NUOVA
SEGREGAZIONE NEL RITARDO MENTALE:
L'INTERVENTO
BIOLOGICO NEGATO.
Questa scelta, che per anni e' sembrata
l'unica possibile, non solo e' errata concettualmente, ma gravemente dannosa
per il ritardato mentale. L'ideologia non-medica e spesso antimedica nega la
possibilita' di un trattamento biologico volto a correggere una
disfunzionalita' neuronale responsabile di pseudoinsufficienza mentale,
presente per quota anche nei soggetti con ritardo sicuramente lesionale.
L'aver impedito o sconsigliato un
possibile trattamento biologico puo' aver fatto perdere anni preziosi, durante
i quali la plasticita' cerebrale era ancora utilizzabile, almeno come
possibilita' di sviluppo dendritico.
Parole chiave: Ritardo mentale,
intervento biologico, farmacoterapia, rifiuto.
Riporto quanto annotato allora.
Una
esperienza ultra ventennale nel trattamento del rītardo mentale, e ultra
decennale nel trattamento della sindrome di Down (Cocchi, 19871 19881 19891
1992) mi obbliga a chiarire meglio quanto sopra.
Per anni siamo cullati in
una falsa credenza: I1 ritardo mentale e' un dato sufficientemente stabile e
solo la riabilitazione, e/o la psļcologia e/o la pedagogia possono, di poco, ridurne
l'entita'. Poiche' nella maggior parte dei casi dipende da fattori causali
pre-, peri- e neonatali, in moltissimi soggetti esso e' evidente fin dal primo
anno di vita, come ritardo di sviluppo motorio e mentale e, e dal secondo anno,
come ritardo del linguaggio.
Dato per acquisito, benche'
sia una affermazione molto discussa, che una terapia riabilitativa nelle
paralisi cerebralī īnfantilļ e' tanto pīu' efficace quanto prima viene
instaurata, lo stesso, per estensione, e' stato ormai codificato anche nel
ritardo mentale.
In tempi successivi 1a
pedagogia apportera' un contributo decisivo, e la psicologia benevolmente
sovraintendera' i1 tutto.
ln questo schema
riabilitativo, diffuso in tutto il monde, ci sono gia' una serie di
incongruenze metodologiche se non veri e propri errori, che non sono di scarso
peso, bensi' tali da poter segnare per tutta la vita il ritardato mentale.
Questo pero' non e' tutto.
I tecnici della
riabilitazione, i pedagogisti che si sono proclamati psicopedagogisti, qli
psicologi non medici, (ma anche, molti medici (psicologi e non) hanno tratto da
un tale approccio una conseguenza ben piu' pericolosa.
Ogni proposta che non
rļentri in quest'ambito referenziale, e in particolare ogni approccio biologico
diverso da una terapia sedativa (Tu e Smith, 1979; Kirman, 1985), non puo' che
essere ļ1 frutto di ignoranza o di ciarlataneria (per la Sindrome di Down,
vedasi Cocchi, 1993),
L'attuale concetto di
ritardo mentale, volto ad una identificazione puramente fenomenica, e' ambiguo
e fuorviante perche' comprende almeno due fenomeni che, per eziologia e per
prognosi sono totalmente diversi.
Si ha ritardo mentale sia
nella pseudoinsufficienza mentale che nella insufficienza mentale. Nel primo
case ī1 ritardo e' dovuto ad una disfunzionalita', nel secondo ad una lesione.
Nella pseudoinsufficienza mentale,
Svilupperemo innanzitutto
la nostra argomentazione in riferimento alle pseudoinsufficienze mentali che hanno
una base depressiva di origine somatica, intendendo come depressione una
inibizione grave di aree, strutture, o meccanismi cerebrali preposti alle
funzioni cognitive.
Esse sono la stragrande
maggioranza delle pseudoinsufficienze mentali, e i loro fattori causali sono
gli stessi che danno origine alle insufficienze mentali - esclusi, ma non
tutti, i fattori genetici e cromosomici: si pensi ad esempio a certe forme di
fenilchetenuria - che pur agendo con le medesime modalita' patologiche,
non hanno raggiunto una intensita' lesionale (Kutter, 1978).
Essendo questa su base
biologica, l'approccio che ha piu' probabilita' di successo non puo' che essere
biologico. Un approccio riabilitativo, e pedagogico, o psicologico in senso
lato, presuppone che gli stimoli che si vorrebbero terapeutici, siano
regolarmente percepiti ed elaborati da aree che dovrebbero essere funzionali, e
che invece non 1e sono.
Ancora una volta la ricerca
neuropatologica autoptica conferma quanto la clinīca andava dicendo da tempo
(Iida et a1., 1993). L'eta' dei 15 anni sembra essere i1 limite anche dello
sviluppo dendritico normale, ma bisogna non dimenticare che una eventuale
terapia, anche biologica, ha dei tempi lunghi, per cui deve per forza essere
impostata anni prima di questa data-limīte.
Quanti anni prima? Se si
tiene conto del fatto di comune evidenza, noto a tutti gli insegnanti, che il
ritardo genera ritardo, secondo un ciclo perverso, il recupero sara' tanto piu'
facile quanto minore sara' il ritardo. Ne consegue che anche una terapia
biologica dovra' essere applicata il piu' presto; fin dai prļmi anni di vita,
come avvīene per qli altri trattamentī riabilitativi.
Si puo' obbiettare che un
trattamento biologico non e' necessario, visto che un trattamento riabilitativo
ottiene qualche risultato in tutti i ritardi mentali, anche su base sicuramente
lesionale.
