VERTIGINE PAROSSISTICA POSIZIONALE BENIGNA E STRESS: STORIA DI UN CASO TRATTATO CON FARMACI ANTISTRESS (aggiornamento a marzo 2004).

Renato Cocchi, neurologo e psicologo medico

 Testo in inglese

Riassunto

Viene fatto il resoconto del caso di una donna di 76 anni affetta da Vertigine Parossistica Posizionale Benigna insorta in situazioni di stress fisico. Non erano presenti ipertensione, diabete, infezioni labirintiche, disturbi vascolari delle vertebrali, ecc. Si suppone che la VPPB possa insorgere anche da eccesso distrettuale di glutammato, a causa dello stress.

La donna e' stata trattata con terapia antistress per un anno, con riduzione nettissima degli episodi vertiginosi, che erano ricomparsi durante il grande caldo dell'estate 2003, e avevano richiesto aggiustamenti terapeutici. Per quanto non esauriente, l'ipotesi stressogena glutammergica potrebbe permettere il superamento di molte delle incongruenze della cupololitiasi.

 Parole chiave: Vertigine Parossistica Posizionale Benigna, stress, terapia antistress, farmacoterapia.

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La Vertigine Parossistica Posizionale Benigna (VPPB) è una sindrome che si caratterizza per brevi, ma violente e recidivanti crisi di vertigini oggettive, scatenate da determinati movimenti della testa nello spazio, ed è accompagnata, nella maggior parte dei casi, da un nistagmo prevalentemente rotatorio. Il suo decorso è solitamente favorevole. (Kim e Amedée, 2002).

 

Breve riassunto di eziopatogenesi e clinica

Dal punto di vista clinico le crisi vertiginose insorgono improvvisamente, per lo più di notte o il mattino (Vannucchi et al, 1994) e durano qualche decina di secondi al massimo, hanno incremento di intensità fino a un picco e un decremento (parossismo), hanno carattere rotatorio, con contemporanea intensa reazione neurovegetativa (nausea, vomito, pallore, sudorazione, e talvolta diarrea).

Si è detto che la vertigine non insorge mai spontaneamente (Costanzo, Ciniglio Appiani e Catania, 1995), affermazione discutibile, per esperienza personale diretta, anche se, in genere, la crisi è scatenata da particolari movimenti:

- passaggio dalla posizione in piedi a quella sdraiata;

- girarsi da un fianco all'altro nel letto;

- passaggio dalla posizione da sdraiato a quella in piedi come l'alzarsi dal letto;

- movimenti del capo dall'avanti all'indietro e viceversa. Da ciò la specificazione di "posizionale"

La stessa posizione assunta dal paziente sdraiato sul lette indica il canale del labirinto affetto (Lopez-Escamez e coll., 2002).

Questa sindrome, per quanto benigna, disturba grandemente il paziente, e si afferma che essa tragga scarso giovamento dalla terapia medica. Risulta invece molto sensibile alla terapia fisica riabilitativa, che, nelle VPPB di origine periferica, sfrutta semplici ma specifiche manovre che presuppongono la possibilità di riposizionamento di frammenti di otoliti vaganti nell'endolinfa. Cosa questa, a proposito di frammenti otolitici vaganti, del tutto probabile specie dopo traumi cranici.

La classificazione eziologica della VPPB é spesso guidata dai criteri del probabile e del possibile in quanto nella maggior parte dei casi non si può risalire con sicurezza all' agente causale.

Le forme più frequenti di VPPB sono sicuramente quelle idiopatiche (dal 38 % al 68 %, secondo Cipparrone et al., 1985, Blessing et al., 1986) che presentano un picco di incidenza dopo la quinta decade di vita ed una predilezione per il sesso femminile con un rapporto tra femmine e maschi di 2:1 (Baloh et al., 1987, Katsarkas e Kirkham, 1978). Ciò ha fatto sospettare, fra l' altro, l' importanza di fattori ormonali tali da alterare i meccanismi di ricambio dei sali di calcio degli otoliti e di fattori compatibili con un invecchiamento delle macule.

