LA PAURA DI STRANGOLARE IL PROPRIO FIGLIO IN UN UOMO DI 27 ANNI COME SINTOMO DI UN DISTURBO FOBICO-OSSESSIVO-COMPULSIVO, CON PENSIERO INTRUSIVO E ALTERAZIONI DELLA DOMINANZA EMISFERICA. RISULTATI DELLA FARMACOTERAPIA ANTIDEPRESSIVA E ANTI STRESS.

Renato COCCHI, neurologo e psicologo medico.

 

Riassunto.

In un uomo di 27 anni avveniva l'insorgenza ossessiva del pensiero di strangolare il figlio di due anni. Questo tipo di pensiero negativo è stato considerato correlato a disturbi della dominanza emisferica, con emergenza di contenuti "cattivi". La necessità di mettere le mani attorno al collo del bambino, come per convincersi di essere in grado di evitare di passare all'atto, è un aspetto compulsivo con una spiegazione razionalizzata.

Per quanto siano stati previsti casi simili, e classificati nel DSM-IV: (300.3) nell'ambito del disturbo ossessivo-compulsivo, questo disturbo sembra avere una sua autonomia, almeno per il contenuto, che si vale solo di stimoli a genesi interna. L'aspetto fobico, molto presente, sembra quasi esclusivamente secondario alla sensazione di estraneità personale, e potrebbe essere indice di molta difficoltà nel controllo razionale della situazione.

Vengono presentati i risultati positivi dopo 8 mesi di farmacoterapia antidepressiva e antistress.

Key Words: Stress, disturbo, ossessivo, compulsivo, idea, strangolamento, figlio, infante, paura, depressione, pensiero intrusivo dominanza emisferica, inversione, memoria, emotiva, negativa, razionalità, controllo, terapia, farmaci, risultati.

 

Testo in inglese

 Sintomi di stress

 Modulazione con farmaci delle risposte di stress.

Depressione e stress.

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La paura di uccidere il proprio figlio è una condizione psicopatologica non infrequente e è stata più volte descritta come tale. In passato, se prevalevano gli aspetti fobici, veniva inserita nell'ambito dei disturbi fobico-ossessivi, mentre ora, se prevalgono invece gli aspetti ossessivo-compulsivi, viene classificata come disturbo ossessivo-compulsivo (DSM-IV 300.3, in cui il caso dell'idea di aggredire un figlio è contemplato tra gli "impulsi aggressivi o terrifici"). E' probabile che le nostre suddivisioni siano sempre imprecise e solo il frutto di una necessità di classificazione, mentre invece potrebbe trattarsi di un continuum. Nel caso che verrà qui descritto erano presenti sia aspetti fobici, che quelli ossessivi e anche quelli compulsivi. In più, secondo me, c'erano segnali di disturbo della dominanza emisferica, che, forse, era stato il punto di partenza dell'intero quadro morboso (Cocchi, 1994).

 

Il caso.

Giovane uomo di 27 anni, sposato con un figlio di 2 anni. Ha completato la terza media e lavora nell'edilizia.

Seconda decade di dicembre 2006: Si presenta a visita abbastanza stravolto e terrorizzato. Ha paura di strangolare il figlio, ha paura di morire, ha idee di suicidio, e teme di star diventando pazzo.

Riguardo al figlio, gli viene il pensiero di strangolarlo, e di conseguenza ha il bisogno di mettergli le mani attorno al collo, come per strozzarlo, ma senza toccarne la pelle. Fa questo gesto, dice, per dimostrare a se stesso che non compirebbe mai un tale atto, essendo in grado di controllarsi. Ha bisogno di rifarlo con frequenza per rassicurarsi. La moglie, presente alla visita, conferma questo comportamento [compulsivo], che tende a minimizzare, probabilmente per evitare al marito di avere ancora più paura. Se gli viene il pensiero cattivo nel confronti del figlio, e il figlio non è presente, fa più fatica a mandare via questo pensiero

IL disturbo è cominciato circa due anni fa e da oltre un anno ha in corso terapia con farmaci, attualmente lorazepam, mirtazapina, sertralina, e pregabalin, senza risultati di rilievo. Con lo stesso psichiatra ha in corso una psicoterapia, a sedute settimanali, che gli pare gli diano un qualche sollievo della durata di due-tre ore, poi tutto torna come prima.

