1992; Mortola, 1997).

Il bruxismo puo' quindi essere dovuto a reazioni da stress interno, e io ritengo che questo e' quanto avviene nella sindrome di Down, per quel che e' la mia lunga esperienza.

Come faccia lo stress a indurre il bruxismo e' un grosso problema e non posso dare una risposta sicura in questo articolo. Posso solo formulare, ma non so quale sia la migliore, naturalmente se una delle due e' la migliore.

Ora sorgono almeno tre domande: come agisce lo stress fino a produrre bruxismo? Tutte le persone sotto stress hanno il bruxismo come sintomo di stress? Perche' il bruxismo si riduce con l' eta' ?

Si puo' essere d' accordo con me nel dire che la seconda domanda ha una risposta negativa. Non tutte le persone sotto stress reagiscono con il bruxismo. Questo e' un dato di comune evidenza. Per spiegarlo ci si puo' ricordare del concetto di "organo bersaglio", come organo corporeo privilegiato in cui le reazioni di stress si evidenziano in prima battuta.

Tra le altre possibilita' di reazione, c' e' chi reagisce allo stress con il bruxismo. Questi individui reagiscono allo stress solo a livello di GTM? Non sono in grado di dare una risposta certa a questa domanda perche' non ho esperienza in individui normali. Quanto alle persone con ritardo mentale posso dire che questo non e' vero, come abbiamo trovato di recente (Cocchi e Lamma, 1999)

Sulla terza domanda - Perche' il bruxismo si riduce con l' eta' ? - sorgono nuove difficolta'. Dire che il bruxismo si riduce con l' eta' non significa dire che il bruxismo scompare con l' eta'.

Sono stati riportati i casi di persone anziane senza denti o con protesi amovibili che bruxavano con le gengive.

Si sa che l' invecchiamento porta ad una condizione di ridotta abilita' nel contrastare lo stress (You, 1996; Pike et al., 1997; Friedman e Irwin, 1997; per le mucche, vedi Garcia-Belenguer et al., 1996).

Ma una ridotta prevalenza di bruxismo significa stress ridotto, mentre l' invecchiamento e' uno stressore. Siamo in presenza di differenti tipi di stress - stress che inducono bruxismo e stress che non inducono bruxismo - o l' eta' puo' rompere il legame tra stress e bruxismo in certe persone?

Se l' invecchiamento portasse ad uno stress con deficit di energia, la contraddizione troverebbe una via d' uscita, ma non ho letto nulla a questo proposito.

Alla ricerca di una possibile patogenesi del bruxismo:

Legami neuronali cerebrali

Ora si deve discutere sulla prima domanda: Quali condizioni del cervello sotto stress possono portare al bruxismo in persone recettive?.

Come ho detto prima, si possono elaborare. Quella che segue e' la piu' semplice.

Lo stress produce usualmente uno squilibrio dei nuclei del trigemino, particolarmente del nucleo motorio del nervo trigemino con una iperstimolazione dello stesso. Questa stimolazione agirebbe direttamente sul muscolo massetere (e sul muscolo temporale, ma in misura ridotta) inducendo per questa via il bruxismo.

 Naturalmente non ho alcuna conferma di questa ipotesi ed ho pensato ad essa solo per analogia. In molti bambini con sindrome di Down con strabismo convergente la terapia antistress da me prescritta fu in grado di correggere tale strabismo (Cocchi 1991).

Occorre ricordare che i nuclei dei nervi oculomotori sono situati nel mesencefalo e nel ponte e che questo tipo di strabismo puo' essere dovuto ad una paralisi del muscolo retto laterale a seguito di una anomala funzionalita' (bassa funzionalita' ) del nucleo del nervo abducente. Ugualmente si potrebbe avere pero' un eccesso di funzionalita’ del muscolo retto mediale per eccessiva stimolazione del nucleo del nervo adducente.

Nel bruxismo non c' e' una ridotta funzione ma un eccesso di stimolazione del nucleo motorio del nervo trigemino, e questo fatto apparenta di piu' questa ipotesi con l' iperfunzione del muscolo retto mediale nello strabismo convergente che con quella di una primitiva ipofunzione del muscolo retto laterale.

