Servizio di Medicina
dello Sport dell'USL 3 - Pesaro, (Aiuto dirigente: dr G. Tassani)
INSTABILITA'
ATLANTO-ASSIALE NEI SOGGETTI DOWN.
RISCHI NEUROLOGICI NELLA
PRATICA SPORTIVA, SPECIE NEL JUDO
Giuseppe TASSANI (*) Renato COCCHI (**)
Paolo Alberto PAGANI (***)
(*) specialista in
medicina dello sport; (**) specialista in neurologia; (***) specialista in
ortopedia.
Riassunto
Circa il 20 % dei bambini Down e'
portatore di una istabilita` atlanto-assiale che puo' presentare dei rischi per
attivita' fisiche come ginnastica, tuffi, judo. La malformazione regredisce con
l'eta' e ha una maggiore incidenza nei maschi. Per quanto intuitivamente questa
anomalia possa venir collegata con la lassita' articolare, si e' visto che non
piu' del 10 % dei soggetti Down con lassita' articolare e' contemporaneamente
portatore di instabilita' atlanto-assiale.
La instabilita' atlanto-assiale puo'
essere rilevata da una sistematica indagine X-grafica laterale della colonna
vertebrale, nella posizione neutra e in flessione del capo. Viene considerata
gia' sospetta una distanza atlanto-odontoide anteriore di piu' di 4 mm e
francamente patologica oltre i 5 mm. Da un punto di vista neurologico possono
essere individuati sintomi di compressione midollare, reperto che viene
confermato dalla TAC della regione atlanto-assiale.
L'indagine sulla possibile presenza di
instabilita' atlanto-assiale dovrebbe essere inserita negli esami di routine
preliminari alla certificazione medica di idoneita' alla educazione fisica
scolastica e alla pratica sportiva nei bambini Down.
Key words: Instabilitą atlanto-assiale;
sindrome di Down; attivitą fisiche, sport, rischio, Judo; TAC.
Sindrome di Down
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La sindrome di Down, o trisomia 21, e'
responsabile di piu' del 30 % delle forme di ritardo mentale da anomalia
cromosomica.
La scoperta e l'uso degli antibiotici hanno
profondamente modificato la speranza di vita di questi individui. Prima del
1945 era difficile incontrare un soggetto Down di piu' di 10 anni. La maggior
parte di essi decedeva prima, per infezioni broncopolmonari.
La possibilita` di vivere piu' a lungo e'
cresciuta parallelamente ad un generale atteggiamento di maggiore accettazione
dell'handicap. La diffusione del concetto e della pratica che si vogliono
chiamare di "normalizzazione" stanno spingendo i genitori dei Down ad
avviare i figli anche verso l' attivitą sportiva. In tale direzione c'era gią
la spinta della diffusa esperienza del nuoto, spesso cominciato in eta`
infantile come supporto riabilitivo-motorio.
Avvicinamento allo sport dei soggetti
Down
L'incontro di un desiderio dei genitori con
una disponibilita` sempre maggiore di istruttori sportivi nell'ambito della
professione semipubblica o privata stanno portando l'inserimento di questi
soggetti in molte discipline sportive, compatibili con la loro situazione
motoria.
La motricita` dei Down da una lato non si
discosta da quella degli altri ritardati mentali senza lesioni motorie. Si
caratterizza prevalentemente per una goffaggine motoria, per qualche
difficolta` di equilibrio, e per una ridotta destrezza, specie nella motricita`
fine.
Da un altro lato la loro motricita` puo'
avere caratteristiche negative proprie, in particolare per la rara presenza di
ipotonia pura, (Favuto e Cocchi, 1992) prevalentemente di origine cerebellare,
e per una ben piu' diffusa lassita` articolare.
E' recente il riconoscimento di instabilita`
atlanto-assiale, che verrebbe trovata con una frequenza valutabile intorno al
15-20 %. (Vermeer et al., 1992).
In questi soggetti la partecipazione ad attivita`
come ginnastica, tuffi e judo puo' essere a rischio, per l'esagerata escursione
del dente dell'epistrofeo, e la possibilita` di compressione o di lesione di
vie nervose midollari. Il danno puo' essere evidenziato, oltre che
clinicamente, dai controlli TAC (Alvarez e Rubin, 1986) e RMN.
Questa anomalia legamentosa ha una maggiore
incidenza nei maschi con meno di 11 anni, dato anche questo in contrasto con
precedenti asserzioni (Alvarez e Rubin, 1986), ed invece in accordo, per quel
che riguarda l'eta`, con una indagine sulla presenza di ipotonia pura nei Down,
condotta da uno di noi (Favuto e Cocchi, 1992).
