UNA PSEUDODEMENZA POSTINFLUENZALE DIAGNOSTICATA COME DEMENZA SENILE A TIPO ALZHEIMER: RISULTATO DELLA TERAPIA ANTIDEPRESSIVA E ANTISTRESS.

Renato Cocchi, neurologo e psicologo medico.

Riassunto.

Viene presentato un caso di deterioramento intellettivo insorto repentinamente in una persona di 85 anni, dopo influenza e terapia con antibiotici. Una diagnosi di demenza senile a tipo Alzheimer fu fatta da una geriatra, nonostante la Tac normale per l'età, l'evidente depressione, e l'insorgenza nel tempo di due settimane. E' stata trattata come pseudodemenza con farmaci antistress e antidepressivi, migliorando la confusione mentale già a distanza di 24 ore dall'inizio della terapia. A distanza di 42 giorni dall'inizio della cura, la paziente è ritornata nelle condizioni mentali precedenti l'influenza.

Key words: demenza senile, pseudodemeza, influenza, antibiotici, donna anziana, stress, farmacoterapia, antidepressivi, antistress, risultato.

 

Testo in inglese.

Demenze

Modulazione con farmaci delle risposte di stress

Depressione e stress

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Nel 1997, nel mio articolo "Possibilità e limiti della farmacoterapia delle demenze" scrivevo:

"Se si vuol proporre anche una qualche terapia nelle forme demenziali, occorre che vengano chiariti alcuni concetti di base, e scordarsi subito ogni eccessiva fiducia nel farmaco efficace che agisce da solo, in monoterapia, come alcuni pretenderebbero.

Si deve partire da una affermazione ovvia, ma troppo spesso dimenticata: non si può resuscitare il neurone che e' già morto. Per identificare quindi l'oggetto di una nostra azione terapeutica, bisogna che ci chiariamo meglio il concetto di pseudodemenza.

L'elaborazione del termine "pseudodemenza" in opposizione a quello di "demenza" trova la sua origine nell'incrocio di due assi concettuali: uno causale, connesso con la depressione in senso lato, e uno clinico-terapeutico derivato dalla reversibilita'. (Savoldi, Zerbi, Cocchi, 1986; Zerbi e Cocchi, 1986)

Forme cliniche che si sono rivelate pseudodemenziali pure, in quanto del tutto regredite con un terapia medica appropriata, all'esame iniziale non presentavano sintomi specifici che permettessero subito di individuarne l'origine funzionale (Cocchi, 1996).

E' indubbio che la presenza di aspetti francamente depressivi può orientare diagnosi e terapia, ma non sempre essi sono evidenti. Alla fine pero' è il criterio ex juvantibus, vale a dire il risultato favorevole, che, oggi come oggi, resta il mezzo più sicuro per differenziare i due quadri: demenza come malattia organica irreversibile, e pseudodemenza come malattia funzionale reversibile (Fisman, 1985; Bulbena e Berrios, 1986; Savoldi, Zerbi e Cocchi, 1986).

Nella distinzione tra demenza e pseudodemenza, la reversibilità della pseudodemenza si contrappone alla irreversibilità della demenza (Reifler e Sherril, 1990). Ma questa reversibilità, che e' quindi il criterio distintivo, è valutabile solo dopo terapia. Se un quadro di deterioramento cognitivo regredisce dopo una adeguata terapia, vuol dire che esso era di tipo pseudodemenziale."

Ho riportato quanto scritto allora perché il caso che verrà descritto era una pseudodemenza pura, sospettabile ad una visita più accurata e meno supponente, e regredito con una terapia più adeguata.

Il caso.

Metà aprile 2005. Donna di 85 anni, in più che discrete condizioni psicofisiche fino a dopo una influenza trattata con antibiotici, nel marzo scorso. Da allora ha il sonno disturbato, con nicturia, 3-4 episodi per notte, condotta al bagno dalla figlia. Usa il pannolone.

E' confusa, abulica e sembra deteriorata intellettivamente. Piange molto. Quasi certamente ha vertigini soggettive. Ha disturbi di memoria. Fa discorsi insensati e si comporta in modo assurdo. Non riesce più a vestirsi da sola. Non riconosce più i parenti, attribuendo loro identità conosciute nella sua infanzia. Di sua figlia, dice che è sua madre. Ha allucinazioni visive. Al mattino sembra un po' meglio. Non riesce più a fare le piccole faccende di casa che faceva subito prima dell'influenza. Sonnolenta e rallentata nella motricità. Ha difficoltà ad orientarsi dentro casa. Non soffre il caldo né il freddo. Un po' golosa di dolci, mentre apprezza normalmente il brodo di carne. L'appetito è scaduto, e spesso, a sera, rifiuta di mangiare.