D' altra parte, devo dire che la stessa farmacoterapia antistress riduce o fa scomparire sia il bruxismo che lo strabismo nei bambini Down. La seconda ipotesi e' molto complicata. Piu' che nel sistema limbico, il glutammato ipotalamico, aumentato a causa dello stress, eccita a sua volta i nuclei del vago (il nucleo dorsale, il nucleo del tratto solitario e il nucleo ambiguo. Ma fibre afferenti dal nervo glosso-faringeo e dal vago danno collaterali al nucleo spinale del nervo trigemino. Lo stesso fa una fibra afferente del nervo facciale (Lippert, 1998).

Il nucleo motorio del nervo trigemino sara' iperstimolato dalla normale coordinazione tra nuclei sensoriali e nuclei motori del medesimo nervo.

L' effetto anti-bruxismo del propranololo, un beta-bloccante, riportato di recente (Sioeholm et al, 1996; Amir et al, 1997), l' effetto di induzione di bruxismo della apomorfina e quello indifferente (Gomez et al 1998) o induttore di bruxismo dell' aloperidolo (Amir et al., 1997) suggeriscono che la dopamina puo' essere coinvolta in questo comportamento, in quanto tale o come precursore della noradrenalina e della adrenalina.

Alla ricerca di una possibile patogenesi del bruxismo:

L' aggiunta di meccanismi periferici.

Per quel che riguarda i meccanismi colinergici durante lo stress, devo richiamare l' attenzione sulla possibilita' di una aumentata sintesi periferica di acetilcolinica (Ach) a seguito di un ridotto turnover della ACh cerebrale e dell' accresciuto efflusso di colina, il suo precursore, dal cervello (vedi in seguito). Una maggiore disponibilita' di acetlcolina nel muscolo massetere potrebbe essere responsabile delle fascicolazioni spontanee che si possono osservare in molti individui nevrotici in condizione di riposo della GTM.

D' altro canto una maggiore quantita' di Ach aumenta il tono e la forza del muscolo per una azione prolungata sulla placca neuromuscolare.

Non sono sicuro a questo proposito, ma ritengo che l' abitudine di masticare la gomma americana possa essere un comportamento consumatorio in molti individui, proprio per ridurre questo eccesso di Ach. Se fosse cosi' , le persone che aumentano l' ACh periferica durante il sonno potrebbero aver bisogno di masticare la gomma fin dalla prima mattina.

Alla ricerca di una possibile patogenesi del bruxismo:

Altri meccanismi cerebrali

Il bruxismo notturno insorge per l' aumento della azione del glutammato, a cause del suo consumo ridotto quando i nervi afferenti sensoriali, che lo utilizzano come neurotrasmettitore, sono a riposo o funzionano al minimo nel sonno.

Il bruxismo notturno puo' comparire dopo 18 minuti di addormentamento. La maggior parte del bruxismo e' stata vista comparire nella fase 2 del sonno e nella fase REM ed e' stata collegata con un meccanismo di aumentato arousal (Bader et al, 1997)

I neurotrasmettitori coinvolti nel bruxismo sono gli stessi che sono coinvolti nello stress: GABA, come il primo a rispondere allo stress con riduzione della inibizione A GABAergica; di nuovo il GABA per l' aumento della inibizione B GABAergica, per questa via inibendo il turnover della ACh. della dopamina e della serotonina. Quest' ultima monoamina cerebrale non sembra direttamente implicata nel bruxismo.

Il glutammato aumenta a causa della sua ridotta trasformazione in GABA, a seguito di un meccanismo di controllo a feedback. Se si tien conto delle esperienze con il propranololo, sembrano implicate anche la noradrenalina e l' adrenalina.

Preludio alla terapia con farmaci:

1. La modulazione con farmaci delle risposte di stress

Da quel che avete letto, ci sono almeno due modi per affrontare il bruxismo: La terapia con il propranololo, per il bruxismo notturno, e la terapia antistress per il bruxismo diurno e notturno.