E' da considerare infatti che in queste forme di VPPB idiopatiche, una percentuale variabile di soggetti, intorno al 30%, presentava una riduzione della risposta calorica bilateralmente alla stimolazione termica, facendo così supporre l' esistenza di una lesione labirintica non limitata ai canali semicircolari posteriori (Baloh et al., 1987).

Specie nelle persone anziane devono essere tenute in conto anche le cause vascolari, che sono state rilevate in una percentuale variabile dal 6 all' 11 % (Baloh et al, 1987, Katsarkas et al, 1978, Pagnini et al., 1982). Ciò perché il labirinto, nell' ambito del circolo cerebrale posteriore puo' giustificare l' insorgenza della vertigine se presente insufficienza vertebro-basilare.

Una forma peculiare di VPPB e' rappresentata dalla occlusione della arteria vestibolare anteriore (Lindsay e Hemenway,1956). Insorge in pazienti anziani con una crisi vertiginosa labirintica unilaterale intensa isolata senza ipoacusia ne' alterazioni del SNC con regressione progressiva nel giro di alcune settimane, seguita poi dalla comparsa di una VPPB persistente ipsilaterale.

Sono inoltre da tenere in debita considerazione, nella genesi vascolare della malattia, quelle situazioni di rischio vascolare sistemico (infarto del miocardio, diabete, policitemia, arteriosclerosi carotidea, importanti aritmie cardiache) associate o meno ad ipertensione.

Ricordiamo inoltre, per elenco, le VPPB post-traumatiche, le post-infettive, quelle che fanno seguito a processi infiammatori dell'orecchio interno, le iatrogene e le secondarie a neurinoma dell'acustico, in corso di sclerosi multipla, nei meningiomi, e nella carenza di vit.B12, nella macroglobulinemia, anche se tutte non precisamente idiopatiche.

Nonostante alcune osservazioni relative alla presenza di nistagmo posizionale parossistico, sia pur atipico, riscontrato in presenza di patologie del SNC, e' comunque opinione comune considerare la VPPB tipica come avente comunque origine periferica. Tra le sue ipotesi causali, quelle piu' accreditate sono due: la cupulolitiasi di Schuknecht (1962) e la canalolitiasi del 1992 di Parnes e McClure.

Il disturbo sarebbe dovuto alla presenza, sulla cupola o nel lume del canale semicircolare posteriore o laterale, di materiale a elevata densità e peso specifico, verosimilmente di natura otolitica. Alla fine però nessuno dei due meccanismi invocati come esplicativi é stato provato inconfutabilmente. Welling et al, 1997, hanno trovato in corso di interventi chirurgici terapeutici che i frammenti otolitici erano presenti solo in 8/26 pazienti con VPPB, ma anche che tali frammenti non erano presenti nei 73 pazienti senza VPPB.

L' ipotesi della canalolitiasi riesce però a giustificare in modo piu' convincente l' efficacia delle manovre fisioterapiche liberatorie.

Entrambi i meccanismi in gioco possono essere simultaneamente presenti in alcuni individui.

 

Terapie usuali

La terapia della vertigine posizionale benigna è ritenuta quasi esclusivamente fisioterapica (von Brevern et al., 2002). Le terapie farmacologiche con anti-vertiginosi e con presidi atti all'inibizione della nausea e/o del vomito possono essere usate come coadiuvanti, al fine di diminuire i sintomi di accompagnamento della vertigine specie durante la fisioterapia, ma non devono essere considerate specifiche.

In passato si consigliava al paziente di assumere la posizione scatenante fino all'esaurimento della sintomatologia (abituazione). La manovra attualmente più usata è quella di Semont, 1988, che però è utile solo quando il sintomo ha origine dal canale posteriore.

Per la vertigine del canale laterale si consiglia al paziente di restare in decubito obbligato sul lato sano per 8-10 ore (Vannucchi et al., 1994) o si eseguono le manovre di Baloh et al., 1993 o Lempert e Tiel-Wilck,1996.

Quali risultati si hanno con queste tecniche? A seguito di una prima manovra di posizionamento della canalolitiasi (MRC), più dell'ottanta per cento dei pazienti smette di avere vertigine e nistagmo. Quelli che non rispondono alla prima MRC e ne fanno una seconda o una terza hanno un risultato favorevole maggiore del 90%. I pazienti che non migliorano dopo tre tentativi di MRC devono avere una ulteriore valutazione diagnostica con ENG e test alla sedia rotatoria.

