IL METODO SCIENTIFICO NATURALE NELLA
MEDICINA CONTEMPORANEA.
Renato COCCHI, Neurologo e psicologo medico
- Sociologo.
Riassunto
Nella medicina
contemporanea, sia ufficiale, che alternativa, il metodo scientifico naturale
ha ancora un suo spazio e una sua specificità.
Poiché esso si basa
su] risultato ottenuto, la clinica, l'epidemiologia, la fìsiochinesiterapia e
le altre tecniche riabilitative, trattamenti innovativi, medici o chirurgici,
che non hanno possibilità di confronto, sono ambiti in cui esso diviene l'unico
utilizzabile.
La possibilità di
trattamento quantitativo dei dati, se ben raccolti, ne permette applicazioni di
statistica piana, e confronti valutabili con test statistici,
Esso è anche una base
comune che dovrebbe consentire il dialogo tra la medicina ufficiale, o
allopatica, e la medicina alternativa.
Parole chiave: Metodo scientifico
naturale, medicina allopatica, medicina alternativa, dati, trattamento
quantitativo.
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Premessa:
L'individuazione della SARS.
II dr. Carlo Urbani, il medico italiano che
per primo individuò la SARS, fu chiamato come esperto di malattie infettive
dell'OMS, sezione di Hanoi, dall'Ospedale Francese di Hanoi nel Vietnam.
Confermò il sospetto che i medici di quell'ospedale avevano avuto, di essere di
fronte ad una malattia diversa dal solito, da virus aviario para-influenzale, e
fece predisporre subito una serie di misure di emergenza.
"Il carattere, l'intuizione e il forte
legame che aveva costruito con le autorità del Vietnam furono elementi critici
di questa occasione" (1). Purtroppo, nel giro di poche settimane il Dr.
Urbani e altri 5 del personale di assistenza e cura di quei piccolo ospedale
privato morirono proprio a causa di SARS.
Secondo Emanuel (2). l'esperienza della SARS
ci ha insegnato almeno 4 lezioni durature:
1. E' stato un test per tutte le componenti
sanitarie pubbliche, dalle centrali a quelle locali, e ha meglio preparato
tutti in previsione di nuove possibili pandemie.
2. Non esistono isole felici. Quel che
avviene da qualche lontana parte può toccarci direttamente a causa della
facilità e frequenza della catena di contatti tra persone, anche a grande
distanza. La cooperazione globale è necessaria anche nella sanità pubblica.
3. A dispetto delle linee di tendenza
attuali sulla commercializzazione di tutto, sul vivere meglio e
sull'individualismo sempre più accentuato, la risposta dei professionisti della
sanità alla SARS ha riconfermato che il principio centrale della medicina è l'assistere
gli ammalati anche se con grande rischio personale.
4. Da ultimo la SARS ha reso più evidente
l'importanza del dovere degli amministratori sanitari e dei medici più anziani
di predisporre procedure che rendano massima la sicurezza dì medici e infermieri
in prima linea.
Oltre queste "quattro lezioni
durature" ce n'é almeno una quinta alla quale è stata data scarsa
rilevanza. L'individuazione della SARS non è stata fatta con il metodo
scientifico sperimentale, che troppi, tra i medici, credono sinonimo di
"metodo scientifico" (3).
Se per il dr Urbani si è accennato
all'intuizione [in medicina la si chiamava "occhio clinico" (3)]
nulla si dice dei sanitari dell'Ospedale Francese di Hanoi che per primi ebbero
il sospetto di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso e chiesero aiuto
all'OMS, sezione di Hanoi, il loro sospetto nacque perché "si era
presentato un paziente con una virosi para-influenzale inusuale" (1).
Intuizione e sospetti possono essere
adeguate premesse per formulare ipotesi e applicare il metodo scientifico
sperimentale, ma non sono solo questo e, di per sé, possono portare a rilevanti
acquisizioni scientifiche anche senza alcuna sperimentazione. L'individuazione
della SARS non è un caso isolato.
Non credo che al momento in cui infuriava
l'epidemia, qualcuno abbia avuto anche solo l'idea di applicare direttamente,
ai pazienti colpiti, gruppi di controllo, cross-over, doppio cieco e tutte
quelle procedure affinate e proprie del metodo scientifico sperimentale.
