PSEUDO-INSUFFICIENZA MENTALE NELL’
INSUFFICIENZA MENTALE:
UNA CORNICE DI RIFERIMENTO
Come
"ritardo mentale" si
definisce un fenomeno funzionale, vale a
dire una capacita’ intellettiva
ridotta. Questo deficit puo’
essere prodotto da due
diverse condizioni patologiche:
1. un insufficienza mentale
vera, dovuta a lesione
con morte di neuroni cerebrali;
2. una pseudoinsufficienza di solito indotta da inibizione funzionale di
aree, strutture o vie cerebrali inerenti
al comportamento intellettivo.
Dato
pero’ che anche nel
ritardo mentale di sicura origine lesionale e’
possibile ottenere qualche miglioramento, con vari programmi riabilitativi o
educativi, questo schema dicotomico
dovrebbe essere modificato come
segue: pseudoinsufficienza
mentale pura opposta a una commistione di insufficienza e di
pseudoinsufficienza mentale.
In altri termini, assieme alla
insufficienza mentale esiste sempre una quota di pseudoinsufficienza mentale in
parte di origine primaria (i medesimi fattori che hanno indotto la lesione hanno prodotto anche una
disfunzionalita’ dei neuroni
circostanti) e parte di origine secondaria (la consapevolezza delle
proprie incapacita’
determina una inibizione intellettiva di origine
psicologica e relazionale).
Parole
chiave: pseudoinsufficienza mentale, insufficienza mentale, stress.
Mental retardation
Dopo
oltre 15 anni di trattamento con farmaci del ritardo
mentale, e in particolare dopo
oltre 12 anni di trattamento con farmaci
della sindrome di Down,
l’ottenere sempre dei risultati
sulle capacita’ cognitive, sia pur di
differente estensione da soggetto a soggetto, obbliga ad una riflessione.
Simili risultati, in molti
casi, non possono essere attribuiti
ad altre terapie riabilitative (terapia psicomotoria,
terapia del linguaggio), o perche’ non sono in corso, o perche’ lo sono da
tempo con scarsi progressi.
Mi serviro’
esclusivamente del supporto di dati noti
e di fenomeni gia’ riportati anche se
non inquadrati in schema generale.
Data la premessa
dell’irreversibilita’ del danno,
allora e’ corretta anche l’inferenza di Bax (1988), sia pur
fatta a proposito delle CP, che
nega la possibilita’
di trattamento o di terapia.
"Il bambino ha una
encefalopatia fissata e le anormalita’
neurologiche di base non se ne andranno
piu’. Pertanto non facciamo un trattamento a questi bambini, ne’ li
mettiamo in terapia; noi forniamo assistenza e gestione, e
vogliamo che esse siano il piu’ efficaci
possibili".
E’ difficile credere
che tanti insegnanti, tecnici
della riabilitazione e genitori con cui sono in contatto i bambini
da me trattati, si auto-illudano.
L’intervento sul ritardo mentale,
- che ha per definizione una base
biologica (deficienza mentale),
ma che viene presentato sotto un
aspetto fenomenologico
(ritardo mentale) -
non e’ necessariamente affrontabile solo
in termini educativi o
comportamentali.
Se si entra
in uno schema tripartito - una cellula o e’ morta,
o viva ma malata,
o viva e sana - (Fig. 1) allora e’ facile comprendere che puo’ esserci un trattamento o una terapia centrata
su cellule vive ma disfunzionali
(perche’ "malate"),
che possono essere riportate ad
una funzionalita’ migliorata.
Le terapie educative o
comportamentali, pur con risultati molto modesti, sembrano
per ora soddisfacenti per mancanza d’altro.
continua dalla insufficienza mentale alla
pseudo-insufficienza mentale.

La definizione stessa di ritardo mentale viene ad esserne
precisata.
·
causato da una pseudoinsufficienza mentale pura;
·
causato in parte da una
insufficienza mentale (lesione) e in parte
da una disfunzionalita’ (pseudoinsufficienza mentale),
entrambe coesistenti nello stesso individuo.
Esiste la disfunzionalita’ cerebrale?
1. un neurone morto non puo’ rivivere;
Abbiamo prove dell’esistenza di
neuroni vivi, ma
"malati" e quindi malfunzionanti?
Questo e’ il
punto di partenza di
ogni attacco epilettico.
Due casi, prima diagnosticati come di autismo, furono poi
correttamente rivisti come
epilessia temporale, a seguito del controllo EEG. Trattati
come tali, ebbero un
miglioramento sorprendente delle
capacita’ cognitive (Gillberg
e Schaumann, 1983).
Per restare nel campo dell’epilessia, le paralisi
post-epilettiche temporanee, dette anche
paralisi di Todd, presuppongono una disfunzionalita’ che produce un disturbo motorio imponente, che pero’ si risolve in breve tempo.
C’e’ pero’ un dato
ulteriore che qui preme ricordare. Nelle forme di depressione cosiddetta
"inibita", infantile, adulta o senile, si riscontra solitamente un
rallentamento cognitivo (Nissen, 1973) che nei bambini sostiene la stragrande
maggioranza delle forme di pseudo-insufficienza mentale (Cocchi, 1985; Cordella
1988).
D’altra parte, la psicofarmacoterapia e’, o almeno
dovrebbe essere, terapia della disfunzionalita’ neuronale.
La piu’ probabile, nel
ritardo mentale: riduzione
dendritica e quindi
sinaptica conseguente alle azioni
neurotossiche dei glucocorticoidi
e del glutammato (Cordella 1988,
1989° e 1989b), mantenuta dallo stato di
stress che ogni malattia
cronica (ritardo mentale compreso)
impone all’organismo.
Per comodita’, oltre
che per lunga
esperienza personale, continuero’
a riferirmi ai bambini con sindrome di Down.
Del resto, in base a una
mia indagine, in questi bambini sembra esserci una
qualche protezione contro
il danno anossico-ischemico di
origine pre- , peri- e
neonatale (Cocchi 1987; Cocchi, 1988), almeno per l’esito in
PC. L’ aumentata incidenza di PC in epoca post-natale (Cocchi,
1990), sembra collegabile
con l’inizio di
un
deterioramento diffuso che si
accelera nettamente proprio dopo
la nascita (Cocchi, 1990).
In ogni
caso, se l’intervento farmacoterapico ottiene risultati evidenti
in tempi brevi, esso non puo’ che
agire tramite una riduzione di quella
quota di pseudo-debilita’ mentale da disfunzionalita’ neuronale, che e’
adesa alla vera insufficienza mentale, e
corresponsabile del quadro globale di ritardo mentale.
Tuttavia, nel bambino Down,
persiste anche lo stress
metabolico endogeno indotto dalla accelerazione di
tutti i metabolismi che
sono controllati dai geni allocati sul
cromosoma 21.
Questo stress
metabolico costituiva gia’ la causa
primaria di influenza negativa
sulle aree cerebrali cognitive,
fin dalla loro differenziazione, essendo esso presente dal concepimento, o poco dopo, nelle forme a
mosaico.
La sua trattabilita’
farmacoterapica in questi soggetti, con
alcuni risultati positivi gia’ a breve
termine, sembra aprire nuove prospettive teoriche e pratiche
nel campo generale del disturbo
cognitivo di qualsiasi origine, e del suo trattamento.
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renatococchi@libero.it
Mental retardation