FARMACOTERAPIA DELLA PSEUDODEMENZA

COME MODULAZIONE DELLE REAZIONI DI STRESS: TRE CASI.

Renato COCCHI, neurologo e psicologo medico

Riassunto

Le reazioni di stress hanno un peso notevole nei deficit intellettivi delle persone anziane. Quando questo avviene, tali persone possono venire a trovarsi in una condizione di pseudodemenza. Le reazioni di stress possono essere una risposta a stimoli stressogeni esterni, o interni o ad entrambi nello stesso tempo. Lo stimolo stressogeno interno piu' facile da trovarsi e' una malattia, ma questa potrebbe anche essere una vera demenza (ad esempio, a tipo Alzheimer).

Questi fatti comportano alcune conseguenze:

1. Si puo' trovare una quota di pseudodemenza anche in quadro di deterioramento cognitivo sostenuto ad una vera demenza;

2. quando la pseudodemenza e' parte di una vera demenza, gli unici successi terapeutici possibili a tutto oggi vengono dalla riduzione della quota pseudodemenziale;

3. Si possono modulare le reazioni di stress con dei farmaci, e per questa via ridurre la pseudodemenza;

4 La modulazione delle risposte di stress va ad incidere anche sul corso della vera demenza.

La modulazione farmacologica delle risposte di stress agisce principalmente sul GABA e sui meccanismi cerebrali connessi con questo, e i suoi risultati hanno un effetto diretto sull'EEG. L'analisi di potenza dell'EEG sembra uno strumento per mettere in evidenza le modificazioni temporali.

In accordo con queste premesse vengono presentati tre casi: Una donna di 53 anni, con una demenza a tipo Alzheimer; un uomo di 62 anni con una pseudodemenza depressiva, senza anomalie di rilievo dell'EEG; Un uomo di 52 anni, con alterazioni EEG molto gravi ed una pseudodemenza. Ogni terapia e' durata piu' di due anni.

Parole chiave: Demenza, pseudodemenza, stress, EEG, GABA, glutammato, farmacoterapia.

Testo in inglese

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Prima di chiarire la relazione tra reazioni di stress nelle persone anziane e pseudodemenza, c'e' necessita' di definire la stessa nozione di stress.

Per quanto non mi trovi del tutto concorde, ecco la piu' autorevole definizione di stress. " ... esso fa riferimento, in generale, ad alterazioni fisiche o psicologiche capaci di alterare l'omeostasi." (Cullinan et al., 1995).

In attesa di qualcosa di piu' preciso, proporrei questa, come definizione operativa.

Possiamo chiamare stress un insieme di relazioni che collegano produttori di stress esterni o interni, di origine fisica, chimica, biologica / metabolica e psicologica / sociale a reazioni non specifiche di un organismo vivente. Queste reazioni derivano dalla modifica dell'omeostasi fatta dall'agente o dagli agenti stressanti, ad agiscono come via finale comune.

Le reazioni di stress possono essere il prodotto di stimoli esterni, interni, o gli uni e gli altri contemporaneamente. L'agente stressante interno piu' probabile e' una malattia, e quest'ultima puo' anche una vera demenza (ad es. a

tipo Alzheimer.)

Stress e pseudodemenza

In ogni malattia si deve considerare la somma di tre fattori:

- l'agente causale;

- la risposta specifica dell'organismo;

- la risposta aspecifica dell'organismo, che e' una risposta di stress alla con-dizione attuale di malattia (Loo e Loo, 1986), identificabile, in questo caso come agente stressogeno interno.

Quindi, anche in ogni malattia l'organismo provoca delle reazioni di stress, che sembrano svolgersi innanzitutto lungo la via neurochimica glutammato-GABA (Horger e Roth, 1995).

Si puo' facilmente aggiungere che le reazioni allo stress sono diverse da individuo a individuo e dipendono da fattori costituzionali, ereditari e acquisiti. Tra di essi il momento particolare del ciclo biologico di un organismo vivente potrebbe incidere in maniera pesante sulle reazioni di stress.

Per quanto ci interessa, le reazioni di stress nella persona anziana incidono di piu' sulle prestazioni cognitive, e possono dar origine a pseudodemenza.

Questi fatti giustificano alcune conseguenze:

1. Si puo trovare una quota di pseudodemenza anche in una vera demenza;

2. Se la pseudodemenza e' una quota di una vera demenza, il solo successo terapeutico che si potra' ottenere deriva dalla riduzione della quota di

pseudodemenza (non si possono resuscitare i neuroni morti!);

3. Si possono modulare le reazioni di stress mediante farmaci, e in questo modo ridurre la pseudodemenza;

4. La modulazione delle risposte di stress influisce anche sul corso della vera demenza.

 

La modulazione delle reazioni di stress con i farmaci:

La giustificazione razionale di una proposta.