Nonostante ciò, si è andati avanti. Forse sarà bene il tentare di capire il
perché di questo andamento.
Può essere interessante ipotizzare quale
operazione mentale abbia fatto il dr. Urbani, un'operazione nell'ambito di una
non-razionalità, detta intuizione.
Il confronto tra la sindrome para-infuenzale
del caso attuale e tutto quel che aveva sedimentato in una qualche memoria
(visiva?) a proposito di queste sindromi aveva portato ad un giudizio
intuitivo, clinico, di disparità. Si trattava di qualcosa di diverso.
Poi, in lui, la razionalità aveva subito
ripreso il sopravvento. "Per alcuni giorni seguenti scelse di lavorare in
quell'ospedale documentando i reperti, preparando campioni da spedire ad
analizzare e rinforzando le possibilità di controllo dell'infezione" (1).
La capacità intuitiva del Dr Urbani era una
sua caratteristica esclusiva? Oppure essa era ed è comune, sia pur in grado
diverso, a tutti i medici che fanno della clinica? Se si risponde positivamente
alla seconda domanda, siamo già in presenza di qualcosa che usiamo di continuo,
ma che, di per se stesso, solo in parte ha a che fare con il metodo scientifico
sperimentale.
Possiamo dire subito che si tratta del
metodo scientifico naturale "quello che e stato la base esclusiva
dell'astronomia, fino al lancio del primo satellite artificiale" (3).
Naturalmente questo è il nome moderno per
indicare una pratica antica. Gli astronomi babilonesi erano già in grado di
prevedere le eclissi, per cui all'osservazione del cielo ad occhio nudo con
astrolabio avevano già applicato il calcolo matematico.
Il metodo scientifico
naturale in medicina.
"II metodo scientifico ha quattro
gradini.
1. Osservazione e descrizione di un fenomeno
o di un gruppo di fenomeni.
2. Formulazione di una ipotesi che spieghi tali
fenomeni. Nella fisica l'ipotesi spesso prende la forma di un meccanismo
causale o di una relazione matematica.
3. Uso dell' ipotesi per prevedere l'
esistenza di altri fenomeni, o di predire quantitativamente i risultati di
nuove osservazioni.
4. Messa in opera di test sperimentali sulle
predizioni da parte di un certo numero di sperimentatori indipendenti, e di
esperimenti condotti in maniera adeguata." (4).
I primi tre gradini costituiscono il metodo
scientifico naturale. L'aggiunta del quarto gradino dà luogo al metodo
scientifico sperimentale. Pertanto, chi credesse che esista una medicina
scientifica solo a partire da quando essa ha acquisito pubblicamente il
"metodo scientifico sperimentale", e per comodità di riferimento, a
partire dal 1865, dopo l'uscita del libro di Claude Bernard (5), farebbe una
affermazione molto imprudente.
Equivarrebbe a dire che dal Corpus
Hyppocraticum (V-II secolo AC) al 1864, per limitarci al percorso della
medicina in quella parte del mondo che si usa chiamare occidentale, non ci sono
state acquisizioni scientifiche in medicina.
Ho già accennato che la clinica, come
diagnosi del caso singolo, non fa parte della medicina sperimentale, anche se
sicuramente ne è stata sostanziata. Non ne fa parte inoltre l'epidemiologia che
è un conteggio di casi singoli in riferimento ad una popolazione, anche quando
essa non riesca a raggiungere con sicurezza il livello di incidenza ma
semplicemente quello di prevalenza rispetto al campione indagato.
Ricordo di sfuggita che gli exit polls, per
la previsione dei risultati elettorali sono una valutazione di prevalenza,
basata su una popolazione limitata, ma scelta con il miglior criterio di
rappresentatività della popolazione generale. Ancora una volta, nulla a che
vedere con il metodo scientifico sperimentale.
Fino alla fine degli anni Settanta negli
Stati Uniti c'era un rifiuto ufficiale assoluto di accettare l'agopuntura come
pratica medica scientifica, per avendo essa oltre 3000 anni di storia e un
corpus dottrinario molto ben stabilito. La si credeva un placebo un po'
particolare. Solo con la messa in opera della "sham acupuncture" (uso
di punti falsi, al di fuori dei punti tradizionali dei meridiani cinesi) in
soggetti usati come controllo si è acquisito ufficialmente che l'agopuntura era
ed è una tecnica terapeutica efficace. La sua validazione con il metodo
scientifico sperimentale non l'ha assolutamente modificata in meglio.