Sono diverse perche' la terapia con propranololo desensibilizza il recettore finale o uno dei recettori finali (il recettore beta dell' adrenalina). La terapia antistress ha lo scopo di innalzare le soglie antistress e per questa via di ridurre il bruxismo come sintomo di stress.

Nel primo caso il referente e' il bruxismo, nel secondo e' lo stress e lo si deve diagnosticare in maniera accurata.

Per capire la modulazione delle risposte di stress con farmaci si deve fare un breve e grossolano sommario di alcuni dei meccanismi neurochimici implicati nelle reazioni corporee allo stress cronico.

1. Azione diretta dello stress sui recettori GABAergici di tipo a; questi modificano la loro conformazione e in questo modo riducono la inibizione GABAergica di tipo A (Horger e Roth, 1995);

2. La riduzione del consumo di GABA da parte dei recettori A significa piu' GABA nella chiave sinaptica (Cocchi, Patrucco, Zerbi, 1987);

3. Ne consegue un aumento della inibizione GABAergica di tipo B che, a sua volta, inibisce l'ACh cerebrale (Scatton e Bartholini, 1980), la serotonina (Scatton et al., 1986); Per l'ACh, il suo ridotto turnover sembra portare a una ridotta sintesi cerebrale, con riduzione del trasporto di colina attraverso la barriera emato-encefalica del meccanismo di captazione ad alta affinita' (Hope, 1979). Per quanto si attivi un meccanismo di trasporto a bassa affinita' (Hope, 1979) ci sara' piu' colina a disposizione per la sintesi periferica di ACh.

Inoltre e' stato trovato un efflusso di colina dal cervello nelle persone anziane e nelle condizioni di ridotto apporto alimentare (Klein, Koppen e Loffelholz, 1990; Klein et al., 1992), entrambi fattori di stress, secondo il punto di vista di questo articolo.

Il possibile aumento dell' ACh periferica dovuto ad un aumento di sintesi durante lo stress corrisponde a molti dati clinici ed e' anche stato trovato sperimentalmente per quel che riguarda il distretto vagale (Hata et al., 1986; Kita et al., 1986).

Il ridotto turnover di ACh cerebrale (con minore necessita' del precursore, la colina) sembra avere quindi il suo fattore causale in una aumentata inibizione colinergica dovuta alla stimolazione B GABAergica (Williford et al, 1981; Goto et al., 1985).

Tutto questo potrebbe spiegare, almeno in parte, l'aumento della forza delle risposte parasimpaticotoniche / vagali.

4. Si aggiunge l'increzione periferica compensatoria di adrenalina (Zigmond, Finlay e Sved, 1995), e di glucocorticoidi (Sorg e Kalivas, 1995), con azione immuno-soppressiva (Dhabhar et al., 1996; Haessig et al., 1996; Dantzer, 1997; Friedman e Irwin, 1997).

5. Piu' GABA nella chiave sinaptica fa ridurre a ritroso l'attivita' della GAD (Baxter, 1976, Loescher 1980) con ridotta trasformazione del glutammato in GABA.

6. L'eccesso di glutammato, oltre ad essere eccitatorio e alla fine neurotossico (Rothman e Olney, 1986), sembra aumentare la dopamina mesofrontale (Horger e Roth, 1995).Per quanto sia un dato controverso, sembra che accada la medesima cosa per l'attivita' della noradrenalina del Locus Coeruleus, la piu' grande struttura cerebrale per questo neurotrasmettitore (Zigmond, Finlay e Sved, 1995).

L'eccitamento glutammergico di cellule di alcune zone ipotalamiche, in particolare quelle dorso-mediale e paraventricolare, stimola del nucleo dorsale del vago e del nucleo del tratto solitario con la conseguenza di aumentare la stimolazione vagale degli organi periferici (Kunos e Varga, 1995; Yoneda e Tache', 1995; Brann, 1995; Pluzhnichenko, 1997).

7. Il ridotto turnover della serotonina, oltre a produrre depressivita' dell'umore, puo' inibire la risposta antidolorifica periferica a partenza dal Rafe Magno.

Naturalmente questa e' solo una cornice di riferimento molto semplificata, ma e' un buon punto di partenza.