Per capire le terapie con farmaci, dobbiamo fare un brevissimo riassunto, sia pur semplificato, dei meccanismi biochimici implicate nelle reazioni dell'organismo umano allo stress cronico.

1. Un'azione diretta sui recettori GABAergico di tipo A: questi modificano la loro conformazione e in questo modo si riduce l'inibizione GABAergica di tipo A (Horger e Roth, 1995);

2. Meno GABA necessario per la inibizione GABAergica di tipo A e piu' GABA presente nello spazio sinaptico (Cocchi, Patrucco e Zerbi, 1987);

3. Aumento della inibizione GABAergica di tipo B che, a sua volta, inibisce l'acetilcolina cerebrale (Scatton e Bartholini, 1980), e la serotonina cerebrale (Scatton et al., 1986);

Per quel che riguarda l'acetilcolina, la riduzione del suo turnover sembra portare ad una ridotta sintesi cerebrale, ad una riduzione del trasporto di colina attraverso la barriere emato-encefalica, per riduzione di un meccanismo di captazione ad alta affinita' (Hope, 1979). Per quanto cominci a funzionare un meccanismo di captazione a bassa affinita' (Hope, 1979), piu' colina diventa disponibile per la sintesi periferica di acetilcolina.

Questo potrebbe giustificare, almeno in parte, l'aumento in potenza delle risposte parasimpatiche / vagali, provocate da una stimolazione diretta dei recettori GABAergici di tipo B (Williford et al, 1981; Goto et al., 1985).

4. Increzione compensativa di adrenalina periferica (Zigmond, Finlay e Sved, 1995), e di glicocorticoidi (Sorg e Kalivas, 1995), con questi ultimi che vanno ad incidere negativamente sui siti ippocampali della memoria (McEwen, 1995).

5. Piu' GABA nello spazio sinaptico riduce retroattivamente le attivita' della GAD (Baxter, 1976, Loescher 1980) con la conseguenza di una ridotta trasformazione di glutammato in GABA;

6. Un eccesso di glutammato, oltre ad essere eccitatorio e alla fine neurotossico (Rothman e Olney, 1986), sembra aumentare la dopamina mesoprefrontale (Horger e Roth, 1995). Benche' sia un dato controverso, sembra che avvenga lo stesso per la noradrenalina del Loco Ceruleo, che e' la maggior struttura noradrenergica cerebrale (Zigmond, Finlay e Sved, 1995).

Naturalmente, questa e' solo una cornice molto semplificata, ma e' un buon punto di partenza.

 

Modulazione delle risposte di stress tramite farmaci e cambiamenti dell' EEG.

La modulazione con farmaci delle risposte di stress agisce principalmente sul GABA e sui meccanismi ad esso correlati e i suoi risultati hanno un effetto diretto sull'EEG. L'EEG mapping sembra uno strumento adeguato per mettere in rilievo l'andamento della terapia. In accordo con quanto appena detto, i punti focali su cui agire con farmaci sono:

- aumento della inibizione GABAergica di tipo A;

- riduzione della inibizione GABAergica di tipo B;

- aumento dell'acetilcolina cerebrale;

- aumento dell'attivita' della GAD;

- riduzione dell'increzione cortisolica;

- riduzione sia dell'efflusso vagale che dell'aumentata potenza delle risposte vagali.

Dato che si tratta di eventi che si susseguono a cascata e che hanno il loro punto di partenza sulla ridotta inibizione GABAergica di tipo A, da un punto di vista teorico si potrebbe usare un solo farmaco, una benzodiazepina (Schoch et al., 1985). Questa pero' non e' la via migliore per affrontare il problema, perche' avremo bisogno di dosaggi alti, che a loro volta producono effetti collaterali (ad es. sonnolenza). Potrebbero anche indurre una nuova quota di reazioni di stress (stress chimico dovuto alla natura estranea del farmaco, secondo Antelman, 1988).

Come gia' ho fatto in passato, specie in bambini Down e in bambini autistici (Cocchi, 1996), si puo' agire meglio usando:

- una benzodiazepina a basso dosaggio, per agire sul recettore GABAergico di

tipo A (es.: clobazam 10-20 mg; diazepam 3-12 mg; a dosi giornaliere);

- la carbamazepina, una calcio-antagonista centrale (Crowder e Bradford, 1987) e pertanto il miglio antagonista della inibizione GABAergica di tipo B (200-400 mg al giorno);

- piritinolo (100 mg al giorno), una sostanza con buon effetto sulla sintesi di acetilcolina cerebrale (Blusztajn e Martin, 1988; Greiner, Haase e Seifried, 1988; Toledano e Bentura, 1994);;

- piridossina (150 mg al giorno), che agisce come cofattore di tutte le decarbossilasi e quindi anche della GAD;

- se necessario, si deve aggiungere un antidepressivo, sempre a basso dosaggio.