Quali sono i risultati di questa tecnica? Dopo la prima procedura di MRC, più dell'80 % dei pazienti non ha più vertigine o nistagmo. Quelli che non rispondono alla prima sessione di MRC e ne hanno una seconda o una terza, una un risultato favorevole complessivo maggiore del 90 %. Quei pazienti che non hanno benefici dopo tre tentativi di MRC dovrebbero avere una ulteriore valutazione diagnostica con ENG e test alla sedia ruotante.

Per la vertigine parossistica invalidante che non si risolve con manovre liberatorie, sono state proposte soluzioni chirurgiche. L'intervento inventato da Gacek, (1995), attualmente molto usato, prevede la sezione selettiva del nervo singolare, che ha origine a livello dell'ampolla del canale semicircolare posteriore, mentre l'intervento di occlusione selettiva del canale semicircolare posteriore è stato proposto da Parnes e McClure (1990). La funzione uditiva viene conservata in entrambi i casi.

Disturbi dell'equilibrio, specie nel piegare avanti-indietro il corpo, possono beneficiare solo parzialmente delle manovre di riposizionamento, e pertanto possono essere più legati alla sensazione cronica di vertigine osservata in questi pazienti (Giacomini et al., 2002). Si deve comunque ricordare che le manovre di riposizionamento non sono usabili in tutti i pazienti, per esempio in quelli che soffrono di patologie del rachide cervicale o toracico, e in quei pochi che non rispondono assolutamente ad esse (Banfield et al., 2000).

Tali autori affermano che, n questi ultimi pazienti, l'abituazione vestibolare mantiene un suo ruolo utile, con buoni risultati. In questi ultimi pazienti, essi affermano che la vecchia abituazione vestibolare mantiene un ruolo utile con buoni risultati nel trattamento della VPPB.

 Una esperienza personale di VPPB mi aveva fatto venire il dubbio che fosse coinvolto lo stress (vedi: www.stress-cocchi.net/news3.htm).

Un caso presentatosi in ambulatorio mi ha convinto che non solo lo stress era sicuramente coinvolto, ma forse poteva essere almeno un cofattore di primaria importanza.

Pertanto viene qui di seguito descritto il caso di vertigine parossistica posizionale benigna insorta in una donna anziana, trattata, prevalentemente, con terapia antistress.

 

Il caso.

Femmina, di 76 anni alla prima visita. Da tre mesi soffre di attacchi di vertigini oggettive in cui ha l'impressione di vedere le cose girare in senso antiorario. Gli attacchi vertiginosi durano forse uno-due minuti [?] , si ripetono per l'intera giornata e dipendono dalla posizione del capo. Possono insorgere anche a letto, e con gli occhi chiusi. Durante un attacco, insorto a occhi chiusi, ha avuto la netta sensazione che gli occhi "girassero per conto loro" (probabile nistagmo). Ne ha avuto in totale 5 episodi. Gli attacchi non hanno preferenza di orario, o al mattino o al pomeriggio.

Subito prima dell'attacco vertiginoso ha una sensazione di calore che va dai piedi alla testa. Ricorda che al momento del primo episodio era sicuramente sotto stress.

Ha fatto un Ecodoppler ai vasi carotidei, che ha dimostrato ispessimento della tonaca medio-intimale in assenza di lesioni emodinamicamente significative attualmente rilevabili, + normale pervietà e orientamento delle arterie cerebrali.

Vedova, vive da sola, ed è una persona iperattiva. Non ha pensiero parassitario. Non malinconica. Dorme al massimo 5-6 ore per notte, ma il sonno e' alterato per insonnia iniziale, qualche risveglio notturno e risveglio mattutino anticipato. Raramente sbava nel sonno.

Appetito normale, con normale appetitività per dolci e brodo. Intestino regolato. Udito ridotto da tanti anni attribuito a otosclerosi a destra ma non a sinistra, ma non tinnitus. Non ipertensione, né diabete.