Nel ritardo mentale, ci
sara' quindi una seconda quota di inibizione, di origine psicologica, in senso
lato, e pertanto un trattamento psicologico in senso lato sara' una modalita'
di approccio adeguata per tale quota. Esiste questa consapevolezza della
propria incapacita' nel ritardato mentale?
Non appena il soggetto e'
consapevole delle proprie difficolta', la cosa lo disturba al punto da mettere
in atto la
E' un comportamento in
qualche modo intelligente - scelta del male minore - o e' semplicemente una
sorta di riflesso condizionato? Anche questo e' difficile
Un trattamento psicologico,
in senso lato, puo' ottenere qualche risultato nella riduzione del ritardo
mentale, ma lo otterra' quasi solo sulla quota di ritardo secondario, di tipo
"psicologico".
Si dira' che qia' questo e'
un risultato rilevante, ma bisogna ricordare che adesso si puo' fare dī piu'.
Oggi si puo' direttamente intervenire, con mezzi biologici sulla quota di
pseudoinsufficienza mentale primaria che sostiene interamente o in parte il
ritardo mentale (Cocchi, 1987, 1988, 1989, 1982).
Si puo' essere segregati a
vita in una prigione fatta di mura, ma si puo' esserlo anche in quella del
proprio corpo, e della propria mente. La sclerosi multipla e' una tipica
segregazione dovuta (principalmente) al nostro corpo, anche se le placche sono
nel cervello.
Il ritardato mentale adulto
non e' segregato nel corpo, ma prevalentemente nella mente, prigioniera di una
incapacita' cognītiva.
Questo puo' essere un
compito unico, o possono essere due compiti separati. Per i1 secondo compito,
essendo risultato impossibile adattare semplicemente i1 ritardato mentale alla
societa', si e' scelta la vīa opposta, quella di adattare la societa' al
ritardato mentale.
Nonostante la quasi
totalita' dei ritardi mentali abbia una base biologica, gli interventi
biologici sono considerati inutili, se non pericolosi.
Questa posizione
concettuale, assai diffusa, e i comportamenti che ne derivano determinano un
certo numero di conseguenze di notevole portata, tali da implicare la vita
intera del ritardato mentale:
- il ritardo genera
ritardo, in ambito educativo;
- con una cattiva
informazione, se non con un terrorismo acritico;
- i farmaci fanno SEHPRE
male;
- si distolgono i genitori
dal tentare vie alternative di trattamento, condannando il loro figlio e loro
stessi ad una condizione piu' grave di handicap, individuale e familiare;
- in ogni caso il distogliere
i genitori dal tentare possibili interventi biologici costituisce una scelta
medica, che non puo' essere delegata a tecnici che non hanno una preparazione
specīfica in campo medico.
Per la legge italiana
questi tecnici commettono, in realta', un reato che si chiama "esercizio
abusivo di professione medica".
Come convinzione diffusa,
l'ipotesi antimedica del trattamento del ritardo mentale ha gia' di fatto
impedīto a tanti soggetti di recuperare una quota di sviluppo cognitivo, come
era possibile fare, e li ha destinati ad
una vita adulta piu' segregata, dovuta ad una incapacita' pīł' pesante dī
quanto non comportasse la base biologica cerebrale del soggetto stesso.
Esiste e continua ad
esistere, almeno in Italia, una diffusa strage dell'intelligenza residua dei
ritardati mentali, che sono impediti di sviluppare al massimo le loro
potenzialita' a causa dell' ignoranza e di un pregiudizio antimedīco domīnante.
Il fatto piu' sconcertante
dell'intero problema e' che l'opzione bīologica non solo non e' in contrasto
con le altre opzioni riabilitatīve, non ha e non puo' avere alcuna pretesa
omnicomprensiva, ma puo' diventare la scelta vincente per modificare
favorevolmente ī1 terreno su cui insistono tuttī gli altri approcci
riabilitativi ed educativi (Cocchi, 1987).
Conclusioni.
L'ipotesi non-medīca e
spesse antīmedica degli psicologi, dei pedagogisti e dei riabilitatori nel
trattamento del ritardo mentale e' errata concettualmente.
La sua pretesa di essere
l'unica possibile ha provocato e continua a provocare un grave danno nei
ritardati mentali, impedendo un recupero di funzionalita' biologica della
pseudoinsufficienza mentale, che in toto o in parte sostiene primariamente il
ritardo mentale.
Un trattamento biologico
volto a1 ripristino di aree non lese, ma fatte disfunzionali dall'insulto
patogeno, ha tante piu' probabilita' di essere efficace quanto prima sara'
applicato, vale a dire quanto piu' potra' sfruttare la plasticīta' neuronale,
intesa almeno come sviluppo dendritico.
Cocchi R. Terapia farmacologica nella
sindrome di Down. lnquadramento teorico. In! Cocchi R., Belacchi C., Cocchi
Cercolani P. (a cure di): Risultati di B anni di terapie farmacologiche nella
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Cocchi R.: Esperienze di terapia
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Coenen-Huther J.,
Rusconi S.: Handicape' mental: Quel devenir scolaire et (pre')professionnel?
Etude de la population qenevoise des handscapes mentaux susceptibles d'une
integration prefessionnelle. Ann. Med.-psychol. 1986, 144: 807-832.
Corrispondenza: Renato COCCHI, MD, via Rabbeno, 3
renatococchi@libero.it