Sintomi di stress: Ha astenie improvvise, senza ragione. Cerca cibi dolci, in particolare il cioccolato. Ha normale appetitività per il brodo di carne o di dado, e normale consumo di latte e derivati. A giornate, si alza stanco, ma di solito si sente meglio quando si sveglia. Al mattino fa colazione subito e in maniera abbondante. Indifferente a caldo e freddo. Non sopporta il rumore e la confusione. Gioca a calcio, e se gioca troppo, gli si sgombra la testa. Non bruxismo notturno, né serrato dentale di giorno. Sono frequenti coliche e diarree. Ha sensazioni di svenimento, ma non di sbandamento. Presente iperidrosi palmare. Non è dislalico. Ha i capelli grassi.

Disturbo della dominanza emisferica: Al test "qual'è il contrario del colore Rosso" risponde: Nero [tipica risposta depressiva, Cocchi, 2002; Cocchi, 2004; Cocchi, 2005)]. Pensa troppo, con pensiero fluttuante, inframmezzato dall'emergenza di pensieri negativi. Come detto all'inizio della storia del caso, gli viene l'impulso di strangolare il figlio, pensa di morire, ha idee di suicidio, e teme di star diventando pazzo. Quando va a dormire è contento, perché così smette di pensare. A scuola andava meglio in matematica.

Sintomi depressivi: Facies depressiva, e tesa, con brufoli. Non piange. Per addormentarsi, a volte deve avere un rapporto sessuale con la moglie. Presente tachicardia. In passato aveva oppressione mediastinica, nodo alla gola, fame d'aria. E' svogliato. L'attività sessuale è ridotta [come effetto collaterale dei farmaci?] Al test "qual'è il contrario del colore Rosso" dà la tipica risposta depressiva di Nero.

Sonno: Di notte dorme. Parla nel sonno. Non ricorda i sogni. Non ha crampi muscolari notturni. Non sbava nel sonno.

Possibili fattori di rischio o antecedenti: Nato da taglio cesareo. Ignora se ha avuto sintomi o comportamenti indicanti una pregressa sofferenza cerebrale, al primo anno di vita, ma pare fosse un bambino tranquillo. Da piccolo era un po' timido, con qualche difficoltà a fare amicizie.

Altro: Se non lavora, si sente meglio.

Terapia di prova (dosi giornaliere, per via orale). Sospese tutte le terapie precedenti, sono prescritte glutammina 125 mg; piridossina 75 mg; carbamazepina 100 mg; amitriptilina 10 mg + perfenazina 2 mg; bromazepam 0.6 mg.

 

Terza decade di gennaio 2007: Primo controllo, dopo 50 giorni di terapia. Va decisamente meglio. Ha meno impulsi di strangolare il figlio. Ritiene che essi siano diminuiti del 50%.

Già al terzo giorno di terapia ne ha risentito un preciso beneficio, tant'è vero che ha telefonato alla moglie, durante il lavoro, per dirle che si sentiva meglio. La moglie, presente al controllo, dice che si era molto spaventata, perché il marito non telefonava mai a casa durante il lavoro, e tutta prima lei aveva temuto che fosse successa una disgrazia.

Ha ancora paura di morire, cosa che gli viene scatenata dal sentir parlare di morte o di morti.

Come prima, si sente meglio al mattino e quando non va a lavorare. Dice di ricercare il cioccolato come prima, ma, secondo la moglie, ne mangia di meno. Ricorda di più i sogni, e si alza sempre bene. Le astenie improvvise si sono ridotte. Ha ridotto il pensiero intrusivo, ma ora esso non è più fluttuante, bensì focalizzato, specie sui pensieri di morte. Sono scomparse le idee di suicidio. Non ha più avuto sensazioni di svenimento, e la tachicardia no è più stata avvertita.