Terapia: Oxazepam 15 mg; tiamina 67.5 mg + piridossina 67.5 mg + cianocobalamina 250mcg; clotiapina 3.3 mg; betaistina dicloridrato, 16 mg.

 

Primo controllo dopo un mese di terapia. Meno vertigini. Un solo episodio vertiginoso, di breve durata, insorto alla fine di due giornate di stress fisico. Cessato dopo 4 compresse di nemisulide 100 mg (totale 400 mg).

Nel frattempo aveva fatto esami specifici (obbiettività timpanica, esame audiometrico, esame vestibolare, oculomozione, termostimolazione) con risultati nella norma, ma presenza di una ipoacusia neurosensoriale bilaterale [quindi non di conduzione, cioè da otosclerosi], più accentuata alle frequenze acute. Gli episodi vertiginosi vengono detti di origine vascolare, senza segni di scompenso vestibolare in corso.

Sonno molto migliorato e più riposante. Non più sensazione di calore. Ma, ultimamente un po' di nausea al mattino, per cui ha mangiato meno.

Variazione terapeutica: carbamazepina 100 mg.

 

Secondo controllo, a 3 mesi e mezzo dall'inizio della terapia. Non ha più avuto vertigini, solo qualche accenno se si stanca, e allora cessa quel che stava facendo e si mette a riposo. A occhi chiusi, ha avuto la sensazione che gli occhi si muovessero da soli. Dorme molto bene, con un sonno continuo di 7-8 ore, cosa che non ricordava più da tempo. Ha l'impressione di sentire meglio. Appetito buono, alvo regolare.

Ha fatto un controllo TAC dell'encefalo senza mezzo di contrasto, che e' stato refertato assolutamente nella norma.

Sospesa betaistina cloridrato.

 

Terzo controllo, nel marzo 2004, a un anno dall'inizio della terapia. A circa metà luglio del 2003, durante una estate caldissima e senza piogge, ha avuto una vertigine di notte, mentre dormiva. Fu diminuita la carbamazepina a 200 mg/die e ripresa betaistina cloridrato. 16 mg /die.

Fino a fine agosto ne ha avuto poi una a settimana, in concomitanza con il persistere del caldo, poi le crisi si sono diradate. Scomparse a fine settembre. Erano sempre state episodi intermittenti di minore durata (2-3 ore) di quelle che aveva avuto a inizio della terapia, che potevano durare anche intere giornate, sia pur sempre in maniera intermittente.

Di sua iniziativa ha poi sospeso in tempi successivi la carbamazepina, l'oxazepam e la betaistina cloridrato. Ha avuto una crisi vertiginosa leggera in dicembre, e un'altra dello stesso tipo, a fine gennaio, entrambe al mattino. Ha l'impressione che potrebbero aumentare per frequenza, intensità e durata. Ha dovuto aumentare la clotiapina a 6.6 mg/die perché stava perdendo il sonno.

Nessuna variazione per quanto riguarda alimentazione, svuotamento intestinale, e ipoacusia. Non ha avuto malattie da raffreddamento

 Variazione terapeutica (a dosi giornaliere, per via orale): Bromazepam 0.75 mg; clotiapina 6.6 mg; betaistina cloridrato 8 mg; thiamina 75mg + piridossina 75 mg + cianocobalamina 250 mcg. Inoltre un composto di vitamine e sali minerali 1 cp x settimana.

 

Discussione.

Alcuni elementi di questo caso propendono per il fatto che si tratti di una forma idiopatica pura di VPPB: il sesso, l' età della paziente, legame con i movimenti del capo, il non rapporto con problemi vascolari generali o cerebrali, non presenza di diabete, la mancanza di positività ad esami specifici del distretto auricolo-vestibolare.

La paziente stessa ha chiaramente indicato la componente di stress sia nell'insorgere del primo episodio, sia nella ricomparsa del sesto episodio, a terapia iniziata, o di accenni di vertigine, subito abortiti, in seguito. A questa quantità di stress si doveva aggiungere, come ulteriore apporto, quello derivato dal disturbo del sonno. *****Anche la riacutizzazione dell'estate 2003, in presenza di grande caldo afoso, ci sta con lo stress, in questo caso di tipo fisico. ********

La attuale combinazione di sesso ed età, a sua volta, potrebbe essere indice di una minore capacità di reagire adeguatamente allo stress, per cui l'azione stressante diventa maggiore anche per minore resistenza.