Le benzodiazepine, come farmaci anti-stress, riducono l'increzione di cortisolo (Bruni et al. 1980; Viukari, 1983), e la riduzione della inibizione GABAergica di tipo B riduce l'efflusso vagale. L'aumentata sintesi di acetilcolina cerebrale riporta alla normalita' la sintesi di acetilcolina periferica, per riduzione della colina disponibile.

Quasi sempre c'e' anche la necessita' di riequilibrare i meccanismi sero-

rotoninergici. In tal caso si usano farmaci antidepressivi, dai triciclici agli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.

Questa e' una introduzione molto breve, ma sufficiente per un approccio terapeutico piu' completo.

 

Casistica

Ora verranno presentati 3 casi trattati secondo queste premesse: una donna di 53 anni, con diagnosi di demenza a tipo Alzheimer e reperto EEG significativo; un uomo di 62 anni con pseudodemenza depressiva, senza alterazioni EEG; un uomo di 52 anni con EEG molto alterato e pseudodemenza.

Se la farmacoterapia va ad incidere sulla via Glutammato-GABA, c'e' da aspettarsi dei cambiamenti nell'EEG-mapping, specialmente per le onde delta e theta.

Gli EEG-mapping sono stati fatti dal medesimo tecnico, che ha usato un Elettroencefalografo ERA 18, della Esaote Biomedica di Firenze con Brain

Surveyor Mapping Device della Basis di Arbizzano di Valpolicella, Verona. Per questo studio sono state utilizzate solo mappe elaborate da epoche di 8 secondi.

Non potendo questa rivista stampare a colori, le mappe cerebrali sono state convertite in presenza percentuale di potenza delta o theta (bande sicuramente

patologiche) a ogni punto EEG di riferimento dello scalpo. La media delle presenze di potenza ha permesso di seguire l'andamento temporale delle variazioni indotte dalle terapie con farmaci.

Caso 1: donna di 53 anni alla prima visita nel 1992; La mia prima diagnosi fu errata perche' avevo privilegiato i sintomi depressivi al posto di quelli cognitivi. Subito dopo ebbe una diagnosi di demenza a tipo Alzheimer fatta dopo una esauriente valutazione neuropsicologica e una RMN.

Mappe cerebrali dal luglio 92 al novembre 1995.

 

 Terapia iniziale (dosi giornaliere in mg, se non specificato diversamente): carbamazepina 200; piritinolo 100; piridossina 150 e bromazepam 1.5.

Terapia attuale (Aprile '96): lamotrigina 50; carbamazepina 200; clobazam 10, diazepam 10; viloxazina 100; un polivitaminico con sali minerali (Diagran Minerale Rafforzato, della Roche) a 3 compresse per settimana, e nimodipina 70.

Non tollerava dosi piu' alte di carbamazepina, per cui venne ridotta e in parte sostituita con nimodipina, per mantenere una azione elevata sui recettori GABAergici di tipo B.

Una recente valutazione neuropsicologica ha mostrato un declino delle prestazioni cognitive, ma piu' lento di quanto ci si poteva aspettare.

Attualmente e' autonoma, cosciente delle sue difficolta', con lievi aprassie, ma linguaggio fluente. Sonno, alimentazione e funzioni intestinali sono regolari. Sa ancora nuotare bene, ma non va piu' in bicicletta perche' tendeva a stare nel centro della strada.

Caso 2: uno, di 62 anni al primo ingresso nella nostra clinica nel 1993, ma gia' ricoverato 20 anni prima, per una sindrome ansioso-depressiva. Ha sempre preso dosi leggere di antidepressivi triciclici e benzodiazepine, con risultati abbastanza buoni fino ad un 6 mesi prima di questo ricovero.

Il nuovo grave episodio depressivo non aveva risposto ai farmaci assunti da ricoverato in un'altra clinica. I dati di laboratorio non rivelavano anormalita', ma la TAC avevano mostrato un aumento atrofico degli spazi liquorali intraventricolari e peri-cerebrali.

All'ingresso presentava perdita della memoria a breve termine, disorientamento spaziale e temporale, inversione notte-giorno del ritmo del sonno, linguaggio ripetitivo senza alcun riferimento al contesto attuale, allucinazioni visive.