Ancora intollerante al rumore e alla confusione. Di notte continua a parlare, anche se sente di riposare meglio. Sono scomparse le coliche e le diarree e si è ridotta l'iperidrosi palmare. E' meno svogliato. Facies più rilassata con scomparsa quasi totale dei brufoli. I capelli sono ancora grassi. L'attività sessuale è migliorata e più frequente, cosa asserita anche dalla moglie.

A ripreso a giocare meglio a calcio, come confermato dall'allenatore. Ha meno paura di morire. Verso sera si sente teso, anche nei muscoli.

Variazioni terapeutiche (a dosi giornaliere, per via orale): Sospeso bromazepam e sostituito con diazepam 2 mg; carbamazepina 200 mg.

 

Prima decade di aprile 2007: Secondo controllo. Di fatto sostiene che non è migliorato, ma interrogato in maniera più precisa ammette che gli episodi sono meno frequenti rispetto al controllo precedente, anche se hanno la stessa intensità.

La moglie, presente alla visita, dice che secondo lei è molto migliorato, cosa che confermano anche i genitori di lui. Quando però ha un episodio critico, dimentica totalmente i miglioramenti ottenuti, che sono come cancellati, o non possono essere rievocati. Il ricordargli i giorni di benessere in quel momento non serve a nulla.

E' come se la situazione di malessere eliminasse totalmente la possibilità di pensare il dato opposto. Avendo discusso questo fenomeno durante la visita, si dice consapevole che avviene esattamente in questo modo.

 

Prima decade di luglio 2007, terzo controllo. Va molto meglio rispetto ai mesi precedenti. E' meno depresso e ha meno pensiero intrusivo. E' più attivo e più disponibile a giocare con il figlio. E' più tranquillo. Non parla più nel sonno. Mangia in maniera più regolare. Se la prende quando sente notizie cattive. Se sente una notizia cattiva, gli viene da pensarci per 4-5 giorni. Lavorando di meno (9 ore al giorno) si sente meglio. Ha smesso di lavorare di sabato. E' un po' meno fiacco. Se la prende meno a sentire parole negative. E' diventato più socievole e più partecipativo. Si considera migliorato al 50%. Ora riesce a stare con i bambini. Il lavoro gli riesce meglio. A giorni è irritabile e reattivo. Ha acquisito maggiore capacità critica [miglior utilizzo dell'emisfero cerebrale di sinistra?]. Ora riesce a sorridere.

Terapia aggiornata (a dosi giornaliere, per via orale): Carbamazepina 300 mg; piridossina 76 mg; glutammina 250 mg; fluoxetina 20 mg; 5-idrossitriptofano 50 mg; amitriptilina 10 mg + perfenazina 2 mg; diazepam 4 mg.

 

Discussione.

Come detto nell'introduzione, il fenomeno non è raro, anche se nella mia quasi quarantennale pratica psichiatrica, mi sembra di averne incontrato, in tutto, quattro casi compreso questo. Devo dire che gli altri tre erano di donne. Il fatto che si presentino sempre allo stesso modo, è un possibile indizio di una loro specificità e forse autonomia psicopatologica.

Sicuramente qui c'è un aspetto fobico, ma di certo la paura non riguarda un oggetto esterno, come di solito avviene, ma un oggetto interno costituito da propri "cattivi" pensieri. Di fatto, se non completamente, in massima prevalenza questa fobia è secondaria, legata al ripresentarsi di particolari contenuti del pensiero, e al timore di non riuscire a dominarli o anche solo a scacciarli dalla mente. Poiché questi contenuti negativi del pensiero non sono continui, ma ad intervalli, sembrerebbe esistere qualcosa di simile allo spegnersi (o all'accendersi) di un interruttore, se mi è consentita questa similitudine un po' grossolana.