C'é ancora un dato che, secondo me, e' significativo: E' stata ed é una donna iperattiva, il che potrebbe corrispondere ad un equilibrio costituzionale con una certa prevalenza di glutammato cerebrale e di acetilcolina periferica.

L'iperattività potrebbe essere un comportamento consumatorio per l'uno e per l'altra, quindi l'equivalente di un automedicazione comportamentale volta a mantenere un equilibrio già precario.

L'ipoacusia, da presunta otosclerosi, in realtà non e' una ipoacusia di conduzione, ma, come ha dimostrato l'esame audiometrico, neurosensoriale bilaterale, di cui una iperstimolazione glutammergica potrebbe essere stata una causa non secondaria.

D'altra parte esiste lo stress da rumore che, come tutte le reazioni di stress, sembra svolgersi innanzi tutto lungo la via neurochimica glutammato-GABA (Horger e Roth, 1995). Da ricordare che l'ipoacusia da rumore e' anch'essa di tipo neurosensoriale.

Pertanto poteva essere una donna con maggiore facilita' costituzionale all'iperfunzione glutammergica da stress, per blocco della trasformazione del glutammato in GABA. Del resto, il suo organismo non ha in funzione meccanismi per aumentare l'introduzione dei precursori del glutammmato e del GABA. L'introduzione di glucosio (tramite i dolci) e della glutammina (tramite il brodo di carne o di dado) e' infatti normale.

Le reazioni allo stress sono diverse da individuo a individuo e dipendono da fattori costituzionali, ereditari e acquisiti. Tra di essi il momento particolare del ciclo biologico di un organismo vivente puo' incidere in maniera pesante sulle reazioni di stress.

L'esempio piu' comprensibile e' quello dell'invecchiamento come condizione di ridotta capacita' di risposta allo stress (You, 1996; Pike et al. 1997; Friedman e Irwin, 1997; per le mucche, vedi Garcia-Belenguer et al. 1996).

Interessanti ancora gli elementi che fanno pensare allo stress nella insorgenza della stessa VPPB:

- l'età come fattore di rischio;

- il sesso, sia pure in misura minore, come fattore di rischio.

- l'esordio improvviso;

- la compresenza di eventuali sintomi aspecifici di attivazione vagale e parasimpatica da stress (nausea, vomito, sudorazione, e talvolta diarrea).

- l'impossibilità che i famosi frammenti vaganti di otoliti si formino immediatamente prima dell'episodio vertiginoso;

- nel caso di vertigini post-traumatiche, l'episodio vertiginoso non e' immediato, come la possibile frammentazione otolitica, ma a distanza, e la sindrome post-traumatica e' una sindrome di stress.

- la maggior frequenza notturna o mattutina, quando si consuma meno glutammato, come neurotrasmettitore principale delle vie afferenti sensoriali.

Sulla modulazione con farmaci delle reazioni di stress rimando al tentativo di spiegazione razionale fornito in maniera particolareggiata in altra sede (vedi:www.stress-cocchi.net/Drugs3-it.htm).

In accordo con quanto allora scritto, i punti principali su cui agire mediante farmaci sono, come intervento di base:

- aumento della inibizione GABAergica di tipo A;

- riduzione della inibizione GABAergica di tipo B;

- aumento di stimolazione delle GAD.

Di per se stessi questi interventi danno origine anche a:

- diminuzione della increzione cortisolica e del compenso adrenergico periferico per ridotta attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene (Buckingham, 1998; Schedlowski e Schmidt, 1996), non molto evidente in questo caso;

- diminuzione del possibile eccesso di glutammato per una sua piu' elevata trasformazione in GABA.

Qui si è usato:

- una benzodiazepina a basso dosaggio, per agire sul recettore GABAergico di tipo A.

- un calcio-antagonista cerebrale (carbamazepina) per diminuire l'inibizione GABAergica di tipo B (Crowder e Bradfors, 1987).

