AUTISTI DIVENTATI
ADULTI: 8 CASI
Renato COCCHI.
neurologo e psicologo medico
Riassunto
Otto soggetti di eta’ tra i 16 e i 25
anni, con storia e diagnosi di Disturbo Generalizzato dello Sviluppo
(DSM-III,R: 299.00: Disturbo Autistico, con esordio precoce) sono stati portati
a visita dai parenti per eventuale trattamento. I sintomi piu’ frequenti e
impegnativi erano: alterazione del ritmo sonno-veglia; agitazione psicomotoria,
disturbi del tono dell’umore; aggressivita’; autoaggressivita’ e disordini dell’alimentazione.
Cinque soggetti avevano in corso terapie
con farmaci neurolettici, da soli o in prevalenza, con risultati scadenti. In
sette casi i genitori hanno chiesto una farmacoterapia piu’ efficace sul sonno,
sull’agitazione psicomotoria e sull’aggressivita’. La scelta dei farmaci usati
nel soggetto autistico, diventato adulto, non sembra discostarsi da quella del
ritardato mentale adulto psicotico, mentre e’ possibile che, per gli autistici,
si tratti di una forma psichiatrica autonoma con necessita’ di un trattamento
specifico..
Parole chiave:: autismo,
età adulta, sonno, eccitamento psicomotorio, aggressività, farmacoterapia, tono
dell'umore.
Superati i 15-16 anni o gia’ adulto, quello
che era un bambino autistico, e’ ancora diagnosticabile come autistico o ha assunto
una connotazione psicopatologica nuova, as esempio: psicotico con ritardo
mentale? Nell’uno o nell’altro caso quali sono le implicazioni che il passaggio
ad una eta’ non piu’ infantile determina nel soggetto stesso e
nell’atteggiamento della famiglia nei suoi confronti?
Cosa sa fare e cosa puo’ fare il medico, a
cui si ricorre nella speranza di risolvere problemi comportamentali, spesso
difficili? Queste sono alcune delle domande che mi sono posto con l’aumento
delle richieste di (un qualche) intervento per soggetti (ex)autistici, visitati
per la prima volta in eta’ superiore ai 16 anni.
Con una piccola casistica di 8 soggetti di
questo tipo, provero’ a rispondere a queste domande. Ho la sensazione che si
tratti di una terra incognita, anche se abitualmente percorsa e affrontata
secondo il punto di vista della psicosi dell’adulto.
Casistica
personale
Caso 1: Maschio, di anni 25, con autismo insorto prima dei 3 anni. Pesa 115 kg,
mangia di tutto e troppo. Attualmente in terapia con (dosaggi giornalieri)
carbamazepina 600 mg; clotiapina 60 mg; levomepromazina 100 mg, clopentixolo 1
c, norvasce ½, perche’ iperteso.
A scuola non ha appreso nulla. Aggressivo
nei confronti dei familiari e autoaggressivo. Presenti stereotipie motorie.
Tende ad isolarsi, ma sembra abbastanza attento (almeno durante la visita). Non
evitamento dello sguardo, non ansia di fronte al nuovo o al diverso. Linguaggio
limitato a frasi di 3-4 parole, con struttura telegrafica, e prevalentemente
utilizzato per le necessita’ immediate, specie di tipo alimentare. Ecolalia
immediata e differita. Incapace di concentrazione.
Piuttosto sedato, tendere a dormire di
giorno e a restar sveglio di notte. Da anni e’ trattato in prevalenza con
neurolettici, variamente combinati, ma con scarsi risultati, al di la’ di una
certa sedazione motoria.
Richiesta dei genitori: miglioramento del
ritmo sonno-veglia, riduzione dell’aggressivita’ e maggiore controllo
dell’alimentazione.
Caso 2: Maschio, di 21 anni, con autismo insorto e
diagnosticato prima dei 3 anni. Nessun apprendimento scolastico. Controllo
sfinterico adeguato, si masturba. Si sveglia verso le 2-3 del mattino, e
canterella o grida per due ore, poi si riaddormenta. Alimentazione variata, e
sorvegliata dalla madre per evitare il sovrappeso. Mastica poco e male. Diventa
piu’ nervoso dopo aver mangiato. Transito intestinale veloce, ma tende a
trattenersi per la presenza di ragadi anali dolorose. Isolamento sociale
modesto (?), secondo la madre.