Funzionava già prima e da molto tempo,
sebbene la sua spiegazione teorica tradizionale sia tuttora molto discutibile.
Però una cosa è il risultato (funziona - non funziona) già elaborabile
numericamente (uno - zero), un'altra è la relativa spiegazione teorica
(funziona perché...) e quest'ultima è legata al livello di conoscenze e di
visione del mondo ne! momento storico in cui è stata proposta. Un' altra cosa
ancora, infine, è la sua comunicazione a terzi, in primis, ai colleghi medici.
In medicina qualcosa può funzionare, e bene,
anche senza che si abbia una spiegazione del perché lo fa. Sono oltre cento
anni che l'acido acetilsalicilico (l'aspirina) funziona, ed è solo da circa 20
anni che se ne è scoperto almeno un perché (stimola le prostaglandine).
Al di là della medicina, certe acquisizioni
molto scientifiche (scelta e coltivazione delle piante alimentari; domesticazione
degli animali) furono raggiunte da nostri antichi progenitori fin da 8500 anni
AC, a partire dall'area della Mezzaluna Fertile e dalle coste del Mediterraneo
(6). Il metodo scientifico sperimentale, reso pubblico da Galileo nel 1632, era
ancora lontano. D'altra parte la scoperta delle lune del pianeta Giove, fatta
dallo stesso Galileo, non avvenne certo con l'uso del Metodo Scientifico
Sperimentale, e le lune di Giove sono ancora lì, e la scoperta è assolutamente
scientifica.
Per ritornare alla medicina, quando grandi
ditte farmaceutiche finanziano spedizioni presso tribù con scarsi o nulli
contatti con la nostra civiltà, per sapere dagli uomini-medicina locali quali
sono le piante curative usate e per quali disturbi, non cercano solo di risparmiare
tempo e denaro nella ricerca, che così potrà essere già orientata per la
individuazione dei principi attivi (7). Danno per scontato che possano
esserci delle conoscenze scientifiche mediche, acquisite al di fuori del metodo
scientifico sperimentale.
Il metodo scientifico naturale ha alla sua
base il meccanismo mentale della induzione. Questa ha per assunzione che se
qualcosa è vero in un certo numero di situazioni osservate, lo stesso deve
essere vero in situazioni similari, per quanto non ancora osservate.
Si può partire di qui e impiegare procedure
statistiche, compresi test di significatività, di solito non parametrici, per
ampliare o ridefinire una serie di nostri precedenti concetti. Ora è noto che i
metodi statistici non sono qualcosa di opposto ad una analisi basata sullo
studio dei casi, ma che i due approcci sono complementari, poiché si integrano
a vicenda.
Il nostro cervello ha capacità di
raggiungere nuove conoscenze per accumulazione e confronto, usando i meccanismi
neuronali della similarità (8) e dell'opposizione (9), memorizzandone poi il
risultato. Lo ha fatto e lo fa in tanti campi, compreso quello della medicina.
In medicina, che è anche una professione, la
tendenza ad attribuirsi meriti che possano trasformarsi in successo e ricchezza
non è mai stata un evento improbabile.
Durante la famosa epidemia della peste nera,
negli anni 1348-1351, nonostante non ci fossero rimedi perché non se ne
conosceva la causa, e la teoria galenica dei quattro umori e della corruzione
dell'aria (il "soffio pestifero") non aiutava a comprenderne
l'origine e a indirizzare una qualche terapia efficace, ci fu chi si attribuì
meriti del tutto inesistenti.
Il medico Dionisio Colle da Belluno, che
consigliava l'uso di essenze odorose per purificare l'aria come rimedio
profilattico, scrisse di "essere stato in grado di mantenerne molti in
vita e preservarli dalla peste" (10).
Andò peggio ad un altro millantatore, cerio
Andrea da Padova, cerusico, che sosteneva di aver guarito più di cento malati
di peste. Il collegio medico di Venezia gli comminò una ammenda ritenendo che
tali ammalati fossero guariti non grazie alla sua arte, ma per caso (10).