Ha fatto visite ed esami tra cui:

08.04.2005: Tac cranio (senza mezzo di contrasto): Sistema ventricolare con ampiezza nei limiti. Linea mediana in asse. Lieve ipodensità della sostanza bianca periventricolare. In via collaterale si segnala tessuto molle denso in fossa nasale sinistra.

!!.04.05 L'ecografia addominale non ha mostrato nulla di rilevante, al di fuori di "multiple cisti pieliche dei reni".

11.04.2005: Valutazione neuropsicologica.

Esame clinico: Collaborazione scarsa. Motricità normale. Esame sensoriale somatico: non eseguibile. Campo visivo: non valutabile. Segni extrapiramidali: troclea all'arto superiore di dx. Tendenza al grasping reflex. Riflesso pollico-mentoniero: evocabile a dx. Riflesso palmo-mentoniero: evocabile a dx. Orientamento temporale: 0/5. Orientamento spaziale: 3/5.

Test:

MMSE: 9 patologico:

Rey immediato 0 (patologico):

Curva di apprendimento: 0;0;0;0. (patologica);

Rey ritardato: 0 (patologico).

Primacy (primacy/recency su 2 serie 0 vs. 0 (patologico);

Riconoscimento forzato: ineseguibile;

Span verbale diretto e inverso: 0 vs. 0 (patologico);

Rievocazione della figura di Rey: ineseguibile;

Barrage semplice: ineseguibile;

Barrage doppio: ineseguibile;

Prassia ideomotoria: 2 (patologico);

Prassia bucco-facciale: 0 (patologico);

Prassia costruttiva (Rey): ineseguibile;

Denominazione orale di nomi: 4/28 (patologica);

Matrici colorate di Raven: (ineseguibili);

Fluidità verbale: 11.4 corretto (patologica).

Si segnala la presenza di ecolalia.

Conclusione: La valutazione neuropsicologica eseguita in data odierna evidenzia la presenza di una compromissione diffusa delle funzioni cognitive esplorate, di grado severo.

Ciò premesso, e dichiarando di non doversi tener conto della TAC perché non fatta con mezzo di contrasto, la geriatra della Unità Sanitaria locale ha fatto diagnosi di demenza senile di tipo Alzheimer, irrecuperabile, ma ha prescritto aloperidolo 2.5 mg e lorazepam 1.25 mg (dosi giornaliere per via orale).

Avverti i parenti che, secondo me, quasi certamente si trattava di una pseudodemenza, di origine depressiva somatica, causata da effetti negativi sul cervello, della influenza e degli antibiotici. Se era così, la nuova terapia con farmaci avrebbe confermato in breve tempo tale diversa diagnosi.

Terapia di prova (a dosi giornaliere, per via orale); Aloperidolo 0.5 mg; Lorazepam 1.25 mg; Glutammina 125 mg; vit. B1 125 mg + vit. B6 125 mg + vit B12 500 mcg; Carbamazepina 100 mg; Amitriptilina 6 mg.

Circa fine Maggio 2005, primo controllo. La figlia aveva telefonato che dopo un giorno della nuova terapia, la madre era rientrata in se. Non ricordava assolutamente di quello che le era avvenuto nelle due settimane precedenti. Per i familiari era un miracolo.

A distanza di 42 giorni di farmacoterapia sta molto meglio, le gira meno la testa. I discorsi insensati sono del tutto scomparsi, non è più ecolalica, e ha ripreso a riconoscere giustamente le persone. Ha ripreso a fare le piccole faccende di casa che faceva anche prima: apparecchiare, sparecchiare, andare al bagno da sola, vestirsi da sola. Le allucinazioni visive sono scomparse. Ora dorme bene tutta la notte e di solito arriva al mattino senza bisogno di alzarsi per urinare. Se capita, avviene al massimo una volta.