Totale assenza del linguaggio, si fa capire
a gesti per i bisogni piu’ immediati. Piu’ lateralizzato a dx, ma tende ad
ascoltare con l’orecchio sn. L’esame dei Potenziali Evocati ha messo in rilievo
una sordita’ a dx. Riesce a comprendere gli ordini semplici, se vede l’oggetto
di riferimento. Ipercinetico, con stereotipie motorie. Molto ridotti rocking e
movimenti di flesso-estensione delle dita delle mani davanti agli occhi.
Diventa aggressivo quando vuole qualcosa e non viene capito, o quando sente
parlare. Gli da’ fastidio la confusione. Improvvise variazioni del tono
dell’umore con ipertono e tendenza all’apnea volontaria.
Di giorno provoca spesso un "rumore di
rana" (stereotipia sonora). Per molti anni ha fatto trattamenti a base
psicologica o socioterapica, senza alcun risultato. Nessuna terapia con farmaci
in corso, perche’ la madre e’ molto prevenuta.
Richiesta dei genitori: controllo
dell’aggressivita’ e miglioramento del ritmo sonno-veglia.
Caso 3: Maschio, di 19 anni, con autismo osservato e
diagnosticato prima dei 2 anni. Nessun apprendimento scolastico. Presenti
isolamento sociale marcato, stereotipie motorie (rocking), linguaggio
rudimentale, telegrafico, con l’uso della 2^ persona per indicare se stesso,
con ecolalie immediate e differite. Ipercinetico, ha episodi pantoclastici ed
autoaggressivi in cui si morde le mani o si da’ pugni alla tempia dx.
Alimentazione quasi liquida e con scelta
ridotta: non mangia pane, carne, verdura. Gli pace il latte, lo yogurt e il
formaggio molto molle. Quando si alza ha fame. Alvo regolare, controllo
sfinterico raggiunto, masturbazione per sfregamento frequente. Fa fatica ad
addormentarsi, non dorme piu’ di 6 ore, e tende a svegliarsi presto. Sogna e
parla forte nel sonno. Spesso di notte perde saliva. In media sta meglio al
mattino. Diventa nervoso quando cambia il tempo, e in estate. Non sopporta il
caldo ed e’ iperidrosico. A volte si arrabbia e si mette a piangere senza una
ragione apparente. Assume 80-120 mg di clotiapina al giorno.
Richiesta dei genitori: Controllo
dell’aggressivita’ verso le cose, e dell’autoaggressivita’, migliore
regolazione del sonno.
Caso 4: Maschio di 17 anni, diagnosticato come autistico prima dei 3 anni,
specie a seguito della regressione del linguaggio. Autistico intelligente,
frequenta la scuola. Abbastanza isolato, con stereotipie motorie (movimenti di
flesso-estensione delle dita, strofinio delle dita, butta tutto sotto i
mobili), linguaggio povero, con voce bassa, con difficolta’ all’uso retto del
pronome, uso della ripetizione della frase come affermazione, ha ecolalia
immediata e stereotipie verbali. Sa leggere (verso i due anni e mezzo leggeva i
numeri per strada) e riesce a tradurre in inglese.
Qualche capacita’ per l’aritmetica. Evita lo
sguardo, ha improvvisi cambiamenti di umore, e puo’ diventare aggressivo, mentre
e’ scarsa l’autoaggressivita’. Alimentazione autonoma, mangia dolci,
cioccolato, gli piace il brodo di dado, e’ attirato dal caffe’, ma non sopporta
gli alcolici, al mattino non ha fame. Beve tanto. Ha fenomeni di ruminazione.
Facile il riflesso del vomito. Alvo stitico spastico, controllato, ma e’
presente enuresi notturna saltuaria.