2. La scelta dei farmaci per modulare le risposte di stress

C'e' un sempre maggior interesse nel trattamento farmacologico dello stress (Davidson, 1997).

La modulazione con farmaci delle risposte di stress agisce prevalentemente sul GABA e sui meccanismi cerebrali ad esso correlati e il suo risultato ha un effetto diretto sull'EEG. La valutazione quantitativa dell'EEG sembra uno strumento utile per valutarne l'azione nel tempo, come ho fatto in persone anziane con disturbi cognitivi (Cocchi, 1996).

In accordo con quanto appena scritto, i punti focali su cui agire con i farmaci sono:

1. Interventi basilari:

- aumentare l'inibizione GABAergica di tipo A;

- diminuire l'increzione GABAergica di tipo B;

- aumentare l'efficienza della GAD.

Di per se stessi questi interventi portano anche a:

- riduzione dell' increzione cortisolica e del compenso adrenergico periferico, per ridotta attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrenali (Buckingham, 1998; Schedlowski e Schmidt, 1996);

- riduzione del possibile eccesso di glutammato per una accresciuta sua trasformazione in GABA;

- riduzione della B GABAergica inibizione del turnover della ACh e della serotonina.

2. Altri interventi collegabili a sintomi specifici:

- aumento della sintesi di acetilcolina, se necessario;

- diminuzione sia dell'efflusso vagale e della aumentata potenza delle risposte vagali.

- aumento della serotonina cerebrale per alimentare la risposta antidolorifica serotoninergica;

- agire sulla dopamina. Quest'ultimo intervento potrebbe richiedere l'aiuto di uno specialista esperto in grado di valutare la direzione del sintomo dopaminergico attuale.

Trattandosi di eventi a cascata con il loro punto di partenza nella riduzione della inibizione GABAergica di tipo A, teoricamente si potrebbe usare anche un farmaco solo, una benzodiazepina (Schoch et al., 1985).

Questa non e' la via migliore per affrontare il problema, perche’ necessitera' di alti dosaggi, che a loro volta produrranno effetti collaterali (sonnolenza e rilassamento muscolare). Inoltre possono indurre una nuova quota di reazioni di stress (stress chimico dovuto alla natura estranea dei farmaci ( Antelman, 1988; Cocchi 1998; Covelli et al., 1998).

Per mia esperienza, specie in bambini Down ed autistici (Cocchi, 1996), e' meglio usare:

- una benzodiazepina a bassa dose, per agire sui recettori GABAergici di tipo A (es.: clobazam 10-20 mg; diazepam 3-12 mg: dosi giornaliere). Le benzodiazepine, come farmaci antistress, riducono l'increzione cortisolica (Bruni et al. 1980; Viukari, 1983).

- un calcio-antagonista centrale come nimodipina, verapamil, o meglio, carbamazepina (Crowder e Bradford, 1987) per ridurre l'inibizione GABAergica di tipo B (Liron et al., 1985; Borman, 1988). Per la carbamazepina, 200-400 mg al giorno sembrano la giusta dose media.

La riduzione della inibizione GABAergica di tipo B sulla ACh cerebrale potrebbe fermare, o almeno diminuire l'efflusso di colina dal cervello.

- piridossina (o vit. B6, 150 mg al giorno) che agisce come cofattore di tutte le decarbossilasi, compresa quella dell'acido glutammico (GAD);

 - se necessario, il piritinolo (100 mg al giorno), un buon mezzo per aumentare la sintesi cerebrale di ACh (Blusztajn e Martin, 1988; Greiner, Haase e Seifried, 1988; Toledano e Bentura, 1994). Un aumento della sintesi di ACh cerebrale riporta alla normalita' la sintesi di ACh periferica, riducendone l'apporto di colina per la sua aumentata captazione attraverso la barriera ematoencefalica.

- se lo si ritiene opportuno, si puo' aggiungere una dose di antidepressivo a basso dosaggio.

I meccanismi serotoninergici hanno anch'essi spesso bisogno di essere riequilibrati. A questo scopo si usa una dose bassa di antidepressivo, capace di potenziare l'azione antidolorifica serotoninergica discendente a partenza dal Rafe.