La motricità è ritornata quella di prima. Di recente è caduta mentre voleva prendere un oggetto posto in alto, e ha fratturato l'omero destro. Il fatto non ha influenzato il suo stato psichico, smentendo le preoccupazioni della figlia. Ora mangia con buon appetito, anche alla sera. Qualche volta le viene da piangere, ma molto meno di prima. Non parla molto, ma non lo ha mai fatto anche in passato.

Durante la visita risponde a tono alle varie domande. La memoria a breve termine è più che discreta, anche in rapporto all'età. Non è confusa ed è ben orientata nel tempo e nello spazio. Confermata, ex-juvantibus, la diagnosi di pseudodemenza depressiva.

Terapia in corso (a dosi giornaliere, per via orale); Sospeso aloperidolo. Lorazepam 1.25 mg; Glutammina 125 mg; vit. B1 125 mg + vit. B6 125 mg + vit B12 500 mcg; Carbamazepina 100 mg; Amitriptilina 10 mg; Polivitaminico con sali minerali (Supradyn Roche TM) 1 cp effervescente per settimana.

Discussione.

A differenza del caso precedente che era una commistione tra una demenza iniziale e una pseudodemenza (Cocchi, 2003), questo era una pseudodemenza pura.

Poteva essere sospettata come tale, prima di vedere i risultati di una terapia con farmaci (criterio ex juvantibus)? Sicuramente sì, e dovevano mettere in allarme il passaggio da una normalità al grave deterioramento cognitivo in poco più di 15 giorni, senza alcun trauma cranico e coma, la presenza evidente di depressione, la TAC normale per l'età.

Gli esami neuropsicologici possono essere dare gli stessi risultati in una demenza o un un pseudodemenza (Zerbi e Cocchi, 1986).

Quale potrebbe essere la causa di tale deterioramento cognitivo? Gli antibiotici sono noti come possibili fattori (Moore e O'Keeffe, 1999), ma, personalmente, non escluderei che la stessa forma influenzale possa avere un effetto per quota, e lo sospetto per analogia con la perdita dell'odorato dopo episodi influenzali o parainfluenzali, capaci di bloccare la funzionalità dell'odorato (vedi <www.stress-cocchi.net/Anosmia-it>). Non esistono comunque ricerche recenti su persone anziane. in cui siano stati separati influenza e antibioticoterapia in forme di deterioramento cognitivo insorto a breve termine.

Fare comunque in maniera affrettata e presuntuosa, una diagnosi di demenza senile a tipo Alzheimer, irreversibile e irrimediabile, porta a scombinare tutta una famiglia, come avvenuto in questo caso. Confondere una pseudedemenza con una demenza è stato solo un caso eccezionale, o la cosa è molto più frequente di quanto non si pensi?

Se anche la diagnosi fosse stata esatta, una quota di pseudodemenza, più o meno estesa, è sempre adesa alla demenza e su di essa si può sempre agire (Cocchi, 1996; Savoldi, Zerbi, Cocchi 1986).

L'aver agito sulla depressione e sullo stress ha cambiato il quadro clinico nel giro di 24 ore.

 

Bibliografia.

Bulbena A., Berrios G.E.: Pseudodementia: Facts and figures. Br. J. Psychiatry 1986, 148: 87-94.

Cocchi R.: Drug therapy of pseudodementia as modulation of stress reactions: Three cases. It. J. Intellect. Impair. 1996, 9: 173-180.

Cocchi R Un caso di demenza / pseudodemenza, con intolleranza alle benzodiazepine, trattato con farmaci. Dicembre 2003 <www.stress-cocchi.net/Dementia3-it.htm>

Fisman M.: Pseudodementia. Prog. Neuro-Psychopharmacol. & Biol. Psychiat. 1985, 9: 482-484.

Moore AR., O'Keeffe ST.: Drug-induced cognitive impairment in the elderly Drugs Aging. 1999 Jul;15(1):15-28.

Savoldi F., Zerbi F., Cocchi R.: Sull'entita' clinica di pseudodemenza. In: Atti del 1^ Congresso SIPG, Vol. I. Idelson, Napoli 1986: 251-256.

Zerbi F., Cocchi R.: La pseudodemenza depressiva. Minerva Psicogeriatrica 1986, 1/2: 77-79.

 

 Immesso in Internet nel giugno 2005. Copyright by Renato Cocchi, 2005.

 

Corrispondenza : dr Renato COCCHI, via Rabbeno, 3

42100 Reggio Emilia

renatococchi@libero.it

 

Testo in inglese.

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