Fa fatica ad addormentarsi, non pavor
nocturnus, non sbava nel sonno. All’improvviso ha necessita’ di iperattivita’ e
di salti. Corre molto, con corsa goffa. Fa nuoto e judo. In bicicletta va bene,
anche se non valuta sempre il pericolo. Motricita’ fine scadente. Ambidestro.
Non e’ mai stato capace di disegnare, mentre ascolta abbastanza della musica.
Ha momenti di malinconia, ma raramente piange. Sembra avere una ridotta
sensibilita’ al dolore. Suda facilmente. EEG di tipo temporale.
Richieste dei genitori: riduzione dei
periodi di agitazione psicomotoria, ma poco convinte nei confronti di un
eventuale trattamento con farmaci.
Caso 5: Femmina, di 20 anni. Diagnosticata come autistica
prima dei 3 anni, a seguito di regressione dopo uno sviluppo psicomotorio e
linguistico adeguati. Nessun apprendimento scolastico. Isolamento sociale
accentuato, scarse stereotipie motorie, totale assenza del linguaggio, evita lo
sguardo diretto, ha qualche difficolta’ negli ambienti nuovi. Mangia molto e di
tutto (anche dolci), da sola, ma mastica poco; mette in bocca tutto quello che
trova.
Molto in sovrappeso. Attualmente dorme poco
da almeno 3 mesi, ha bisogno del succhiotto per addormentarsi, perde saliva
durante il sonno; e’ agitata e ha frequenti sbalzi di umore, che manifesta sia
con urla che con iperattivita’ motoria inconcludente. Non ha mai raggiunto il
controllo sfinterico, ha periodi di stipsi serrata, e’ mestruata con ciclo ritardato,
non e’ evidente una attivita’ masturbatoria. Non aggressiva ne’ autoaggressiva,
cosa quest’ultima che avveniva in passato.
Comprende gli ordini semplici, non sempre
quelli doppi. In terapia con flunitrazepan 2 mg, levomepromazina 100 mg e
clopentixolo.
Richiesta dei genitori: miglioramento del
ritmo sonno-veglia e controllo dell’agitazione motoria.
Caso 6: Femmina di 16 anni, fu fatta diagnosi di autismo
prima dei 3 anni. Non apprendimenti scolastici. Mestruata dall’eta’ di 11 anni,
ha un ciclo allungato e dolori colici premestruali con pallore e tendenza la
collasso. Trattata per anni con terapie psicologiche, psicomotorie con
risultati molto scadenti, da un po’ di anni ha in corso terapie con farmaci,
prevalentemente neurolettici.
Abbastanza isolata, con stereotipie motorie
delle mani, linguaggio ecolalico, poco usato per chiedere. Si avvicina a
persone che conosce, me non riesce a comunicare. Diventa apprensiva negli
ambienti nuovi, ha paure immotivate. Non affettuosa, ha sbalzi di umore passando
dal pianto senza ragione ad un riso molto fatuo.
Non mangia da sola, bisogna imboccarla.
Mangia verdura, abbastanza il gelato, gradisce molto lo yogurth. Alvo molto
stitico, con feci a palline. La somministrazione di clotiapina le ha fatto
perdere il controllo dell’urina. Dorme poco e male, si sveglia dopo poche ore
di sonno, nonostante i farmaci che assume. In certi periodi non si addormenta,
e urla tutta la notte.
Ha sempre mani e piedi freddi. Molto
agitata, con affaccendamento senza scopo apparente, gira e rigira tra le mani
giornali e stracci. Tende sempre a togliersi una scarpa e una calza. In terapia
con aloperidolo e clopentixolo.
Richiesta dei genitori: controllo
dell’agitazione psicomotoria e miglioramento del ritmo sonno-veglia.
Caso 7: Maschio, di 21 anni, con malattia intervenuta prima
dei 3 anni. Cariotipo normale. Apprendimento scolastico nullo, al di fuori di
qualche disegno molto elementare.
Mancino. Isolato, si dondola (rocking). Ha
bisogno di sbattere, di toccare e di annusare. Ha improvvisi cambiamenti di
umore, passando dal riso al pianto senza ragione. Diventa piu’ agitato nei
cambiamenti di stagione e allora gli dan fastidio i rumori e si chiede le
orecchie. L’esame audiometrico e’ risultato normale. Non aggressivo, anche
verso se stesso (non l’ha mai fatto).