Nelle ragioni che hanno spinto questo giovane uomo a chiedere una consultazione ("Ha paura di strangolare il figlio, ha paura di morire, ha idee di suicidio, e teme di star diventando pazzo.") due esse sono possibili evenienze ("... ha paura di morire,... e teme di star diventando pazzo") mentre le rimanenti due ("Ha paura di strangolare il figlio, ... ha idee di suicidio") implicano una distorsione della propria volontà, che potrebbe portarlo ad agire contro le attuali convinzioni.

L'aspetto ossessivo è dato dalla insorgenza involontaria e ripetuta di questi "cattivi" pensieri, riconosciuti come estranei al proprio sentire, insorgenza sconvolgente perché porterebbe a presupporre la coesistenza di una doppia personalità, la seconda delle quali "invitante" a far del male, al figlio piccolo o a se stesso.

Già nell'ambito del tentare una comprensione più adeguata del raptus, avevo scritto (Cocchi, 2003): "Omicidi "incomprensibili" e raptus trovano maggiori possibilità di spiegazione se alla usuali linee interpretative della psicologia e della psichiatria forense si aggiungono gli apporti della neuropsicopatologia e della neurochimica nell'ambito delle reazioni di stress, del pensiero intrusivo e della inversione di dominanza emisferica, specie emotiva."

In un mio precedente articolo, volto a tentare una spiegazione del "male" (Cocchi, 2005) avevo scritto:

"Premesso che il male esiste, e che la sua interpretazione simbolica non è compito di questo testo, si può concludere:

- in condizione di prevalenza temporanea della dominanza emisferica opposta, si può avere l'emergenza di pensieri cattivi, sentiti come estranei, nei confronti di persone a cui si vuole bene;

- circa il 20% di persone hanno una prevalenza dell'emisfero non dominante, almeno per certe funzioni;

- stress esterno o interno possono indurre disturbi della dominanza emisferica, anche in persone che in precedenza avevano una dominanza emisferica normale;

- il fare del male potrebbe trovare in se la sua giustificazione come meccanismo di ricompensa (reward) come avviene in certi spammer di virus informatici;

- non è certo che male e disturbi della dominanza emisferica siano sempre correlati. Di sicuro lo sono in un certo numero di casi;

- nelle sette di tipo satanista l'opposto, che sembra diventare una scelta di tipo ideologico, potrebbe avere alla sua base una dominanza emisferica inversa, almeno per certe funzioni.

Il suggerire una base neuropsicologica in certe forme di male è solo un tentativo parziale per una sua migliore comprensione."

Nella storia clinica di questo giovane uomo sono stati trovati sintomi di stress, sintomi depressivi e probabili sintomi di dominanza emisferica disturbata, almeno per alcune funzioni.

L'idea di far del male non viene però accettata, ma respinta, sia pur con qualche difficoltà.

A questo proposito l'aspetto compulsivo diventa di notevole interesse. Il bisogno di mettere le mani attorno al collo del figlio, è soltanto il mezzo per dimostrare a se stesso di avere ancora il controllo della volontà o è tale in cui c'è sì questa funzione, ma anche qualcosa di diverso. Non è facile dare una risposta sicura. La volontà, per quanto tentata, funziona male per sopprimere i pensieri negativi. Di fatto il paziente sembra non avere scelta: deve passare attraverso questo gesto per aver temporaneamente pace. Se il figlio non è presente, e il gesto non può essere messo in pratica, il pensiero intrusivo relativo può essere soppresso con maggiore fatica.

Nella storia pregressa di questa persona c'è una nascita in seguito a taglio cesareo, come fattore di rischio, e comportamenti depressivi-introversi in età infantile.

Altro elemento da considerare, anche se per ora non si sa quale peso attribuirgli, è il fatto che si alza bene e sta male man mano che lavora. Al sabato e alla domenica, giorni in cui non lavora, è meno afflitto da questi "pensieri cattivi".

L'intervento farmacoterapico progressivamente affinato e una migliore distribuzione dell'impegno di lavoro hanno avuto conseguenze interessanti e di conferma.