Si possono usare vari antidepressivi, sia triciclici che SSRI e se ne puo' aumentare l'azione incrementando la sintesi della serotonina con il suo precursore diretto, il 5-idrossitriptofano (5-HTP). La vit.B6, come coenzima della decarbossilasi che trasforma il 5-HTP in serotonina ha gia' il suo spazio in questa terapia.

- se opportuno, in accordo con i sintomi attuali, si puo' agire sulla dopamina per breve tempo, sia usando un antidopaminergico (aloperidolo o perfenazina a dosi molto basse) sia un pro-dopaminergico come l'amantadina.

- l'intera riduzione delle risposte di stress, riducendo l'increzione cortisolica, contrasta la riduzione dell'immunita’ cellulo-mediata (Dhabar et al., 1996; Haessig et al., 1996; Cocchi, 1999).

- l'aumentata sintesi di GABA riduce l'eccesso di glutammato e per questa via riduce l'increzione di oppiati endogeni (Stout, Kilts e Nemeroff, 1995). Meno glutammato ipotalamico decresce la stimolazione dei nuclei del vago, che sono i responsabili dell'aumento di tutte le risposte vagali parasimpatiche in condizioni di stress, gia' con un eccesso di energia (Brann, 1995).

E' evidente che una politerapia di questo tipo non puo' essere facilmente standardizzata in un protocollo. Questo a causa delle caratteristiche individuali delle risposte di stress sia per ragioni costituzionali, sia in quanto legate al particolare momento biologico di quell'organismo.

D'altra parte il nostro cervello non funziona per relazioni indipendenti di causa ed effetto, e la scarsa efficacia a lungo termine di alcune recenti e costose terapie usate in monoterapia nella malattia di Alzheimer ha una propria imprescindibile necessita'.

Non si puo' agire su un solo punto, peraltro non centrale, di un sistema multivariabile

Tuttavia i primi tre farmaci (una benzodiazepina, un calcio-antagonista e la vit. B6) sono utili nella maggior parte dei casi e possono essere adattate ad ogni paziente.

Anche con queste sostanze c'e' la necessita' di non prescrivere dosi piu' alte della tolleranza individuale, per evitare che diventino a loro volta stressori biochimici (Cocchi, 1998).

Terapia del bruxismo mediante farmaci

A parte il propranololo, una proposta veramente recente sulla quale non possiedo una esperienza personale, io lavoro sulla terapia farmacologica dello stress da almeno 20 anni (Cocchi, 1981; Cocchi, 1989, 1990, 1990a; 1990b; 1991a; 1991b; 1991; 1991; 1991, 1992, 1994, 1997, 1998; Cocchi e Favuto, 1993).

Una farmacoterapia aspecifica dello stress riduce il bruxismo, e questo e' stato il mio punto di partenza. Negli adulti piridossina, carbamazepina e una benzodiazepina sono la migliore medicazione di base. Si possono aggiungere altri farmaci a seconda dei sintomi presentati.

Nei bambini Down, glutammina, piridossina e una benzodiazepina hanno mostrato buoni risultati, ma in certi casi ho dovuto aggiungere la carbamazepina.

Per quel che riguarda la glutammina, essa e' il precursore del GABA per la via dell'acido glutammico e la sua importanza sta guadagnando consapevolezza negli ultimi anni (Laake et al., 1995; Shupliakov et al., 1997).

Conclusioni

Il bruxismo e' un sintomo aspecifico di stress, in quanto pou' anche essere originato da fattori occlusali, e in quanto non tutti gli individui stressati hanno bruxismo. Se sono stati esclusi eventuali fattori locali, lo stress come causa di bruxismo deve essere preso in considerazione, e si puo' prescrivere una terapia farmacologica adeguata, che agisca sul GABA e sui meccanismi ad esso correlati.

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Pubblicato su Riv. It. Disturbo Intellet. 1999, 11: 59-69-

 

Corrispondenza: dr Renato Cocchi, via Rabbeno, 3

42100 Reggio Emilia

renatococchi@libero.it

 

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