- piridossina, che agisce come cofattore di tutte le decarbossilasi, inclusa la GAD, che è poi quella che presiede alla trasformazione dell'acido glutammico in GABA.

Quando aumenta la sintesi del GABA il glutammato cerebrale diminuisce, e nel medesimo tempo si riduce la stimolazione ipotalamica del nucleo dorsale del vago e del nucleo del tratto solitario, che sono i punti di partenza della risposta parasimpatica in condizioni di stress (Brann, 1995).

Sulla betaistina non é stata ancora raggiunta l'evidenza dei benefici (James e Burton, 2001).

E ovvio che una politerapia di questo tipo ha modesta possibilita' di diventare un protocollo standard, perché le caratteristiche individuali della reazioni di stress sono sia costituzionali che legate al particolare momento della vita biologica. L'invecchiamento, lo si ricorda ancora, riduce le soglie di stress.

E' sicuro che un anno di terapia non é molto indicativo, ma è difficile dire che la paziente avrebbe potuto migliorare da sola. La VPPB ha questa caratteristica, ma ciò si può dire di qualsiasi suo trattamento. Due fatti fanno dubitare di questa risposta: 1. Accenni di vertigini sono ancora ricomparsi, e sempre in condizioni di stress. 2. C'è stato un miglioramento della ipoacusia neurosensoriale, affezione da me collegata all'eccesso di glutammato da stress, anche stress dell'età (vedi: www.stress-cocchi.org/News9.htm). La paziente era del tutto inconsapevole di questo possibile esito.

Un fatto nuovo é comparso ultimamente. La scarsa aderenza al regime terapeutico prescritto, con sospensione da parte della paziente di farmaci importanti per la razionalità della terapia, in rapporto all'ipotesi stressogena, rende il tutto ancor meno verificabile di quanto sia già la VPPB di per se stessa.

Il ruolo dello stress nella VPPB e' tutto da comprendere. Indubbiamente un tale ruolo esiste in ogni caso, resta da vedere se primario o secondario. Cosa si debba ai frammenti otolitici non è del tutto chiarito.

Zucca et al, 1998, suggeriscono che i frammenti otolitici si dissolvono nell'endolinfa circa in 20 ore, e pensano che questa è la ragione della risoluzione spontanea della VPPB. Ipotizzano che la mancanza di risoluzione spontanea può essere connessa con livelli aumentati di calcio endolinfatico, che intrappola i frammenti otolitici, o con una ulteriore produzione di di frammenti otolitici. La spiegazione della risoluzione spontanea permane comunque poco chiara, e resta nell'ambito di una patologia periferica, cosa che l'ipotesi dello stress renderebbe perlomeno più complicata.

Tirelli e coll. 2001. Scrivono che la MRC è efficace anche senza diagnosi di VPPB, il che vale a dire , sia pur indirettamente, che la MRC potrebbe essere una manovra placebo, o che il miglioramento potrebbe essere in parte correlato con lo scorrere del tempo (vedi: Zucca et al., 1998) piuttosto che con l'applicazione di MRC.

Secondo il presente autore, le manovre di riposizionamento potrebbero avere anche un effetto indiretto, con consumazione settoriale dell'eccesso di glutammato. Il fatto che la vecchia tecnica di abituazione funzionasse e funzioni ancora, dà molto da pensare.

 

Conclusione.

L'idea che la Vertigine Parossistica Posizionale Benigna implichi anche risposte di stress non deve sembrare strana, perché in ogni malattia sono evocate anche risposte di stress. Il caso trattato con terapia antistress per un anno, ha avuto una ricaduta durata circa due mesi e mezzo, durante il grande caldo estivo del 2003. Anche questa, come tutti le precedenti, ha fatto quindi seguito a una situazione di stress fisico.

Stante la scarsa aderenza alla terapia prescritta da parte della paziente, una volta superato l'episodio critico, anche un anno é poco per una malattia sfuggente come la VPPB, ma un eccesso di glutammato, a causa dello stress, e' una spiegazione meno complicata e in grado di superare le incongruenze della teoria periferica della vertigine. Il caso verrà comunque periodicamente aggiornato.

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Corrispondenza: dr Renato COCCHI, via Rabbeno, 3

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