Linguaggio assente, dice solo
"mamma"; vocalizza in maniera bitonale. Comprende gli ordini
semplici. Si alimenta da solo con difficolta’ nell’uso delle posate, mangia
dolci in maniera normale, non mangia frutta e verdura. Alvo regolare. Ha
raggiunto il controllo sfinterico, ma e’ pollachiurico.
Di notte dorme poco, e passa il tempo nel
bagno a giocare con l’acqua. Soffre un po’ il freddo. A 5 anni EEG normale.
Trattato con clotiapina, diventa neurodislettico, per cui si deve o interrompere
il trattamento o usare dosi inefficaci [sic!].
Richiesta dei genitori: miglioramento del
ritmo sonno-veglia e controllo dell’agitazione psicomotoria.
Caso 8: Maschio, di 18 anni, con malattia notata il primo anno di vita e
diagnosticata prima dei 3 anni. Nessuno apprendimento scolastico.. Molto
isolato, con movimenti stereotipi delle mani, fatti davanti agli occhi.
Linguaggio limitato a qualche parola
bisillaba con sillaba ripetuta. Ha momenti in cui urla, talvolta anche di
notte. Comprensione molto limitata, piu’ sul tono della voce che sul
significato. Ha cambiamenti di umore improvvisi a cui reagisce anche con
aggressivita’, indifferentemente verso il padre o la madre. Spesso agitazione
psicomotoria. Mette le dita in bocca, stimolando la mucosa. Ha i calli nei due
indici, che era abituato a mordere. Tende a mangiare quello che gli capita,
prendendolo direttamente dal frigorifero, ma non e’ in sovrappeso. Enuretico ed
encopretico, anche se qualche mattino la madre lo trova asciutto.
Fa fatica ad addormentarsi, ma poi ora dorme
abbastanza, tenuto conto che per quindici anni non ha mai dormito piu’ di 3 ore
per notte. Una notte o due per settimana resta insonne fine verso le 4-5 del
mattino.
Ha frequenti episodi descritti come
"assenze", con riscontro EEGrafico negativo. Due-tre volte all’anno
tali episodi sfociano in chiare crisi tonico-cloniche generalizzate. Assume 50
mg di fenobarbital due volte al di’. Richiesta dei genitori: controllo
dell’agitazione psicomotoria, dell’aggressivita’ e miglioramento del ritmo
sonno-veglia.
I dati piu’ importanti di questa piccola
casistica sono riassunti nella tabella che segue.
Tabella 1: Riassunto dei dati piu' significativi
|
Dato valutato |
Caso 1 |
Caso 2 |
Caso 3 |
Caso 4 |
Caso 5 |
Caso 6 |
Caso 7 |
Caso 8 |
|
Sesso |
M |
M |
M |
M |
F |
F |
M |
M |
|
Eta', in anni |
25 |
21 |
19 |
17 |
20 |
16 |
21 |
18 |
|
Diagnosi retrospettiva secondo il DSM-III, R: 299.00 |
|
|||||||
|
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
|
|
Esordio < 36 mesi |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
|
Scolarizzazione |
Nulla |
Nulla |
Nulla |
Scarsa |
Nulla |
Nulla |
Nulla |
Nulla |
|
|
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|
Disturbi del sonno |
+++ |
++ |
+ |
+ |
++ |
+++ |
+++ |
++ |
|
Aggressivita0 |
+++ |
++ |
+++ |
++ |
|
|
|
+++ |
|
Autoaggressivita' |
++ |
|
+++ |
+ |
|
|
|
+++ |
|
Agitazione psicomotoria |
+ (#) |
++ |
+++ |
++ |
+++ |
++ |
++ |
+++ |
|
Alterazioni dell'umore |
(?) |
++ |
+++ |
++ |
+++ |
+++ |
++ |
+++ |
|
Assunzione di neurolettici |
+++ |
|
++ |
|
++ |
++ |
++ |
($) |
|
|
||||||||
|
Richiesta dei familiari: |
|
|||||||
|
Miglioramento del sonno |
Si' |
Si' |
Si' |
|
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
|
Rodizione dell'aggressivita' |
Si' |
Si' |
Si' |
|
|
|
|
Si' |
|
Meno agitazione psicomotoria |
|
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
Si' |
|
Meno abuso alimentare |
Si' |
|
|
|
Si' |
|
|
|
(*) positivo; (+) presente in grado
modesto; (++) medio; (+++) grave;
(#) sedato; ($) antiepilettica
barbiturica, per cui e' sedato.