Uno dei rischi del metodo scientifico
naturale in medicina fu individuato chiaramente dal collegio medico di Venezia.
Nell'ambito dei risultati positivi a seguito di un trattamento occorre separare
i risultati causati, dai risultati casuali. Non sempre il post hoc è
anche ergo propter hoc; vale a dire: non sempre un rapporto di
dipendenza temporale è anche un rapporto di causa ed effetto.
Oggi siamo diventati ancora più sottili. Tra
i risultati casualmente positivi occorre separare quelli dovuti ad effetto
placebo da quelli totalmente indipendenti anche da ciò, per resistenza
individuale alta (differente "terreno individuale"). Il primo è una
variabile che viene annullata dal metodo scientifico sperimentale, per il
secondo siamo ancora in alto mare (3).
La proposta del genetista Allen Roses
(11-13) di stabilire il genoma di tutti quelli che dovranno essere sottoposti
ad una terapia farmacologica, stante il fatto che il 90% dei farmaci sarebbe
efficace nel 30-50% dei curati proprio per differenze individuali, sembra di
difficile realizzazione in tempi brevi.
Se comunque è possibile impostare un
esperimento, il non farlo sarebbe un errore fondamentale che può portare ad una
teoria errata come ipotesi tratta da osservazioni.
Questi sono i limiti del sistema scientifico
naturale in Medicina - e potrei averne dimenticato qualcuno - ma esso ha anche
un pregio singolare.
Il metodo scientifico naturale si basa
innanzitutto sull'osservazione e sullo studio del caso singolo. Il rapporto tra
medico e paziente è più complesso, essendo il paziente considerato nella sua
unicità. Diverso è il punto di vista. E' una persona con una malattia, e non una
malattia, elemento preminente, in una persona. Sembra un gioco di parole, ma
protocolli, o linee-guida di terapia sono propri del secondo punto di vista.
Esclusa l'agopuntura, di cui ho detto sopra,
tutta la medicina cosiddetta alternativa si fa forte anche di questo migliore
rapporto medico-paziente, che, evidentemente, è una caratteristica molto
apprezzala dai pazienti stessi, se si tiene conto del successo che la medicina
alternativa sta avendo. Come spiegazione un po' semplicistica, si potrebbe sostenere
che nella medicina alternativa il medico funziona, in parte, come placebo.
Ho già detto che la clinica e
l'epidemiologia sono campi di normale applicazione del metodo scientifico
naturale.
Lo si utilizza pure nel campo delle malattie
rare, che possono essere raccolte e descritte caso per caso, e raggruppate per
confronto fra casi, descritti spesso da medici che ne hanno visto uno solo. E'
l'unico applicabile nella fisiochinesiterapia e nelle altre tecniche
riabilitative. Nella psicoterapia, se si accetta che abbia a che fare con la
medicina, è l'unico che potrebbe servire. Nelle nuove procedure mediche o
chirurgiche che non hanno alternative, si può solo utilizzare il metodo
scientifico naturale per valutarne i risultati.
Esso è anche il solo che può essere
applicato per la ricerca scientifica (se interessasse) in corso di attività
libero-professionale. Mettere pazienti paganti in un gruppo di controllo
trattato con placebo sarebbe assolutamente improponibile.
La raccolta dei dati e
la comunicazione.
Per raccogliere dei dati occorre volerlo
fare e sapere quali sono i dati da raccogliere, e non solo in una prospettiva
attuale, ma possibilmente, anche futura.
E' facile raccogliere sesso, età, origine
geografica, diagnosi presuntiva o stabilita, terapia instaurata, esito. E
questo da farsi non solo per i casi andati a buon fine, ma per tutti. Tranne
che per la terapia instaurata, e per l'esito, tutti gli altri sono dati fissi.
Ma la terapia instaurata può essere raccolta quantitativamente come dosaggio
medio giornaliero, deviazione standard e dosaggio minimo-massimo (range). La
variabilità dell'esito può essere quantificata con una scala di Guttman a
quattro-cinque gradini, da '"nullo" a "del tutto positivo",
o simili.