Per quanto venga subito da pensare che
l'instabilita` atlanto-assiale richiama la compresenza di lassita` articolare
(Semine et al., 1987; Collacott et al., 1989), recenti indagini specifiche
hanno fatto riscontrare come non piu' del 10 % dei soggetti Down con lassita'
articolare e' contemporaneamente portatore di questa anomalia (Cremers, 1992).
Ai fini di prevenzione, oltre alla
descrizione e alla diffusione della conoscenza dei sintomi di allarme (Howard,
1985) si e' tentata una individuazione radiologica della instabilita`
atlanto-assiale, con il confronto tra l'esame X-grafico del capo in posizione
neutra ed in flessione.
Una escursione di piu' di 3 mm della punta
del dente dell'epistrofeo veniva considerata gia` sospetta, se piu` di 4 mm
francamente patologica e indizio di instabilita` atlanto-assiale (Wang et al.,
1984; Cremers, 1992).
Recentissimi studi su questo aspetto
specifico hanno messo in dubbio la sensibilita` di screening dell'esame
radiologico, per distanze inferiori ai 5 mm (Cremers, Ramos e Boll, 1992).
D'altra parte non sono state ancora proposte indagini alternative specifiche e
dotate di maggiore sensibilita'.
Il problema comunque esiste, e l'indagine
X-grafica, se pur discussa, resta tuttora l'unica possibilita` di controllo ai
fini di una prevenzione.
3 Il reperto di una escursione superiore ai
4 mm obbliga pertanto alla cautela nella pratica ginnastica e degli sport in
cui si possano verificare flessioni ed estensioni forzate del collo.
Considerazioni ortopediche
Le instabilita' atlanto-assiali non
traumatiche sono evenienze rare, e possono essere associate a patologie
congenite gravi, come si sta osservando nella sindrome di Down, o comparire
nelle fasi avanzate di malattie sistemiche degenerative, come l'Artrite
Reumatoide.
Essendo disponibile un maggiore corpus di
conoscenze, per comodita' esplicativa ci riferiremo a quanto avviene in
quest'ultima malattia, non essendo stato dimostrato che nella sindrome di Down
il fenomeno dia origine a sintomi o quadri patologici specifici.
Nella maggior parte di questi pazienti
l'instabilita' e' tollerata a lungo, senza segni di disturbi neurologici.
La lesione capsulo-legamentosa della cerniera
occipito-cervicale e delle vertebre C1 e C2 e', in alcuni casi progressiva, con
insorgenza subdola della sintomatologia, per allentamento delle formazioni
legamentose senza compressione ossea, in una zona in cui il canale midollare e'
ampio.
La sub-lussazione atlanto-assiale fino ad
uno spostamento di 3,5 mm in ogni direzione puo' non essere considerata a
rischio. Una misura maggiore e' segno evidente di instabilita' articolare.
Per la valutazione della instabilita'
possiamo applicare i criteri clinici descritti da Ranawat, 1979 et al. e da
Conaty e Mongan nel 1981, in cui, almeno per quel che riguarda l'Artrite
Reumatoide allo stadio II, si riscontrano gia' debolezza, iperestesie e
distesie. Allo stadio IIIA, si arriva a paresi, interessamento midollare, con
conservazione della capacita' deambulatoria. Allo stadio IIIB si ritrova
tetraparesi conclamata e incapacita' alla deambulazione.
L'indirizzo terapeutico prevalente, allo
stato attuale, e' l'intervento chirurgico con stabilizzazione del segmento
cervicale, da effettuarsi quando comincia la paresi, secondo Louis, 1983.
Dalla teoria alla pratica: il Judo
Alcuni sport espongono particolarmente ai
traumi cranio-cervicali. Si devono escludere, ovviamente, quelli motoristici,
mentre si devono tenere in considerazione i tuffi, il football americano, ed in
generale gli sport di contatto. Fra questi ultimi, la nostra attenzione si e'
rivolta al Judo, e in particolare alle tecniche di immobilizzazione che
comportano lo strangolamento - o Shime-Wasa del linguaggio tradizionale - che,
nei casi presi in considerazione possono comportare sufficienti elementi di
rischio.
1. Strangolamento a collare con entrambi i
baveri (Okuri Eri Jime).