Discussione
La piccola casistica qui riportata si presta
a molte considerazioni. Innanzitutto c’e’ da rilevare l’usuale prevalenza
maschile, che qui ha un rapporto pari a 3:1, nella media della distribuzione
per sesso riportata nel DSM-III,R (1987).
Il caso 2 era stato gia’ riportato in una
ricerca sull’uso del naltrexone, e la’ era stato il primo soggetto descritto;
dopo un anno di trattamento non aveva tratto alcun beneficio da quel farmaco
(Cocchi, 1991). La diagnosi e’ stata riconfermata tenendo conto anche di
sintomi riportati nelle cartelle cliniche e qui non trascritti, se non piu’
presenti; ad esempio, la difficolta’ ad accettare situazioni nuove. Tutti gli 8
casi - in accordo con il DSM-III,R - hanno avuto la conferma della diagnosi di
Disturbo Autistico, insorto prima dei 3 anni.
Il livello di scolarizzazione indica un
grave ritardo mentale per 7 soggetti e un ritardo meno grave, ma sempre
presente per uno di essi (caso 4). I disturbi del sonno, le repentine
variazioni del tono dell’umore (probabili anche nel caso 1, con l’aggressivita’
come sintomo derivato) e l’agitazione motoria, abbastanza sedata nel caso 1,
sono sintomi comuni, mentre l’aggressivita’ manca in due femmine e in un
maschio. La condizione psicopatologica dell’adulto che era stato un bambino
autistico non sembra aver attratto molta attenzione.
Lo stesso DSM-III, R (1987) vi dedica solo
poche righe, scrivendo: "La puberta’ puo’ portare cambiamenti in varie
direzioni. Le funzioni cognitive e le capacita’ sociali possono declinare o migliorare,
indipendentemente le une dalle altre. Spesso vi e’ esacerbazione dei
comportamenti aggressivi, oppositivi o comunque importuni, che possono durare
anni e anni. ... Nella adolescenza o nella prima vita adulta la depressione in
relazione alla incompleta accettazione del proprio handicap e’ comune tra i
soggetti con i livelli piu’ alti di capacita’.
Fenomeni catatonici, in particolare
l’eccitamento e l’arresto, oppure uno stato psicotico indifferenziato con evidenti
deliri e allucinazioni, possono manifestarsi in seguito a stress, ma spesso si
risolvono rapidamente se viene rimossa la causa di stress."
Negli 8 soggetti qui descritti la prognosi
e’ stata tutt’altro che ottimale, anche per chi che ha dimostrato maggiori
capacita’ cognitive (caso 4). In 5 casi c’e’ stato un ricorso allo psichiatra,
per sintomi frequenti e disturbanti come l’alterazione del ritmo sonno-veglia,
l’agitazione psicomotoria, l’aggressivita’ e l’autoaggressivita’ e la terapia
prescritta e’ stata prevalentemente impostata ricorrendo ai neurolettici.
Il caso 8 ha avuto solo un trattamento con
barbiturico, per una forma clinica di epilessia, probabilmente temporale.
E’ curioso notare come i disturbi del tono
dell’umore, ben distinguibili da una depressione reattiva accennata dal
DSM-III, R, benche’ presenti sicuramente in 7 casi su 8 e quasi certamente
anche nel caso 1, non abbiano avuto alcun tentativo di trattamento.