Questi dati, che sono tutti trattabili
quantitativamente, possono dare moltissime informazioni, anche se non derivale
dal metodo scientifico sperimentale, e possono induttivamente portare a teorie,
o almeno a ipotesi di lavoro, verificabili sperimentalmente, quando possibile.
Si tratta di una raccolta minima di dati,
che non è diversa nella medicina ufficiale allopatica e nella medicina
alternativa. Quel che varia è il fatto che questa raccolta venga effettivamente
condotta. Se per l'ospedale questo è sempre vero, e fa parte della prassi
istituzionale, nella medicina pubblica, specie di base questo è già meno
diffuso. Nella pratica privata allopatica o in quella alternativa, ciò
costituisce una eccezione.
Se lo si fa, può essere diversa la raccolta
di sintomi non ancora ben classificati, ma che, in prospettiva futura,
potrebbero aver rapporti precisi con la malattia (in medicina allopatica), o
con la singolarità dell' individuo (in medicina alternativa).
Più di 28 anni fa mi accorsi che certi
bambini depressi avevano la tendenza a giocare con bambini più piccoli.
Raccolsi inizialmente il sintomo nel suo contesto, poi ne descrissi un certo
numero di casi, tentai una spiegazione psicodinamica e, assieme ad una collega,
lo pubblicammo per primi (14).
In ambiente ospedaliero ogni giorno si
misurano la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca del paziente. Si tratta
di sintomi che possono essere valutati nelle due medicine. La loro spiegazione
potrebbe essere diversa a seconda del punto di vista. Se per la medicina
allopatica la malattia varia anche pressione arteriosa e frequenza cardiaca,
per la medicina alternativa, in quell'individuo questi due parametri variano in
funzione di una personale risposta alla malattia.
All'inizio, però, per entrambe c'è un valore
riferito ad una colonnina di mercurio, e una frequenza pulsante riferita al
tempo di un minuto primo.
Se poi entrambe le medicine volessero
raccogliere anche dei dati qualitativi, che riguardano solo aspetti emozionali,
psicologico-relazionali e sociali (15,16) nulla lo vieta, ma il ponte del
metodo scientifico naturale è ben più ampio, molto più collaudato e molto più
informativo e scientifico, sia pur con i suoi limiti. Soprattutto, è
immediatamente comprensibile da entrambi i lati.
La pretesa dell'uso del doppio cieco anche
in medicina alternativa come requisito minimo di "scientificità"
(17), è sia un grossolano errore concettuale da parte della medicina ufficiale
- come obbligare a correre i 100 metri uno che è senza una gamba - sia una
inutile lamentela della medicina alternativa.
Nell'ambito della comunicazione medica
volontaria diretta a colleghi, a parte la scelta di comunicare, occorre anche
che i dati comunicati siano comprensibili ai riceventi e potenzialmente
verificabili.
In questo la medicina ufficiale ha una
pratica ben più lunga e diffusa. Se vuole, la medicina alternativa non avrà
difficoltà a mettersi nelle condizioni di fare lo stesso, con i limiti di cui
si è detto. La necessità esiste, perché spesso ci sono pazienti che si
rivolgono alternativamente all'una e all'altra.
Conclusioni
Nella medicina contemporanea, sia
allopatica, che alternativa, i! metodo scientifico naturale ha ancora un suo
spazio e una sua specificità.
Poiché esso si basa sul risultato ottenuto,
la clinica, l'epidemiologia. la fisiochinesiterapia e le altre tecniche
riabilitative, trattamenti innovativi, medici o chirurgici, che non hanno
possibilità dì confronto, sono ambiti in cui esso è di pertinenza esclusiva,
La possibilità di trattamento quantitativo
dei dati, se ben raccolti, ne permette applicazioni dì statistica piana e di
test statistici di solito non parametrici.
Esso è anche una base comune che dovrebbe
consentire il dialogo tra medicina allopatica e medicina alternativa.
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Pubblicato in italiano su Lo Spallanzani 2004, 18: 31-36.
Immesso in internet il 7 settembre 2004. Copyright by Renato Cocchi,2004.
Corrispondenza: Dr. Renato Cocchi, Via Rabbeno, 3
42100 Reggio Emilia
e-mail: renatococchi@libero.it
Testo in inglese
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