Questa tecnica comporta, da parte di chi
assale ("Tori") su chi subisce ("Uke"), una triplice
sollecitazione sul collo e sulle sue strutture, vie aeree, vasi sanguigni,
rachide cervicale. La componente costrittiva si associa a quella distrattiva,
ed inevitabilmente a quella rotativa, imponendo cosi' una flessione anteriore
della testa con rotazione sul collo.
2. Strangolamento a mani nude (Hadaka
Jieme).
Anche in questo caso si associano le tre
componenti, costrizione, distrazione e rotazione del collo, che finiscono per
imporre la flessione anteriore, e in misura minore, la rotazione e la
dislocazione laterale.
3. Strangolamento con un braccio ad ala
(Kataha Jime).
Ancora un esempio di sollecitazione
articolare in cui prevale la componente rotativa in associazione con la
dislocazione laterale.
4. Strangolamento con le mani opposte (Kata
Juji Jime) Si tratta di una presa con potenziali conseguenze terribili, quando
viene adottata durante il combattimento, ed anche in questo caso le
sollecitazioni articolari sulle prime vertebre cervicali associano una violenta
distrazione con una marcata costrizione.
5. Strangolamento a triangolo (Sankaku
Jime).
La radice del braccio ed il collo di chi e'
assalito vengono imprigionati dall'assalitore in un triangolo di cui un vertice
e' rappresentato dal pube, l'altro direttamente dalla superfice flessoria del
ginocchio dx flesso e l'ultimo dall'altro ginocchio con l'interposizione della
caviglia controlaterale che ha la funzione di fissazione.
La sollecitazione biomeccanica impone subito
un atteggiamento in flessione della testa sul collo, con una componente
distrattiva esasperata. La componente distrattiva puo' anche associarsi ad una
iperestensione del collo.
Al riguardo di queste tecniche di
immobilizzazione, e' facilmente intuibile come l'apparato muscolo-ligamentoso
del collo, in generale, e delle articolazioni del rachide cervicale siano
fortemente sollecitati gią in condizioni di staticitą, quando, da parte di chi
subisce la presa, c'e' tempo sufficiente per opporre la resistenza di un valido
tono muscolare.
Se la stessa tecnica viene imposta durante
il combattimento, quando il gesto si svolge a velocitą elevata al fine di
renderlo imprevedibile all'avversario, l'aggiustamento del tono muscolare di
chi subisce puo' essere tardivo e incompleto. In questo modo le articolazioni
cervicali possono essere esposte a rischi notevoli.
Nelle circostanze che ci riguardano, in
questi soggetti, che possono presentare una ipotonia muscolare sistemica,
associata ad una instabilita' legamentosa atlanto-assiale, le sollecitazioni
biomeccaniche applicate in tale distretto possono comportare il rischio di una
lussazione franca, anteriore, rotatoria o mista, mentre la lussazione
posteriore diverra' possibile solo se accompagnata dalla frattura del dente
dell'epistrofeo.
E' auspicabile il perfezionamento di una
tecnica diagnostica che permetta di valutare il rischio di una parziale
incontinenza articolare della cerniera atlanto-assiale, cui sottoporre i
soggetti Down che vengono avviati al Judo.
D'altra parte si tratta di una pratica
sportiva che presenta aspetti interessanti, al di la' della acquisizione delle
tecniche di difesa e di attacco.
Il controllo dello schema corporeo, ad
esempio, l'avviamento alla destrezza, lo studio e l'approccio all'avversario,
la disciplina e il comportamento nel Dojo, o Sala di Pratica, l'igiene
personale ed il rispetto per il maestro e per l'avversario, sono tutti elementi
che fanno del Judo un'ottima proposta educativa.
Conclusioni.
L'indagine sulla possibile presenza di
instabilita' atlanto-assiale dovrebbe essere inserita negli esami di routine
preliminari alla certificazione medica di idoneita' alla educazione fisica
scolastica e alla pratica sportiva nei bambini Down (Howard, 1985).
Tenuto conto delle difficolta' incontrate
fino ad ora e su esposte, e' sempre meglio avere falsi positivi a cui
consigliare di evitare certe pratiche sportive, come il Judo (Gunasingham e
Akuffo, 1988), che ignorare il problema. I rischi personali per il soggetto e
quelli legali per il pediatra, il medico di base, o il medico sportivo
potrebbero diventare troppo elevati.
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Stampato su Riv. It. Disturbo Intellet. !992, 5: 239-244.
Corrispondenza: dr Renato COCCHI, via
Rabbeno, 3
42100 Reggio Emilia (Italy).
renatococchi@libero.it
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