Si direbbe che gli psichiatri che hanno
prescritto i farmaci in corso abbia affrontato il quadro psicopatologico allo
stesso modo con cui si affrontano i disturbi psicotici dell’adulto
insufficiente mentale. In effetti si e’ agito prevalentemente con i
neurolettici, tentando una azione sedativa e (forse) antipsicotica.
Ammesso che questa condotta terapeutica sia
valida per l’insufficiente mentale adulto - e c’e’ chi la discute decisamente -
resta de chiedersi se essa possa essere trasferita pari pari all’autistico
adulto, e perche’, di fatto, sia avvenuto proprio questo.
Contro questo passaggio un po’ semplicistico
stanno almeno due ordini di considerazioni.
La prima e’ che la condizione di adulto ha
determinato un passaggio di competenza tra il neuropsichiatra infantile e uno
psichiatra che molte volte non ha alcuna esperienza di autismo infantile.
I genitori, spesso sfiniti dopo i tanti
tentativi terapeutici inconcludenti quando non del tutto assurdi, intrapresi
durante l’infanzia del figlio, si sono ormai rassegnati e chiedono solo una
condizione piu’ vivibile per il figlio e per se stessi, invecchiati e spesso
rimasti soli a gestire il peso della malattia del figlio.
La seconda e’ che lo psichiatra interviene
come sa e come e’ abituato a fare.
Se gli e’ stato detto, e continua a credere,
che l’autismo e’ un problema psicologico, affronta i disturbi dell’autistico
adulto in maniera prevalentemente sedativa, sperando di agire cosi’ almeno sul
sonno, sull’eccitamento psicomotorio e sull’aggressivita’ e autoaggressivita’.
La casistica qui riportata sembra smentire l’efficacia di questa linea di
condotta.
Al contrario, appare una conferma che i
farmaci che agiscono sulle sindromi dissociative dell’adulto non solo sono
inutilizzabili nel bambino autistico, ma danno risultati scarsi, o nulli, anche
sull’adulto autistico (Cocchi, 1990).
D’altra parte, chiunque abbia avuto a che
fare con gli insufficienti mentali non ha difficolta’ a notare che un autistico
adulto, pur essendo un evidente ritardato mentale, ha comportamenti e modalita’
di approccio alla realta’ che differiscono nettamente da quelli di un
insufficiente mentale divenuto adulto. Per di piu’ differiscono anche da quelli
di un bambino autistico, fatto che e’ gia’ intravisto anche dal DSM-III, R.
Si tratta di aspetti molto tipici e visibili
immediatamente; di solito, permettono di fare diagnosi di autismo dopo pochi
minuti di osservazione, ancor prima di aver cominciato a raccogliere
l’anamnesi.
Conclusioni
Una casistica di 8 adulti gia’ diagnosticati
come autistici prima del 3 anno di vita, sono stati portati a visita prevalentemente
per disturbi del sonno, agitazione psicomotoria, aggressivita’ e
autoaggressivita’, non controllati, in 5 casi dalle terapie in corso centrate
sull’uso di neurolettici. E’ mia opinione che l’autismo infantile pervenuto
all’ eta’ adulta costituisca di una forma psicopatologica autonoma dotata di
una propria specificita’ e che necessiti di un trattamento farmacologico
appropriato, e non ricalcabile su quello delle psicosi dell’adulto.
Bibliografia
American Psychiatric Association: Diagnostic
and statistic manual of mental disorders. Third edition, revised. A.P.A.,
Washington D.C., 1987 (Seconda edizione italiana: Masson, Milano 1993).
Cocchi R.: The pharmacological approach to
treating childhood psychoses. Theoretical basis. Ital. J. Intellect. Impair. 1990,
3: 185-193.
Cocchi R.: Esperienze sull’uso del
naltrexone in soggetti autistici. Uno studio clinico. Riv. Ital. Disturbo
Intellet. 1991, 4: 261-266.
Stampato su Riv. It. Disturbo Intellet. 1994, 7: 241-248.
Immesso in internet nel luglio 2001; copyright by Renato Cocchi 2001.
Corrispondenza: dr. Renato COCCHI, via Rabbeno, 3
42100 Reggio Emilia (Italy)
renatococchi@libero.it