Non fu capace di eseguire il WAIS, le Matrici Colorate di Raven, e ottenne un punteggio di 15 al Mini Mental State.

Trattato inizialmente (dosi giornaliere) con oxazepam 60 mg, l-glutammina 250

mg, piridossina 15 mg, amineptina 100 mg, flunitrazepam 2 mg, dopo pochi giorni la l-glutammina venne sostituita con 100 mg di piritinolo, l'oxazepam con 3 mg di bromazepam, l'amineptina con viloxazina 100 mg, e furono aggiunti 200 mg di carbamazepina.

Dopo 4 settimane era normale. Alle Matrici Colorate di Raven aveva dato un

punteggio di 20/36. L'EEG-Mapping non presentava alcuna presenza di anomalie di potenza delle bande delta e theta maggiore del 12.5 %, per tutti i punti dello scalpo.

Tre anni piu' tardi, nel corso di un nuovo ricovero fatto per aggiustare la terapia antidepressiva, il Mini Mental State dava un punteggio di 20 e il QI del WAIS raggiungeva 83.

Ultima terapia prescritta (in mg al di'): clorimipramina 10, amitriptilina 10, l-glutammina 250, bromazepam 4.5, piridossina 150, trazodone 100 e 5-idrossitriptofano 100.

Caso 3: uomo di 53 anni al momento del primo ricovero nella nostra clinica, in terapia antidepressiva da 15 anni, e con 4 precedenti ricoveri nei reparti psichiatrici di ospedali generali di zona. La diagnosi clinica che accompagnava l'ultima dimissione era di "sindrome demenziale".

Al primo ingresso presso di noi era agitato, sempre in movimento. apatico, con disorientamento nel tempo e nello spazio, con riduzione e rallentamento del

linguaggio, e "jargon afasia".

Non fu possibile applicare alcun test neuropsicologico, perche' non comprende-

va le consegne.

Si comincio' terapia (dosi giornaliere in mg, se non specificato diversamente) con 100 di piritinolo, 150 di piridossina, 100 di amantadina, 100 di viloxazina, 75 gamma di clonidina, 3 di bromazepam.

Alla TAC non vennero riscontrate anomalie. Dimesso dopo 6 settimane, senza altri sintomi se non un po' di

ansia e depressione, e qualche disturbo del sonno, non impegnativo.

Dal gennaio 1994 al marzo 1996 ha avuto altri 5 ricoveri nella nostra clinica, di solito perche' molto ansioso, depresso con pensieri di suicidio e con dolore gastrointestinale ricorrente.

Gli EEG-mapping tra il dicembre 1993 e l'aprile 1994 mostrano una riduzione

delle potenze delle bande di frequenza delta e theta.

  

Nell'agosto '95, ha sostituito il valproato alla carbamazepina, su prescrizione di altro neurologo, con chiaro peggioramento dei sintomi. Ebbe un nuovo ricovero nella nostra clinica e l'EEG-mapping mostro' in deciso incremento di potenza della banda theta. Un successivo EEG-mapping fatto nel dicembre 1995 mostro' una buona riduzione di potenza della banda theta.

Ultima terapia (in mg, dosi giornaliere): carbamazepina 400, piridossina 150, viloxazina 100, citalopram 20, bromazepam + propantelina 3 compresse, dididroergocristina 6 mg.

I test neuropsicologici (MMS, WAIS, RCM) fatti durante l'ultimo ricovero nella nostra clinica hanno dato risultati normali. Il soggetto ha un disturbo grave dei neurotrasmettitori inibitivi del cervello, come avevano mostrato le precedenti mappe EEG e come confermato dal peggioramento clinico e della mappa EEG dopo assunzione di valproato.

Conclusione

Questo breve e forse un po' confuso resoconto ha solo lo scopo di dare informazioni su un approccio diverso alla pseudodemenza. Chiarito che non possiamo resuscitare i neuroni morti, ma che il nostro bersaglio sono i neuroni malfunzionanti, la modulazione delle risposte di stress puo' essere un approccio interessante, come mostrano i casi qui presentati.

Naturalmente questo approccio non utilizza l'opzione monoterapica, perche' assurda di per se', a in particolar modo se si applica allo stress. Questa condizione e' un paradigma certo del fatto che il nostro cervello lavora secondo un sistema multivariabile di relazioni di causa ed effetto.

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Pubblicato su Riv. It. Disturbo Intellet. 1996, 9: 243-250

 

Author's address: Renato COCCHI MD, via Rabbeno, 3

42100 Reggio Emilia.

renatococchi@libero.it

 

Testo in inglese

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