 "Lavorando di meno (9 ore al giorno) si sente meglio. Ha smesso di lavorare di sabato." E' indubbio che la situazione di stress e tutti gli altri eventi morbosi ( a cascata, in questo individuo, come particolare unità psicofisica) ne hanno beneficiato Ho ragione di credere che non fosse questa la soluzione di tutti i suoi problemi, e che il miglioramento di alcuni di essi (parlare nel sonno, depressione primaria, pensiero intrusivo, idee di morte) può essere soltanto attribuito all'intervento dei farmaci. Da notare il mutamento positivo di alcune caratteristiche di personalità.

Era ed è un individuo fragile, che si stava trascinando una sua fragilità dalla prima infanzia, intesa almeno come ridotta soglia allo stress. A un certo punto, con il passare degli anni, e l'aumento degli impegni familiari e lavorativi, l'organismo non ce l'ha più fatta controllare la situazione, ed è avvenuto un crollo psicofisico con caratteristiche piuttosto inusuali.

Diminuita l'intensità dello stress lavorativo e elevata la soglia di tolleranza allo stress, il risultato, sembra già molto positivo. E' probabile però, che la terapia in corso sia solo una terapia sostitutiva e non curativa, se la caduta a zero della plasticità cerebrale, al momento della pubertà, corrisponde ad un dato certo.

 

Conclusioni.

L'insorgenza ossessiva del pensiero di strangolare il figlio di due anni, in un uomo di 27 anni, è stata considerata come collegata a disturbi della dominanza emisferica, con emergenza di contenuti negativi "cattivi". Il mettere le mani attorno al collo del bambino, come per convincersi di essere in grado di evitare di passare all'atto, è un aspetto compulsivo con spiegazione razionalizzata.

Per quanto siano stati previsti casi simili, e classificati nel DSM-IV nell'ambito del disturbo ossessivo-compulsivo, questo tipo di disturbo sembra avere una sua autonomia, almeno per il contenuto, che si vale solo di stimoli a genesi interna. L'aspetto fobico, molto presente, sembra quasi esclusivamente secondario alla sensazione di estraneità personale, ed potrebbe essere indice di molta difficoltà nel controllo razionale della situazione.

Un intervento farmacoterapico affinato e la riduzione dell'impegno lavorativo, a 8 mesi di distanza sembrano dare risultati positivi, e di conferma delle ipotesi psicopatologiche avanzate

 

Bibliografia:

Am. Psychiat. Ass. DSM-IV. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. (traduzione italiana), Masson spa, Milano 1995

Cocchi R. Dominanza emisferica imperfetta e comportamenti cognitivi: Considerazioni speculative Riv. It. Disturbo Intellet. 1994, 7: 55-61. <www.reversebrain.net/domin1-it.htm>

Cocchi R. Il test "Dimmi il contrario del Rosso" in tossicodipendenti e in persone normali. 2002, <www.reversebrain.net/domin5-it.htm>

Cocchi R. Il test "Qual'è il contrario del colore Rosso" in 325 pazienti ambulatoriali, 2003, <www.reversebrain.net/domin11-it.htm>

Cocchi R. Dall' omicidio "incomprensibile" fino al raptus: mistero o quadro di riferimento incompleto? Lo Spallanzani, 2003, 17: 82-88. <www.reversebrain.net/domin15-it.htm>

Cocchi R. Improvvisi brevi episodi di colorazione verde dell'intero campo visivo, persistenti dopo sei mesi da un trauma cranico. 2004 <www.reveresebrain.net/Case10-it.htm>

Cocchi R.  Il male e il disturbo della dominanza emisferica: Può esserci una relazione? Settembre 2005. <www.reversebrain.net/Domin18-it.htm>

 

Immesso in internet il 10 febbraio 2007; Copyright by Renato Cocchi, 2007.

 

Corrispondenza: dr Renato COCCHI, via Rabbeno, 3

42100 Reggio Emilia (Italy).

renatococchi@libero.it  

 

Testo in inglese

Sintomi di stress

 Modulazione con farmaci delle risposte di stress.

Depressione e stress.

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